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  Anno XLVI Numero 1 fide constamus avita Gennaio - Aprile 2018

Tuespetrus

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lduest’anno, alla Veglia pasquale, viene letto il racconto di Marco dell’annuncio della Risurrezione di Gesù (Mc 16,1-7). Il testo è assai sorprendente perché non riporta nessun incontro con il Risorto, nessuna apparizione. Da una parte, la situazione sembra molto cupa: si parla di morte, paura e spavento; dall’altra, viene proclamato un messaggio di vita e di speranza: Gesù è risorto! Il lettore viene subito coinvolto e chiamato a decidere se vuole lasciarsi sconfiggere dalla paura o se invece vuole accogliere la buona notizia, diventandone testimone.

Tre donne, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome, motivate dall’affetto che avevano per Gesù, vanno al sepolcro di buon mattino per ungere il suo corpo, secondo le tradizioni rituali ebraiche. Lo cercano ancora nel sepolcro, tra i morti. Si preoccupano per una questione molto pratica: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?».

Immaginiamo la loro sorpresa quando arrivano alla tomba! La pietra, nonostante le sue dimensioni, è già stata fatta rotolare. Il grande ostacolo è superato.

«Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca ed ebbero paura». Il giovane cerca di rassicurarle, dando loro un messaggio del tutto inatteso, un annuncio non di morte, ma di vita: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

Il brano liturgico non riporta la reazione delle donne, che viene descritta, invece, nel versetto seguente del testo biblico: «Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite». A differenza degli altri evangelisti, che insistono sulla testimonianza delle donne, San Marco evoca piuttosto una situazione di grande smarrimento: le donne, anziché recarsi dagli apostoli, restano scosse dalla paura, si danno alla fuga e si chiudono nel silenzio. La reazione delle donne, simile a quella di altri seguaci di Gesù in diverse situazioni descritte nel Vangelo, ci insegna che la paura, il silenzio e la fuga sono sempre in agguato e potrebbero scoraggiare la testimonianza dei credenti e di conseguenza ostacolare gravemente la diffusione del Vangelo.

Di fronte al timore, alla fuga e al silenzio delle donne, l’annuncio della risurrezione resta affidato al lettore, che ormai è coinvolto in prima persona nell’accoglienza del Vangelo e nell’annuncio della Risurrezione. Tolta la pietra pesante, la pietra del dubbio che ostacola l’accesso alla tomba e l’incontro decisivo, il lettore è chiamato ad affidarsi alla parola del giovane, a superare la paura che paralizza il cuore e a diventare, a sua volta, portatore della lieta notizia.

Gesù continua a dirci: «Non abbiate paura!». Al riguardo, commentando il racconto della Risurrezione di Marco, l’allora Cardinale Jorge Mario Bergoglio una volta disse: «In questa notte di vigilia diciamocelo gli uni con gli altri: non avere paura, non temiamo; non evitiamo la certezza che ci impone, non rifiutiamo la speranza. Non optiamo per la sicurezza del sepolcro, in questo caso non vuoto, ma pieno di sporcizia ribelle dei nostri peccati e dell’egoismo. Apriamoci al dono della speranza. Non temiamo la gioia della Risurrezione di Cristo» (Omelia, Vigilia di Pasqua, Buenos Aires, 7 aprile 2012).

Con l’auspicio che tutti possano accogliere nel loro cuore e nella loro vita questo messaggio di speranza, auguro una buona e santa Pasqua!

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