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lqchiusura della cronaca della pluricentenaria struttura militare, è doveroso ricordare le opere di carità praticate dalle Guardie, anche per mettere in evidenza le loro azioni e l’intrinseco valore del gesto, che sarà poi, come vedremo, uno dei fondamentali motivi che spingeranno gli uomini ad entrate a far parte della costituenda Associazione che avrà tra i suoi principali scopi quello della carità e, dove, per quest’opera, sarà costituita un’apposita Sezione.

Daremo, qui, un breve ricordo delle iniziative dei Palatini per alleviare povertà e sofferenze attingendo le informazioni da una nota, redatta dal Presidente dell’Associazione Ss. Pietro e Paolo, dott. Calvino Gasparini.

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Il centro promotore delle opere di carità era la Conferenza di S. Vincenzo de Paoli che, per la prima volta, l’8 novembre 1938, si riunì per iniziativa e sotto la Presidenza del Cappellano Monsignor Amleto Tondini, che diede nuovo impulso alla pastorale ecclesiale all’interno della Guardia Palatina.
La Conferenza, detta di S. Pietro in Vaticano, in un primo momento era costituita da una ventina di partecipanti che si riunivano in Quartiere dopo la Messa domenicale: assistevano otto famiglie, nei dintorni del Vaticano, con aiuti materiali e, settimanalmente, con visite domiciliari.

Al tramonto del 1939, fu costituita una Commissione per la visita ai malati dell’Ospedale di S. Spirito per aiutarli concretamente con fondi raccolti tra gli stessi membri della Commissione. La frequentazione dell’Ospedale fece vedere altri bisogni, si decise quindi di incrementare la distribuzione di
indumenti, di materiale per l’igiene personale e di accrescere il tempo dedicato all’assistenza personale, attenuando così dolorose solitudini.

Nel 1940, iniziò un periodo di particolari disagi, derivanti soprattutto dallo stato di guerra, e che aumenteranno sempre più mostrando nuovi bisogni, per cui fu indispensabile incrementare l’attività della San Vincenzo per far fronte alle nuove necessità. I tempi esigevano sempre di più, fino al drammatico periodo che inizia con l’armistizio del settembre 1943. Le vie di rifornimento si chiusero, divenne raro qualunque genere di prima necessità, per cui l’indigenza dilagò anche nelle classi sociali che avevano goduto, fino ad allora, un relativo benessere.

È il momento in cui l’opera di carità ha bisogno di impegni particolarmente pesanti, la Conferenza della Guardia Palatina affina i suoi metodi nella ricerca di fondi e, in quel periodo, ancor meglio, alla ricerca diretta di beni da distribuire. La prima difficoltà era il reperimento dei beni necessari ad alleviare le sofferenze – inimmaginabili fino ad allora – degli assistiti, divenuti oramai una fitta schiera.

Erano introvabili, inoltre, i mezzi di trasporto e i collegamenti erano complicati dalla sistemazione della Guardia, in parte accantonata in Vaticano e, in parte, in circa venti sedi extraterritoriali sparse in tutto il territorio della Città e di Castelgandolfo.

In quella particolare condizione le iniziative della S. Vincenzo dovettero cercare un nuovo assestamento e cambiare i modi d’intervento, per cui le iniziative, sostenute dal Cappellano e dai suoi stretti collaboratori, tendevano a favorire l’autonomia delle singole sedi. Superato il primo periodo di assestamento, all’inizio del 1944, si trovò già organizzato il distaccamento del complesso del Laterano che, assistito e incoraggiato da Monsignor Giovanni De Paolis, orientò il suo impegno caritativo ad alleviare i disagi degli sfollati dalle zone di guerra e dei bisognosi che si raccoglievano intorno alla Basilica e ai suoi annessi, provenienti dalle periferie e soprattutto dal Tiburtino III, agglomerato urbano di profonda indigenza.

Anche il distaccamento di S. Paolo, con l’assistenza del monaco benedettino don Giuseppe Turbesi, oltre alle normali opere proprie della San Vincenzo, fece la sua parte aprendo una sottoscrizione per aiutare commilitoni in difficoltà (nella foto che segue, del 1944, distaccamento della Guardia Palatina d’Onore – effettivi e ausiliari – nel chiostro della Basilica di S. Paolo).

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Nello stesso periodo, il dramma dei bombardamenti, nelle zone limitrofe alla Villa Papale di Castelgandolfo, ebbe notevoli conseguenze sulle opere caritative del numeroso distaccamento delle Guardie che, oltre agli immediati interventi di soccorso, fece ogni sforzo per provvedere, nei limiti del possibile, quanto era necessario ai numerosi sfollati, anche con mezzi insoliti e geniali, pure se non del tutto convenzionali. Gli interventi, materiali e morali, furono di rilevante impegno per soddisfare ai bisogni del grande numero di profughi, che occuparono ogni angolo della Villa nella quale il Santo Padre li accolse come figli in difficoltà.

Sempre nel periodo bellico, a dimostrare che la carità ha infiniti mezzi di soccorso, nell’ambito della Conferenza, fu presa l’iniziativa di tenere corrispondenza con i Palatini prigionieri di guerra. Si creò così una fitta rete di affetti, desideri e progetti per il futuro, tra Cappellano, Guardie in servizio e Guardie prigioniere in lontane terre, ma tutti con lo sguardo rivolto alla luce di speranza che si diffonde dalla Casa del Padre.

Il periodo in cui più pressanti furono i bisogni, la San Vincenzo non smise mai di contribuire a migliorare le condizioni delle famiglie assistite, cercando di allargare la propria sfera di interventi, così la carità Palatina non badò solamente ai bisogni materiali, ma, in modo nuovo, entrò nelle esigenze dello spirito,

 

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