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llo scorso 14 febbraio, molti Soci, presenti per il servizio di accoglienza dei fedeli, in occasione della celebrazione di inizio Quaresima presieduta dal Santo Padre Francesco, hanno manifestato particolare interesse per questo particolare ed insolito rito. In dettaglio, la curiosità dei presenti si è concentrata sul termine utilizzato per definire la cerimonia: “stazione”. Anche nelle “indicazioni” pubblicate dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, laddove sono specificate le istruzioni per la partecipazione al rito, è chiaramente specificato che “nel giorno di inizio della Quaresima avrà luogo una celebrazione, nella forma delle «stazioni» romane, presieduta dal Santo Padre Francesco” e più avanti, dettagliando lo svolgimento dello stesso rito, è aggiunto

che “nella chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, inizierà la liturgia «stazionale» cui farà seguito la processione penitenziale verso la Basilica di Santa Sabina. […] Al termine della processione, nella Basilica di Santa Sabina, avrà luogo la celebrazione della Santa Messa con il rito di benedizione e di imposizione delle ceneri”.

Per soddisfare e chiarire, anche se in termini molto sintetici, questa curiosità, bisogna innanzitutto precisare che trattasi di una pratica molto antica in uso nella Chiesa di Roma, finalizzata alla preparazione dei fedeli alla Pasqua; una preparazione che, in origine, era principalmente rivolta ai catecumeni che avrebbero ricevuto il Battesimo durante la veglia pasquale. Preparazione che, oltre al digiuno, pur sempre considerato un importante esercizio di penitenza, contemplava anche pratiche liturgiche alle quali partecipavano il clero e il popolo e, spesso, anche il Pontefice.

L’uso del termine “stazione”, che può apparire alquanto insolito in una cerimonia religiosa, è stato preso in prestito dall’uso militare romano; la statio era il luogo assegnato ai soldati e dove veniva esercitata la vigilanza (dove veniva montata la guardia); nel senso liturgico, sta ad indicare lo “stare” dei fedeli davanti al Signore; sta a testimoniare il dovere dei cristiani di dedicarsi, con vigilanza e con impegno, alla conversione e alla preghiera, specialmente nel tempo di Quaresima.

Una vigilanza che nel periodo quaresimale si manifesta con la partecipazione quotidiana alle celebrazioni religiose che hanno luogo in una chiesa, detta “stazione” (chiesa stazionale); così, come i soldati, che nella stazione restavano in guardia, il popolo cristiano sosta in una chiesa stazionale per vigilare, come le sentinelle, con un atteggiamento caratterizzato dalla preghiera e dalla penitenza; atteggiamento che non deve essere disgiunto da opere di carità e di misericordia.

La liturgia delle stazioni quaresimali, anche se affermatasi in un contesto religioso e culturale diverso dal nostro, è stata intimamente legata al digiuno e alla preghiera penitenziale che, nella Chiesa romana, fin dai primi secoli, hanno caratterizzato questo periodo dell’anno.

Anche ai tempi nostri, le chiese stazionali sono luoghi dove i fedeli si riuniscono per una sosta di preghiera e per celebrare comunitariamente la Quaresima, che è il tempo più adatto per la penitenza.

Al termine stazione, tra gli altri, fanno cenno Tertulliano, scrittore ecclesiastico della prima metà del III secolo, e San Leone Magno, che nei suoi sermoni allude spesso a questa pratica. Tuttavia, il sostenitore più attento all’esercizio delle stazioni fu San Gregorio Magno che ebbe un ruolo decisivo nella scelta delle chiese e nella definizione della liturgia.

I fedeli si radunavano in una chiesa precedentemente indicata, e dalla quale, dopo la preghiera detta “collecta”, o preghiera dell’adunanza, muovevano processionalmente, al canto delle Litanie dei Santi, verso la chiesa stazionale, dove il rito si concludeva con la celebrazione della Santa Messa.

Il luogo in cui si sarebbe tenuta la celebrazione del giorno successivo (la prossima stazione) veniva annunciato nel corso della celebrazione della funzione stazionale del giorno precedente; solo per la celebrazione delle ceneri era risaputo che la stazione quaresimale sarebbe stata nella chiesa di Santa Sabina.

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