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  Anno L Numero 3 fide constamus avita Settembre - Dicembre 2022

 

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Quest’anno abbiamo assistito al graduale allontanarsi della pandemia da Covid, con un conseguente ritorno praticamente alla normalità. Purtroppo, questo anno ha visto anche il ritorno della guerra nel cuore dell’Europa, accompagnata da una grave crisi energetica ed economica che ci colpisce tutti. Mentre il popolo ucraino continua a soffrire e deve affrontare un inverno difficile, nell’Europa occidentale, a causa dell’alta inflazione e dell’aumento dei prezzi, molte famiglie si trovano costrette a dover rinunciare non soltanto al superfluo, ma talvolta anche ad alcune necessità.

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Di fronte a questa situazione, la notizia della nascita del Bambino di Betlemme ci porta un messaggio di speranza. Alla Messa della notte di

Natale ascoltiamo le commoventi parole del profeta Isaia, il quale rivolgeva il suo messaggio ad un popolo che soffriva sotto il dominio dell’invasore assiro: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is 9,1). Isaia annuncia la gioia, la liberazione dall’oppressione e la pace. Come è possibile? “Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre” (Is 9, 5-6).

Questa profezia non fu realizzata ai tempi di Isaia. Sette secoli dopo, con la nascita di Gesù a Betlemme, durante il regno di Cesare Augusto, la promessa di Dio fu adempiuta. Dio tenne fede alla sua promessa, ma in modo sorprendente. Egli non agisce secondo la logica dell’uomo, che mette la sua fiducia nel potere, nelle armi, nella ricchezza. Il suo modo di agire è ben diverso: Dio conquista i cuori attraverso l’umiltà, la fragilità e la debolezza della nascita di questo Bambino, destinato a morire sulla croce. Il Bambino nato nella povertà di Betlemme e messo in una mangiatoia segnala un nuovo inizio. Dà speranza agli ultimi, a quelli che non contano. Ci invita ad aprire i cuori e accogliere Dio che si china verso di noi per farsi prossimo di tutti.

Nel racconto della nascita di Gesù, gli angeli cantano: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,14). La nascita del Bambino è accompagnata dal dono della pace. Non si tratta solo della mera assenza della guerra; significa un mondo in cui gli uomini vivono secondo il disegno di Dio, nella verità e nella pace. Si tratta di un mondo retto dalla fiducia e dalla vera fraternità, un mondo senza paura, senza privazione, senza menzogna, senza falsità.

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