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La preghiera per il papa...

 

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Foto Filippo Caponi

lduando dalla Basilica di San Pietro si scende al livello inferiore per visitare le Grotte Vaticane, attraversato il corridoio centrale e superata la tomba di San Pietro, si entra nella navata laterale e subito sulla destra si scorge un sarcofago di grande semplicità con il seguente epigrafe:

CAROLA
CYPRI REGINA
MCDLXXXVII

Pochi però conoscono la storia di questa sovrana di fede cattolica, se pur tumulata di fronte alla più nota Regina Cristina di Svezia. La Regina Carlotta di Cipro spodestata dal fratellastro Giacomo, giunse esule a Roma nel 1475 e fu ospite di Papa Sisto IV. Venne ammessa tra i membri della Confraternita di Santo Spirito in Sassia nel 1478 e alla sua morte, avvenuta il 16 luglio 1487, all’età di quarantatré anni, venne sepolta per volere di papa Innocenzo VIII, nell’antica Basilica di San Pietro in una tomba a terra nei pressi del presbiterio. Successivamente, con la costruzione della nuova Basilica, il pavimento originario divenne il pavimento delle Grotte Vaticane ed il sepolcro della regina Carlotta fu traslato nella posizione attuale a seguito della scoperta della necropoli.

Carlotta di Lusignano, appartenente ad una casata nobiliare originaria della Francia occidentale, fu Regina di Cipro in un periodo molto travagliato della storia dell’isola. Il Regno di Cipro ebbe origine nel 1191, allorquando Riccardo I d’Inghilterra, detto Riccardo Cuor di Leone, conquistò l’isola durante la Terza Crociata, strappandola ad Isacco Comneno, il governatore locale dell’impero bizantino che si era autoproclamato imperatore nel 1184. La famiglia dei Comneni ebbe un ruolo molto importante nell’impero bizantino tanto da formarne una dinastia dall’XI al XII secolo. Re Riccardo, che era ripartito per la Terra Santa a seguito di una rivolta dei ciprioti, si convinse a vendere l’isola ai Cavalieri Templari per la somma di 100.000 bisanti. Venne così introdotta nell’isola la fede cattolica latina in sostituzione di quella ortodossa. Nel giorno di Pasqua del 1192, scoppiò una rivolta e i ciprioti tentarono di uccidere i Templari, loro governanti, ma questi riuscirono a rifugiarsi nella loro roccaforte a Nicosia, riuscendo, successivamente, a mantenere comunque alcune proprietà sull’isola.

Nel frattempo, la Regina ereditaria di Gerusalemme, Sibilla, era morta e l’opposizione verso suo marito, Guido di Lusignano, crebbe notevolmente fino a quando venne privato di ogni diritto sulla Corona di Gerusalemme. A quel punto, Riccardo I offrì a Guido di Lusignano il Regno di Cipro, permettendogli di mantenere una sorta di potere in Oriente, liberandolo nel contempo di un feudo fastidioso. Nel 1194, Guido di Lusignano morì senza alcun erede e suo fratello maggiore, Amalrico, divenne re Almarico I di Cipro, una corona e un titolo che vennero approvati da Enrico VI, imperatore del Sacro Romano Impero.

Dopo un avvicendamento di quattordici sovrani in quasi tre secoli, Carlotta nasce a Nicosia il 28 giugno 1444 dal re di Cipro Giovanni II di Lusignano, sposato in seconde nozze con Elena Paleologa. Carlotta, unica erede legittima, per la morte infantile della sorella Cleopatra, sale al trono alla morte del padre e viene incoronata, il 7 ottobre del 1458, nella chiesa di Santa Sofia di

Nicosia. Fu Regina di Cipro, Regina titolare di Gerusalemme e Armenia e Principessa di Antiochia.

Tenuta a battesimo da Pietro di Lusignano, conte di Tripoli, fu allevata dalle donne greche del seguito materno, così da esprimersi normalmente nella loro lingua e da doversi spesso servire, in seguito, nei suoi continui rapporti con il mondo latino, di un interprete. Cresciuta in un ambiente politicamente torbido, reso instabile dalla debolezza del Re e dall’ambizione della Regina che aveva progressivamente imposto i suoi favoriti, determinando l’affermazione del partito greco, Carlotta fu inevitabilmente al centro degli interessi del partito latino e all’attuazione di questi interessi fu in gran parte subordinata.

