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Festa della misericordia..

 

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Gratuitamente avete...

 

 

 

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ldel film Se non avessi l’Amore (1991), il regista Leandro Castellani propone la sua interpretazione di un dialogo tra il beato Pier Giorgio e suo padre, riguardo il complesso rapporto tra Fede e Vita: «Ho saputo che hai preso la tessera del Partito Popolare» disse Alfredo Frassati al figlio mentre passeggiavano nella tenuta di famiglia. Pier Giorgio annuì: «Per gli uomini liberi e forti, ha detto don Sturzo! Spero di essere libero. Non so se sono forte…». «Sono un liberale proprio perché amo la libertà!» replicò prontamente Alfredo. «Il liberalismo ha lottato sin dai tempi della Rivoluzione Francese per dimostrare che la politica è il luogo della ragione dell’uomo! Dio non c’entra. Se c’è egli abita nei cieli, o se vuoi nel cuore dell’uomo. I cieli sono suoi, il cuore è suo, ma la terra, il cervello, sono nostri!». «No, papà. La Fede investe la totalità della vita. Vorrei che Cristo fosse presente nella scuola, nella società, nella politica, nel sindacato, nelle fabbriche, ovunque! Nel cuore, come nell’impegno sociale o politico, sono di Cristo».

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Così il giovane Pier Giorgio era solito esprimere il suo credo programmatico, donando tutto sé stesso all’adempimento del progetto di Dio.

Pier Giorgio Frassati (1901-1925) nacque in una famiglia dell’alta borghesia piemontese. Suo padre, Alfredo, fu strettamente coinvolto nello scenario sociopolitico dell’epoca, dapprima come direttore del quotidiano “La Stampa” e, successivamente, come Senatore del Regno d’Italia e Ambasciatore d’Italia a Berlino; un uomo dagli
alti valori morali, secondo la tradizione laico-liberale dell’epoca, ma non credente. Alfredo vedeva in suo figlio un erede, desiderando, come molti genitori, che intraprendesse una fiorente carriera. La Grazia, però, si manifesta in modo imprevedibile e Pier Giorgio la accolse nel suo cuore: durante la crescita si avvicinò sempre di più ai poveri e agli emarginati di Torino, nonostante l’ostilità dei genitori. Trascorreva intere giornate a consegnare beni di prima necessità agli indigenti, guadagnandosi il soprannome di “facchino degli sfruttati”. La testimonianza di Pier Giorgio coinvolgeva anche il suo gruppo di amici, la “Società dei Tipi Loschi”, nella quale condivideva i momenti di svago, la passione per l’alpinismo, ma anche la preghiera e l’impegno caritativo. Perfino nella scelta degli studi universitari, Pier Giorgio si mantiene fedele alla sua vocazione missionaria: si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria Meccanica, con indirizzo al settore minerario, per essere – come diceva – “povero, come tutti i poveri”. Partecipò inoltre alle attività della FUCI e
all’Azione Cattolica, seguendo il modello di don Luigi Sturzo.

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Nella spiritualità di Pier Giorgio, “Vivere, e non vivacchiare” significa realizzare il Regno dei Cieli sulla terra in ogni contesto sociale e privato, avendo Cristo come punto di riferimento. La centralità della Fede è un valore che il cristiano della società contemporanea è chiamato a riscoprire: i mezzi tecnologici e le certezze scientifiche di cui disponiamo hanno determinato un’evoluzione della società certamente positiva, ma ciò spesso conduce alla presunzione di poter fare a meno dell’amore di Dio. È così che l’ambito religioso si scinde dal vissuto sociale quotidiano, proprio come pensava Alfredo Frassati. La Fede, però, porta frutto solo se testimoniata con le opere. Il Beato Pier Giorgio ci illumina la via con il suo esempio: il suo carisma missionario si esprimeva al meglio nella collettività, quando spingeva altri ragazzi a vivere la Chiesa attraverso l’impegno sociale. Al bando, dunque, ogni timidezza nella Fede! Il giovane Frassati camminava per le strade di Torino pregando il Santo Rosario, senza timore di essere giudicato. Alcuni coetanei gli chiedevano se fosse diventato bigotto, ma la risposta di Pier Giorgio era sempre chiara e risoluta: “No. Sono rimasto cristiano!”. Riusciamo anche noi a professare in pienezza la nostra Fede, senza paura, senza lasciarci influenzare dal giudizio della società?

Recentemente, nella sede dell’Associazione è stato affisso un nuovo quadro del Beato piemontese, opera dell’artista Simone Berti. Nel dipinto, Pier Giorgio si staglia sul villaggio di Pollone, luogo di origine della sua famiglia. Nella vita, aveva sempre preferito l’ultimo posto, ma ora la sua figura troneggia sul borgo, come a voler custodire la società tutta nell’Amore di Cristo. Il corpo del Beato emerge dal profilo delle montagne, le stesse montagne che aveva tanto amato, simbolo del suo vivere “Verso l’Alto”. Lo sguardo di Pier Giorgio è sereno, pago della gioia del Signore; sembra osservarci mentre saliamo le scale per la sala conferenze associativa, quasi a volerci ricordare: “Anche tu sei di Cristo?”

Andrea Taloni

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