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Con l’avvicinarsi della Pasqua, attendiamo l’arrivo di un momento fondamentale della fede cristiana: la Resurrezione di Gesù. Il percorso di preparazione alla Pasqua, che si sviluppa durante la Quaresima, ci ricorda che il dono di Gesù a noi peccatori inizia con il Suo sacrificio. L'accettazione del proprio destino al punto di donare se stesso permette a Gesù di sconfiggere la morte e al contempo di purificarci dai nostri peccati. Il concetto di sacrificio rimane uno dei pilastri della nostra fede: con il sacrificio della Croce, Gesù ci invita a portare la nostra croce e a seguirlo. Il progressivo sviluppo della pandemia da SARS-CoV-2 ha inesorabilmente logorato la stabilità della società, perlopiù impotente di fronte alla tragedia rappresentata dalle numerose vittime causate dalla malattia e dallo sconvolgimento della normale vita quotidiana. In questa condizione di forte pressione psicologica, siamo stati protetti grazie al costante sacrificio di un ristretto gruppo di “eroi silenziosi”: i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che lottano per proteggerci dalla pandemia in corso. Già a pochi mesi dall'inizio della crisi, Papa Francesco si è rivolto ai medici e infermieri della Lombardia - la regione in quel momento più colpita - con parole di sostegno e grande ammirazione: “Abbiamo sentito più che mai viva la riconoscenza per i medici, gli infermieri e tutti gli operatori sanitari, in prima linea nello svolgimento di un servizio arduo e a volte eroico.
Sono stati segno visibile di umanità che scalda il cuore. Molti di loro si sono ammalati e alcuni purtroppo sono morti, nell’esercizio della professione” (Discorso del Santo Padre Francesco a medici, infermieri e operatori sanitari dalla Lombardia, 20 giugno 2020). Queste parole di ammirazione sono state poi estese a medici e infermieri di tutto il mondo che, nonostante le limitate risorse dei diversi sistemi sanitari, si adoperano ogni giorno per salvare il maggior numero possibile di vite umane.
Questi eroi non si sono limitati a cercare di minimizzare il numero di decessi, ma hanno tentato anche di salvaguardare la dignità umana tramite piccoli gesti di amore: “delle carezze…, anche con il telefonino, collegare quell’anziano che stava per morire con il figlio, con la figlia per congedarli, per vederli l’ultima volta…; piccoli gesti di creatività di amore…”. Medici, infermieri e operatori sanitari sono stati “testimonianza di prossimità e tenerezza”, nonostante il costante pericolo di venire infettati dai pazienti stessi. Papa Francesco considera quindi i medici come angeli, che aiutano i pazienti a ritrovare la salute e li accompagnano “fino alle soglie dell’incontro finale con il Signore”.

La figura del medico viene occasionalmente accennata nella Bibbia, ma un passaggio dell’Antico Testamento fa un riferimento esplicito alla Medicina come importante dono di Dio agli uomini. Nel Libro di Tobia, Tobi, dopo aver perso la vista, manda il figlio Tobia a riscuotere dieci talenti d’argento. Conscio della pericolosità del viaggio, Tobi invoca la protezione di Dio per il figlio.

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Compare poi la figura di Sara, una giovane donna posseduta dal demone Asmodeo, che uccide tutti i mariti della sfortunata durante la prima notte di nozze. Disperata, Sara implora Dio di farla morire per mettere fine alla sua maledizione. Dio accoglie entrambe le preghiere e invia sulla Terra l’Arcangelo Raffaele per aiutare i due fedeli. Sotto mentite spoglie, Raffaele accompagna e consiglia Tobia durante il suo viaggio. Durante una sosta sul fiume Tigri, Tobia viene attaccato da un pesce mostruoso e Raffaele lo aiuta prima a sconfiggerlo, e poi a estrarre il fiele, il cuore ed il fegato dell'animale. Seguendo le istruzioni di Raffaele, Tobia prepara dunque una medicina per liberare Sara (di cui si è nel frattempo innamorato) dal demone che la tormenta, e curare il padre dalla cecità. Tramite Raffaele, Dio concede a Tobia la conoscenza del guaritore terreno e gli permette di usare le risorse della natura (i tessuti del pesce) per aiutare i suoi cari. Seppur nella sua semplicità, la storia di Tobia descrive accuratamente i cardini della figura del medico: la conoscenza della natura e dei rimedi contro i malanni, il coraggio di affrontare un percorso difficile, il sacrificio di se stesso per aiutare il padre in difficoltà e per combattere il demone di Sara. In questi mesi i medici di tutto il mondo ripercorrono lo stesso cammino, affrontando una malattia insidiosa per aiutare il prossimo.
Curare un paziente di Covid19 significa stare vicino ad una potenziale fonte di virus per diversi giorni cercando di curare il paziente per permettergli così poi di far ritorno dai suoi cari. Per questo motivo gli operatori sanitari sono stati fra le prime vittime del virus e continuano tuttora a esporsi all’infezione per svolgere il proprio dovere: “quanti medici e paramedici, infermieri, – ha aggiunto il Pontefice

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