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Ripensare l'Europa...

FI1801

Chi non ama il proprio...

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Operazione S.Gennaro...

A questa uniforme che, come detto, costituiva, con le sue diverse tenute l’uniforme base della Guardia Palatina d’Onore, se ne aggiungevano altre che erano utilizzate nell’ambito di particolari attribuzioni ed incarichi.

L’uniforme cosiddetta tuta e boina era costituita da una tuta di panno grigio con le mostrine amaranto sulle quali era applicato l’emblema della Guardia in ottone; il copricapo era la boina(o basco), elemento già usato precedentemente dalla Guardia in occasione delle esercitazioni addestrative; questa divisa era completata da cinturone, porta baionetta e giberna; l’uniforme tuta e boina era indossata dagli Allievi (le Reclute) durante il loro periodo di addestramento militare prima di essere ammessi nei ranghi della Guardia e venne anche temporaneamente utilizzata da alcuni Ausiliari arruolati durante il periodo bellico, 1943-1944.

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I membri della banda musicale avevano le frange delle spalline alternate di rosso e oro; il pennacchio dell’uniforme di galaera bicolore: rosso nella parte inferiore e bianco in quella superiore; i Tamburini, il Sergente Capotamburo e il Tamburo Maggiore ornavano la tunica con la pettina amaranto con bottoni e alamari dorati.

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Gli Ufficiali Medici, nell’uniforme di gala, sostituivano il chepì con la feluca guarnita da ampie piume bianche spioventi; gli ornamenti del colletto e dei paramani erano costituiti da ricami floreali in filo d’oro, posti su supporti di velluto amaranto, in luogo dei semplici alamari degli altri Ufficiali; tali ornamenti erano eredità dei medici dell’Esercito Pontificio.

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Per meglio distinguere i gradi, le attribuzioni e le competenze in seno al Corpo, l’uniforme poteva ulteriormente differenziarsi con l’aggiunta o la modifica di uno o più particolari; ad esempio, il

copricapo del Comandante, nelle occasioni normali, era la feluca, mentre in quelle solenni era il chepì con l’aigrette(o asprit); i distintivi di grado degli Ufficiali erano costituiti da stelle a sei punte applicate sulle spalline o sulle controspalline; gli Ufficiali Superiori potevano indossare gli speroni; gli Aiutanti Maggiori, oltre agli speroni come gli Ufficiali Superiori, avevano, come segno distintivo, una striscia dorata all’orlo del bavero; l’Aiutante Sottufficiale, che di solito svolgeva il compito di Alfiere, portava il pennacchio bicolore: giallo nella parte superiore e bianco in quella inferiore; i gradi dei Sergenti e dei Caporali erano costituiti da strisce dorate poste al disopra dei paramani.

Infine, il Gruppo Ragazzi, creato nel 1948, ebbe inizialmente una uniforme composta da un giubbino e da pantaloni corti di panno grigio e boinadello stesso colore; una tenuta che molto ricorda, seppure adattata, la già menzionata uniforme cosiddetta tuta e boina; successivamente, nel 1950, in occasione delle celebrazioni per il centenario di fondazione della Guardia, questa uniforme (che comunque rimase sempre in uso come divisa provvisoria) venne sostituita con una vera divisa composta da pantaloni (questa volta lunghi!) e da un giubbino dei colori dell’uniforme delle Guardie; il giubbino era completato sul davanti da una pettina di panno amaranto con due file laterali di sei bottoni dorati, mentre al colletto erano applicati gli emblemi del Corpo in ottone; il copricapo era costituito da una bustina amaranto di tipo spagnolo con fiocchetto dorato pendente sul davanti; una curiosità: diversamente dall’uniforme delle Guardie, quella dei Ragazzi, a causa della loro crescita costante, doveva essere sostituita quasi ogni anno.

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Per completezza di trattazione, infine, si ricorda che, al fine di assicurare la conservazione e la manutenzione delle uniformi, queste, a fine servizio, venivano riposte nei “credenzini” del Quartiere; a tale fine, tra il personale retribuito, risultavano assunti alcuni inservienti detti “quartiglieri”, che avevano il compito di curare le uniformi, attendere alla pulizia delle camerate e degli altri locali del Quartiere e, in tempi più antichi, avevano anche l’incarico di recapitare gli “intimi di servizio” agli interessati.

Giulio Salomone

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