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Non abbiate paura...

 

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lduando ero universitario, erano tempi di inquietudine sociale e politica, lessi un libro che mi colpì molto: L’arte di amare, di Erich Fromm. Questo psicologo e filosofo umanista tedesco affermava che: perché l’amore si convertisse in un fenomeno sociale, si dovevano produrre importanti e radicali cambiamenti nella struttura sociale. Solo più tardi ho potuto capire, leggendo le opere di Giovanni Paolo II, che questo cambiamento delle strutture avverrebbe soltanto con la conversione personale, dopo un incontro con Cristo. Come dice il maestro spirituale: “cambiare io perché cambi il mondo”.

Oggi, uniti alla Chiesa universale, iniziamo la Quaresima, in questa Cappella di San Pietro, già sede della Guardia Palatina d’Onore e ora cuore dell‘Associazione Santi Pietro e Paolo, in questo Palazzo Apostolico, dove tutto ci parla di fede, di cultura, di storia e di arte.

L’arte nobilita, eleva alla categoria delle cose sublimi, ci apre alla Trascendenza.

L’affresco, in tre scene, con cui l’artista bresciano Vittorio Trainini (1888- 1969), abbellì questa Cappella nel 1952, raffigura i momenti salienti della vita di San Pietro: la vocazione, la consegna delle chiavi e il martirio. Singolare il fatto che l’autore, nel dare volti ai personaggi affrescati, si ispirò ai volti di molti appartenenti alla suddetta Guardia.

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L’opera, densa di significati allegorici, potrebbe aiutarci a riflettere sul nostro percorso quaresimale. Cristo chiama gli apostoli, come chiama ciascuno di noi, con i nomi propri, ma non tutti ascoltano la sua chiamata. Quello in fondo, continua distratto dalle proprie occupazioni. In alto possiamo contemplare una colomba. È il simbolo dello Spirito che viene su tutti noi, pur lasciandoci la libertà di aderire o meno al Figlio di Dio. L’incontro con il Maestro però non implica la conversione ipso facto; la conversione è un processo, non un evento; san Paolo ha la chiamata, ma dovrà continuare il suo cammino verso Damasco; gli apostoli continueranno ad essere pescatori (adesso di uomini).

Nel quadro centrale, le palme frondose e il palazzo sono le nostre proprie sicurezze a cui dobbiamo rinunciare per seguire

Cristo. Nel centro, l’artista guida lo sguardo dallo spettatore sull’intenso dialogo di Gesù con gli apostoli. Cristo, in mezzo, con i noti colori dell’iconografia bizantina: il blu, che simbolizza la divinità del Figlio di Dio, e il rosso, che simbolizza il sangue del sacrificio. Pietro, inginocchiato sopra una roccia, davanti a Cristo, è il simbolo della Chiesa nell’atto della conversione che spinge alla missione, tra le pecore (bianche e nere), tra i cactus e le pietre. Là è dove dobbiamo andare noi. Gesù, con una mano, gli consegna le chiavi e, con l’altra, indica la meta della conversione: il cielo. Qui sta la Chiesa mediatrice tra divino e umano. Gli autori, lungo la storia, hanno interpretato il passaggio evangelico di Matteo (16,13-20) “tutto ciò che legherai…tutto ciò che scioglierai…” con due chiavi di cui, sia nell’iconografica pittorica che in quella scultorea, una è d’oro, o dorata, o gialla, e l’altra d’argento, o argentata, o bianca. L’oro significa il cielo, mentre l’argento la terra. E da qui i colori della bandiera vaticana: bianco e giallo, che ci ricordano la nostra missione a convertirci personalmente per aiutare gli altri a convertirsi. Alcuni apostoli guardano verso il Cristo, altri verso Pietro, altri verso il cielo. Giuda, invece, indifferente alla chiamata alla conversione, guarda soltanto verso la sua borsa.

La terza scena ci mostra il martirio di Pietro. La barba nera, ora bianca, parla di un lungo cammino di conversione, che passando necessariamente per la croce, porta alla vita nuova simboleggiata nella luce del paradiso che si apre all’apostolo.

Ecco il nostro cammino di conversione attraverso il deserto della vita. Un deserto non come luogo geografico, ma teologico. Cambiare io perché il mondo cambi.

Cambiare il modo di pregare. Preghiamo intensamente in questi 40 giorni, gli uni per gli altri; preghiamo per tutti coloro che formano questo gruppo di lavoro, questa piccola comunità, questa II Sezione; a volte si sentono dei commenti ingiusti, delle critiche fuori luogo, delle dicerie pesanti, ma poche volte si sentono preghiere per le varie necessità personali, per le nostre famiglie e per le nostre Istituzioni di appartenenza.

Facciamo l’elemosina; anche tra noi, facciamo l’elemosina spirituale: il sorriso, l’affabilità, la cordialità, lo spirito di servizio, le buone maniere. In questa Quaresima, guardiamo gli altri con gli

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