Home | News | Chi siamo | Dicono di noi | Sezioni |Gruppi |Contatti

Numeri pregressi

 

 

pp0401

La Regina Maria Clementina...

pp0101

Celebrata la festa...

pp0201

SARS2-COV-2...

pp2002

In famiglia...

TestataIncontro
  Anno XLVIII Numero 3 fide constamus avita Settembre-Dicembre 2020

 

p02_02

Quest’anno, a motivo della pandemia del Covid-19 tuttora in corso, siamo chiamati a celebrare Natale in modo diverso. Le Autorità competenti ci esortano ad un comportamento prudente, responsabile e sobrio, per evitare ulteriori impennate del contagio. Saremo quindi costretti a fare diverse rinunce per proteggere noi stessi e gli altri, in particolare, i nostri cari.
Tuttavia, non dobbiamo vivere questo momento solo in termini di sacrifici, accettati più o meno volentieri. Quest’anno, celebreremo Natale nell’intimità delle nostre case, con le persone con cui viviamo e che amiamo in modo particolare. È un’occasione per rinnovare la consapevolezza dell’importanza dei legami familiari che ci formano e sostengono nella vita quotidiana.
È anche un’opportunità per approfondire la nostra comprensione del significato della festa di Natale. Celebriamo la nascita di Gesù Cristo, il Verbo di Dio fatto carne che scelse di abitare in mezzo a noi, il Salvatore che morì e risuscitò per noi, il Figlio di Dio che promise di rimanere sempre con noi.

Nel Vangelo che viene letto nella Messa della notte di Natale ascoltiamo l’annuncio degli angeli ai pastori, che conclude con queste parole: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14). Nel Gloria, che cantiamo poco prima, le parole suonano leggermente diverse: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore».
Con il loro cantico, gli angeli non esprimono un augurio (come se dovessimo intendere «Gloria sia a Dio … pace sia agli uomini») ma dichiarano ciò che è accaduto con la nascita di Gesù. Con la sua nascita, Dio è glorificato e gli uomini ricevono il dono della pace. Questo dono, che Gesù ci porta, è inscindibilmente legato alla glorificazione di Dio. Infatti, come disse Papa Benedetto XVI, «dove non si dà gloria a Dio, dove Egli viene dimenticato o addirittura negato, non c’è neppure pace» (Omelia nella Santa Messa della Notte di Natale, 24 dicembre 2012).Se Dio non viene glorificato, se la luce di Dio si spegne, si spegne anche la dignità dell’uomo e si

apre la strada ad ogni forma di violenza, disprezzo e sfruttamento. «Solo se la luce di Dio brilla sull’uomo e nell’uomo, solo se ogni singolo uomo è voluto, conosciuto e amato da Dio, solo allora, per quanto misera sia la sua situazione, la sua dignità è inviolabile» (ibid.).

p12

Mentre dobbiamo ammettere che vi sono stati casi di uso indebito della religione lunga la storia, è anche vero che «dalla fede in quel Dio che si è fatto uomo sono venute sempre di nuovo forze di riconciliazione e di bontà. Nel buio del peccato e della violenza, questa fede ha inserito un raggio luminoso di pace e di bontà che continua a brillare» (ibid.).

Nella traduzione liturgica del Gloria che conoscevamo, si leggeva: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà». Nella nuova traduzione, invece, si legge: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore». Come spiegare questo cambiamento?
La traduzione «uomini di buona volontà» è basata sulla versione latina della Vulgata: «et in terra pax hominibus bonae voluntatis». L’espressione latina «bonae voluntatis» è una traduzione litterale del termine greco «eudokias», il genitivo di «eudokia», che significa compiacimento, beneplacito, benevolenza. La traduzione «di buona volontà» non rende il senso usuale del termine greco, perché dà

Inizio pagina