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Il cantico degli angeli..

 

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Natale in Piazza San Pietro

 

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Padre Nostro che sei nei...

 

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Nuovo vice assistente...

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Quest’anno, a motivo delle restrizioni in vigore, ci ritroviamo in pochi nella nostra cappella per celebrare insieme la Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, festa a noi particolarmente cara. Riflettiamo sul significato di questa festa alla luce delle letture che abbiamo appena ascoltate.

Nella seconda lettura, San Paolo ci rivela il grande piano di Dio per l’uomo. In Gesù Cristo, dice, Dio «ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà» (Ef 1,4-5). Il progetto di Dio, insiste San Paolo, è un disegno di amore. Dio non impone limiti per contrastare la nostra libertà, non impedisce la nostra crescita, non ci tratta da schiavi e non si presenta come il giudice implacabile, pronto a condannare. Il suo progetto è ben diverso: ci vuole come figli, vuole la nostra santità, desidera che viviamo senza macchia nella sua presenza, vuole che viviamo nella comunità di vita con lui, nell’armonia con lui, con noi stessi, con gli altri, con il mondo. Ci invita ad avere fiducia in lui, ad ascoltare la sua parola, ad accogliere il suo piano di amore.

Purtroppo, secondo il racconto della Genesi, all’inizio dei tempi l’uomo rifiutò il progetto di Dio. Ingannato dal serpente, viene meno la sua fiducia in Dio. Non vuole credere all’amore di Dio e interpreta il divieto di mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male come un limite arbitrario imposto all’esercizio della sua libertà. Disobbedisce al comando divino per diventare egli stesso l’arbitro di ciò che è buono e di ciò che è cattivo. Così, l’uomo tenta di realizzare un progetto opposto a quello di Dio. Questa scelta provoca una rottura. Avendo perso la fiducia in Dio, si nasconde da lui. Dio lo chiama e gli dice: «Dove sei?». L’uomo, cercando di nascondersi da Dio, in realtà si perde. Viene meno la sua fiducia anche negli altri e non esita a dare la colpa alla donna per quanto è accaduto. La donna, a sua volta, dà la colpa al serpente. Nessuno vuole prendere la responsabilità e ognuno attribuisce la colpa ad un altro. Si stabilisce un clima di sospetto e di ostilità. La mancanza di comunione con Dio conduce inevitabilmente alla rottura di comunione tra gli uomini e con il mondo stesso, nonché ad una rottura interiore tra ciò che l’uomo è chiamato ad essere e ciò che fa in concreto.

I discendenti di Adamo e Eva vivono le conseguenze di questa rottura. Ogni uomo è coinvolto nel loro peccato. Il peccato dei primi parenti è un peccato personale che intacca la natura umana in quanto tale. Essi trasmettono a tutti i loro discendenti una natura in condizione decaduta, privata della santità e della giustizia originali. Il «peccato originale» consiste in questo stato di privazione; è chiamato «peccato» in senso analogico: è un peccato «contratto» e non «commesso »; è uno stato, non un atto. A causa della privazione della santità e della giustizia originali, la natura umana, pur non essendo interamente corrotta, è ferita nelle sue proprie forze naturali; è sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, ed è inclinata al peccato. Questa inclinazione è la cosiddetta «concupiscenza». Il sacramento del Battesimo cancella il peccato originale e volge l’uomo verso Dio, ma le conseguenze del peccato originale sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell’uomo e lo provocano al combattimento spirituale (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 404-405).

Infatti, l’uomo è combattuto tra il desiderio di fare il bene e la tendenza di agire in modo egoistico e peccaminoso. San Paolo descrive questo conflitto interiore in termini indimenticabili, che esprimono bene ciò che ogni uomo sperimenta: «Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7,18-19). In realtà, non cerchiamo di fare il male perché è cattivo, ma perché in qualche modo ci sembra attraente, buono sotto un certo aspetto.

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Sarebbe una dichiarazione di libertà nei confronti di Dio, che permetterebbe all’uomo di affermarsi come essere libero. In fondo, a causa della sua mancanza di fiducia, l’uomo non vuole accogliere la chiamata di Dio, non vuole lasciarsi guidare da Dio, non vuole fare della propria vita un dono di se stesso a Dio. Però, il male non rende l’uomo felice, non lo rende libero. In realtà, come diceva Papa Benedetto XVI, il male «non innalza l’uomo, ma lo abbassa e lo umilia, non lo rende più grande, più puro e più ricco, ma lo danneggia e lo fa diventare più piccolo» (Omelia nella S. Messa per la Solennità dell’Immacolata Conce-zione, 8 dicembre 2005).

Malgrado il peccato dei progenitori dell’umanità, Dio non abbandona l’uomo. Già nel libro della Genesi, Dio fa una promessa: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15). Questo testo, che la tradizione chiama il «Protovangelo», viene interpretato in riferimento a Gesù, il nuovo Adamo, e a sua madre Maria, la nuova Eva.

Infatti, per realizzare il suo progetto di amore, Dio sceglie una giovane, la vergine Maria, alla quale affida una missione unica, quella di diventare la madre di Gesù. Nel saluto dell’angelo Gabriele, Maria viene chiamata «piena di grazia». Con questa espressione, viene sottolineato che Maria ha ricevuto una grazia unica. Maria viene colmata di grazia da Dio.

Dopo secoli di preghiera, esperienza cristiana e riflessione teologica, alla luce dei testi che abbiamo sentiti, venne progressivamente elaborato il dogma dell’Immacolata Concezione. L’8 dicembre 1854, nella Basilica di San Pietro, Papa Pio IX definì solennemente questo dogma di fede, che espresse in questi termini: «la beatissima vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale» Bolla Ineffabilis Deus, 8 dicembre 1854).

Fin dal suo concepimento, Maria viene preservata da ogni macchia del peccato. Perciò, non c’è nessun ostacolo

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