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ziamento della Vergine a Dio per la visita di Santa Elisabetta, riscontrabile nel Magnificat (Luca, 1,46 ss.).
Della Vergine è sottolineato il fatto che essa è “gratia plena”, in grado di soddisfare ogni giusta richiesta che provenga da un cuore onesto, rafforzando dunque i tratti che la caratterizzano: la misericordia, la pietà, la
magnificenza.

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La preghiera assume quindi, in questo momento di drammatica ricerca ed intuizione della verità, un elemento ed un requisito essenziale: l’implorazione rivolta da San Bernardo, di prestare l’aiuto della Santa Vergine in favore di Dante, giunto fin lì dalla profondità dell’inferno, con la missione di riferire al mondo la sua visione; la preghiera permetterà di fare in modo che la visione rivelativa del Divino non sia letale ai sensi mortali del poeta, così che egli possa scriverne e lasciare alla “futura gente” una semplice percezione dello splendore divino che potrà per un breve istante contemplare. Tutti i beati quindi si uniscono alla implorazione di San Bernardo unendo le mani in pre-

ghiera, per cui si esprime ancora con grande enfasi, che la preghiera non è solo un fenomeno individuale, ma la sua forza trae alimento dal concetto di riunione ed unione di tanti: nei versi di Dante, tutti gli sguardi dell’Empireo sono rivolti a lui, in procinto di fissare con sguardo “mortale” la mente di Dio; la preghiera è il momento intimo e condiviso che crea l’unione vera tra uomo e Dio e che al tempo stesso consente di delineare la strada verso la visione dell’ amore e del perdono.
Nel canto finale della Divina Commedia questo momento crea un’atmosfera di vera attesa che, in un certo senso è protratta per tutto il Canto e che troverà il suo senso nei versi finali, con la suprema intuizione elargita a Dante dall’Altissimo.
A definire e rafforzare l’elemento esoterico e mistico del momento decritto dai versi del poeta, vediamo come l'intercessione della Vergine non viene manifestata con alcun gesto tangibile: la “Virgo fidelis” si limita a tenere il suo sguardo fisso in quello dell’oratore per poi indirizzarlo nella luce di Dio, nella quale nessun’altra creatura può internarsi tanto in profondità, definendo ulteriormente la figura di Maria come “umile e alta più che creatura”, il che spiega anche la posizione di assoluto privilegio che occupa all’interno della rosa celeste.
La preghiera è presente in maniera evidente in tutte le cantiche del poema, diventando elemento genetico del viaggio che il poeta compie.
La trasformazione “alchemica” che la Divina Commedia esprime è sublimata e realizzata per mezzo della preghiera: se la scienza esoterica dell’alchimia nel Medioevo prometteva la trasformazione del ferro in oro, possiamo evidentemente trarre insegnamento dalle metafore presenti nel viaggio spirituale di Dante; il passa-ggio dello spirito umano, dalla durezza e dal buio del ferro, allegori-camente rap-presenta la condizione di peccato, in cui l’uomo vede l’inferno della vita, passando per il cambiamento del metallo all’interno del purgatorio, fino alla trasformazione ed evoluzione del luminoso e puro oro, raffigurazione della purificazione e del rinnovamento dell’anima.
La preghiera quindi assume diverse forme: invocazione dolorosa, disperata e di speranza di essere un faro per uscire dalla notte dell’inferno, diventa poi presa di coscienza e rimozione vera del fardello del peccato, per tramutarsi infine in invocazione profonda e mistica per pote contemplare il divino.
Pregare, nell’immaginario dantesco, significa quindi soffrire, comprendere e ascendere; la preghiera diventa uno stato dell’essere, senza sosta accompagna il viaggio reale e sovrannaturale del poeta, diventando quindi non solo un momento di intima concentrazione e ricerca ma soprattutto paradigma di vita reale.

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