Carlotta regnò con saggezza ed equilibrio, meritandosi la stima dei regnanti europei, comprese la corte imperiale germanica e quella bizantina. Dotata di discreto acume e di alto senso della carica, che riteneva aver ricevuto come missione divina direttamente da Dio, incarnò alla perfezione la figura della Domina. Seppe mantenere una costante autonomia del regno, grazie anche ad un’abilità innata nel tessere alleanze all’insegna della distensione.

Lasciò il regno in floride condizioni: attuò una riforma fiscale che riuscì ad individuare, per ogni zona dell’isola, gli indici di ricchezza su cui calcolare l’imponibile d’imposta. Un sistema, all’epoca così innovativo, che venne nei secoli via via perfezionato e ancora oggi risulta essere in uso, permettendo così alla comunità locale una costante entrata fiscale per le necessità dello Stato cipriota.

Di Carlotta, saggisti e poeti scrissero elogi, anche per la sua moderazione nel campo della giustizia, ove profuse energie per un codice penale che garantisse delle pene sicure, ma pur sempre umane e finalizzate al recupero della persona; in questa ottica, la pena di morte venne ritenuta attuabile solo nei confronti dei traditori dello Stato.

Il 4 ottobre 1457 rimase vedova del primo marito, l’infante del Portogallo Giovanni di Coimbra, morto in circostanze misteriose, forse avvelenato. Una nuova proposta di matrimonio partì da Roma, da parte di Papa Callisto III, che avrebbe gradito dare Carlotta in moglie ad un proprio nipote, probabilmente Pier Luigi Borgia. Ma Fra Sulpizio o Salpone, l’agostiniano cipriota inviato a Cipro dal Papa con il segreto incarico, non portò a compimento la sua missione. Carlotta allora sposò, in seconde nozze, il cugino Luigi di Savoia, il cui nome era già stato fatto in occasione delle prime nozze, conte di Ginevra e secondogenito di Ludovico I di Savoia e di Anna di Lusignano, sorella di Giovanni II. Da questo secondo matrimonio nacque un figlio Ugo o Enrico, morto poco dopo il parto, nel luglio 1464.

La casata di Luigi di Savoia aveva promesso di sostenere Carlotta contro le pretese al trono del fratellastro Giacomo, figlio illegittimo di Giovanni II e della sua amante Marietta di Patrasso, ma Giacomo, che si era rifugiato in Egitto alla corte del sultano, nel 1460, con ottanta navi, sbarcò al comando di un distaccamento di mamelucchi e conquistò rapidamente l’isola. Carlotta e il marito furono costretti a ritirarsi nella fortezza di Kyrenia, nella parte nord dell’isola. Da qui, Carlotta intraprese una intensa attività diplomatica per cercare di rientrare in possesso del regno di Cipro.

Nel 1461 si recò in Italia; a Roma incontrò Papa Pio II, poi andò a Firenze e a Bologna, dove incontrò i legati veneziani. Rimase presso la corte sabauda fin oltre la metà del giugno 1462, spostandosi tra le residenze ducali e svolgendo, d’intesa con il duca Amedeo IX, fratello del marito, un’intensa attività diplomatica con l’Ordine dei Cavalieri di Rodi, con la Repubblica di Genova e con il Re d’Aragona, chiedendo loro di fornire aiuti militari e promettendo pagamenti che avrebbero, ancora una volta, gravato sulle finanze sabaude.

In cambio di quanto aveva ricevuto, il 18 giugno 1462 stipulò un atto con i Savoia nel quale, riconoscendosi ampiamente debitrice, ribadiva e ampliava i diritti dei Duchi sabaudi sul Regno di Cipro che, in seguito, dal 1485, si poterono fregiare anche dei titoli di Re di Cipro e di Re di Gerusalemme.

Nell’autunno del 1462 s’imbarcò da Venezia per Rodi dove fu raggiunta dal consorte prima del 23 febbraio del 1463. Con la resa della fortezza di Kyrenia, i due coniugi persero di fatto il trono. Carlotta rimase per diversi anni ospite dell’Ordine dei Cavalieri a Rodi, mentre il marito, sul finire del 1463, fece ritorno in patria.

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