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Tre passi verso il Padre...

 

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Rubrica in famiglia

TestataIncontro
  Anno XLV Numero 2 fide constamus avita Maggio - Agosto 2017

Tuespetrus

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Cari sacerdoti,

cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di celebrare questa Eucaristia in occasione dell’annuale festa dell’Associazione Santi Pietro e Paolo. Saluto i Soci, gli Aspiranti, gli Allievi e i rispettivi familiari e amici. Vorrei cogliere dalla Parola di Dio, che è stata proclamata, alcuni spunti per la comune riflessione.

Nel Vangelo, Gesù incoraggia i suoi discepoli con queste parole: «Non abbiate paura degli uomini. […] Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima» (Mt 10,26). Gesù sa che i suoi apostoli incontreranno opposizioni, e che a volte sarà loro chiesto il sacrificio della vita. Perciò li prepara a non legare il cuore e la sicurezza alle cose che passano, così da non avere paura di chi ce ne vuole privare. Queste parole, che potrebbero sembrarci un po’ poco realistiche, invece sono comprovate dalla testimonianza di tanti cristiani di ogni epoca, anche ai nostri giorni. Penso ad esempio a quei fratelli e sorelle che recentemente in Egitto sono stati uccisi per non aver voluto rinnegare la loro fede. C’è qualcosa di noi che niente e nessuno al mondo può veramente toglierci o danneggiare: l’anima immortale e la testimonianza della nostra coscienza.

San Paolo ci insegna un metodo pratico per vincere le paure.
Nella lettera ai Romani, a un certo punto, egli passa in rassegna tutte le situazioni di pericolo e le cose che hanno minacciato di abbatterlo nella vita: «la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada» (Rom 8, 35 ss). Non si tratta di un elenco convenzionale. Con ognuna di queste parole egli allude a un fatto realmente accadutogli. Guarda quindi tutte queste cose alla luce della grande certezza che Dio lo ama e conclude trionfalmente: «In tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati». Siamo invitati a fare lo stesso. A guardare la nostra vita, presente e passata; a portare a galla le paure che vi si annidano: le tristezze, le minacce, i complessi; quindi a esporre tutto ciò alla luce del pensiero che Dio ci ama, così come siamo. Le paure, sono come i fantasmi: hanno bisogno del buio per agire. Ci sopraffanno se le manteniamo a livello inconscio. Spesso basta portarle alla luce, dar loro un nome, parlarne, perché si dissolvano o si ridimensionino. Impariamo a ripetere con l’Apostolo: “Ma Dio mi ama e tanto basta!”.

Nel suo discorso agli apostoli, Gesù aggiunge: «Abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo» (Mt 10, 28).

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