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– non potevano andare a casa e dormivano lì, dove potevano perché non c’erano letti, all'ospedale! E questo genera speranza.” La difficoltà dell’assistenza è complicata dall’ignoranza sul virus. I membri della famiglia coronaviridae sono stati oggetto di studio per tanti anni, ma il SARS-CoV-2 non è mai stato osservato in precedenza. I medici si sono quindi trovati a svolgere il proprio compito nell'incertezza di una malattia sconosciuta e sprovvisti dei farmaci adatti. Proprio per la mancanza di un trattamento decisivo, i medici si sono spesso trovati costretti a dover scegliere a quali pazienti dare la priorità, sulla base della probabilità di sopravvivenza. Il rapido sviluppo di specifici vaccini ha però rappresentato una speranza non solo per la società, ma anche per il personale medico. Mostrando al corpo umano una versione indebolita del virus, il nostro sistema immune ne memorizzare determinate caratteristiche distintive della superficie molecolare e può così poi riconoscere e neutralizzare la versione naturale e pericolosa. Concettualmente, il vaccino anti Covid19 rappresenta uno strumento di protezione dei poten-

ziali pazienti, ma anche per il personale medico che rischia ogni giorno la propria vita. In questo senso, il vaccino è un farmaco atipico: la vaccinazione non coinvolge solo l’individuo vaccinato, ma anche il resto della sua comunità. Purtroppo, l’accettazione del vaccino nella società moderna è stata messa in dubbio a causa di una diffusa disinformazione o di campagne volutamente fuorvianti, che hanno accentuato i potenziali effetti collaterali dei vaccini moderni. Il nostro compito, come membri della comunità, è di garantire ai nostri fratelli e sorelle la stessa sicurezza che desideriamo per noi stessi. Come dice Papa Francesco: "Io credo che eticamente tutti debbano prendere il vaccino, è un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri". Il passo di Tobia e Raffaele descrive chiaramente come il dono della Medicina non sia limitato all’individuo malato. Con la consulenza di Raffaele, Tobia aiuta la propria famiglia, curando il padre, e stabilisce la base per il suo matrimonio con Sara. Infatti, l'Arcangelo Raffaele (Rafa´el significa “Dio guarisce”) è anche il protettore dell’amore sponsale.

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Domenica 28 febbraio, seconda domenica di Quaresima, si è svolto il ritiro per gli Aspiranti dell’Associazione dei Santi Pietro e Paolo presso la Casa dei Padri Passionisti di Roma al Celio. Il Vangelo del giorno, raccontando la Trasfigurazione del Signore Gesù, sottolineava lo stare con Gesù su un monte in disparte. “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli” (Mc 9, 2). Mi piace questa bella immagine per ricordare il ritiro vissuto.


E’ stato proprio così: siamo saliti sul monte… il colle Celio, siamo stati in disparte, lontano dalle occupazioni e preoccupazioni quotidiane, e abbiamo vissuto un momento intenso di preghiera, riflessione e condivisione. Anche la Casa dei Padri Passionisti ci ha aiutati a meditare, pregare e conoscerci. La splendida giornata di sole invernale ha riscaldato gli

animi e ci ha predisposti a vivere nella luce questo nostro “stare soli” con Gesù. La giornata iniziata intorno alle ore 8,30 è terminata nel pomeriggio verso le ore 16,30 ed è stata scandita dalla preghiera. Abbiamo recitato le Lodi, abbiamo celebrato l’Eucarestia, abbiamo vissuto il momento intenso della pia pratica della Via Crucis. Ci siamo ritrovati a vivere l’Adorazione Eucaristica e la recita dei Vespri. Abbiamo condiviso il pranzo insieme nel refettorio della casa che ci ha ospitati e abbiamo avuto il tempo personale per riflettere. Molto interessanti sono state le due meditazioni di Mons. Joseph Murphy. Il tema trattato è stato quello della speranza cristiana. L’enciclica Spes Salvi di Papa Benedetto XVI è stata alla base delle meditazioni stesse. Diversi anche gli altri spunti che ci sono stati offerti, presi dalla lettera ai Romani, dalla lettera agli Ebrei, da San Tommaso e da S. Agostino.. La speranza cristiana davvero nutre e alimenta il nostro essere cristiani sia nel tempo presente che nel futuro. È virtù e forza che sorregge i nostri passi nel quotidiano. Mai come in questo tempo così incerto e difficile della pandemia abbiamo bisogno di speranza: di una speranza certa, fondata sull’Amore di Dio che in Gesù è morto ed è risorto e così ci ha salvato e ci salva. La speranza cristiana è importante per la vita eterna, cioè per il nostro futuro che è in Dio.
La luce della speranza cristiana è così capace di guidare i nostri passi e di sorreggere la nostra fede e la nostra carità.
Proprio ieri mi è tornata in mente la bella descrizione che il poeta francese Charles Péguy ci ha lasciato sulla speranza cristiana. Egli descrive la speranza come una piccola bambina che avanza fra le due sorelle maggiori: la fede e la carità. Tutti ammirano le due sorelle maggiori e non si accorgono della piccola bambina che è nel mezzo e stringe le mani alle due sorelle (da Il portico del mistero della seconda virtù). Siamo fiduciosi che questo cammino di formazione possa rafforzare la nostra speranza in Dio per poter svolgere al meglio le nostre professioni e il servizio che ci verrà richiesto.

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