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Rubrica in famiglia

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p1202lil corso di formazione per Aspiranti dell’ormai concluso anno sociale 2016/2017 (il mio primo anno di formazione) mi offre l’occasione – senza alcuna pretesa di esaustività – di redigere una breve riflessione sull’esperienza maturata in questa esaltante realtà.

Sin dall’inizio sono stato entusiasta della proposta di poter impiegare e offrire parte del mio tempo libero al servizio del Santo Padre e della Sede Apostolica e dell’idea di seguire un approfondito percorso di catechesi che avrebbe contribuito a migliorare la mia formazione cristiana.

Nel primo articolo dello Statuto dell’Associazione, così come nella preghiera alla Virgo Fidelis, che ogni domenica recitiamo al termine della Santa Messa celebrata nella Cappella sociale, ho potuto individuare quattro parole chiave: fede, testimonianza, apostolato e fedeltà.

Quattro parole che esprimono la vera essenza dell’essere cristiano e che rappresentano uno stimolo importante per i miei impegni futuri nel Sodalizio.

La catechesi sinora svolta ha pienamente risposto alle mie aspettative, in quanto, grazie alla qualità delle lezioni tenute dagli

Assistenti Spirituali e dai Formatori, hopotuto approfondirediversi argomenti e concetti relativi alla sostanza dell’essere cristiano, alle celebrazioni liturgiche e al significato dei singoli Sacramenti.

Inoltre, già in questo primo anno, ho avuto modo di prestare il mio servizio in due occasioni: a novembre dello scorso anno, nella giornata conclusiva del Giubileo Straordinario della Misericordia e, più recentemente, durante la celebrazione liturgica della Solennità di Pentecoste. Ed è stato proprio durante questi importanti eventi che ho provato l’emozione di trovarmi in una piazza gremita e dove ho potuto osservare la fede sui volti dei pellegrini presenti e vivere insieme a loro la gioia e il desiderio di unità e vicinanza al Signore, al Papa e a tutta la Chiesa.

Sono sempre stato convinto che un cristiano, per vivere la pienezza dell’amore, debba necessariamente impegnarsi in opere di carità e di servizio e l’Associazione mi sta offrendo proprio l’opportunità di mettere in pratica questa mia convinzione.

Ricordo le parole di Papa Francesco che, in un’udienza tenutasi durante l’ultimo Giubileo Straordinario della Misericordia, si soffermò sulle parole di Gesù, dicendo: “«Capite quello che ho fatto per voi? [...] Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri». In questo modo Gesù indica ai suoi discepoli il servizio come la via da percorrere per vivere la fede in Lui e dare testimonianza del suo amore” (Udienza Giubilare del 12 marzo 2016).

Il mio percorso non è ancora finito, ma in me cresce ogni giorno il desiderio di rendere testimonianza, attraverso il servizio, sostenuto dalla fede, dalla preghiera e dalla volontà di Dio.

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llo scorso 6 maggio, noi Aspiranti dell’Associazione, accompagnati dal ViceAssistente Spirituale Mons. Roberto Lucchini e dai Formatori Maurizio Truncale e Giuseppe Delprete, siamo partiti alla volta di Napoli per trascorrere insieme una giornata dedicata alla preghiera, alla cultura e alla convivialità.

Un viaggio che ci è sembrato abbastanza breve dal momento che, dopo lo scambio dei saluti ed una rapida e corroborante sosta all’autogrill, il tempo è volato e brevemente abbiamo potuto raggiungere la meta del nostro pellegrinaggio: la città del sole, della pizza, del Napoli Calcio e dell’immancabile San Gennaro.

Attraversate le vie del centro, ci siamo ritrovati davanti al Duomo per assistere alla celebrazione eucaristica che di lì a poco avrebbe presieduto il Vice-Assistente Spirituale nella Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro.

Non appena varcata la soglia di questa monumentale basilica, siamo rimasti tutti impressionati dalla sua magnificenza e dalla sua regalità. Lo stile gotico e le decorazioni con gli stucchi della fine del Seicento, intervallati da quelli barocchi, i soffitti in legno intagliati e dorati, sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano e donano unicità a questa storica cattedrale.

Entrati nella Cappella per la Santa Messa, con nostra grande sorpresa, ad aspettarci, era lì, sopra l’ambone, proprio San Gennaro. Ovviamente, si trattava del suo busto reliquiario, esposto in occasione della sua prima festa liturgica, in ricordo della traslazione delle sue ossa da Pozzuoli a Capodimonte.

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L’Eucaristia è stata celebrata davanti a un cospicuo gruppo di fedeli e turisti ed il Vangelo di Giovanni, proclamato durante la celebrazione, ha presentato un momento difficile della vita di Gesù, il quale rende noto di essere il pane della vita e afferma che “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna”. Purtroppo molti non comprendono queste parole e le rifiutano, scandalizzandosi della rivelazione di Gesùquando dichiara di essere stato mandato dal Padre per la salvezza del mondo.

Il Cristo è un uomo e qualcuno afferma: “Questa parola è dura. Chi può ascoltarla?” ed è quindi difficile per loro accettare sia le origini divine di Gesù che il mistero eucaristico. Addirittura alcuni discepoli non avendo fede in Lui
lo abbandonano.

“È lo spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono. Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre”.

Le parole di Gesù esprimono in qualche modo la debolezza di noi uomini che pretendiamo di voler capire sempre tutto, ma in verità è solo lo Spirito che può aprirci alla realtà di Dio. Se da una parte quindi c’è lo scandalo manifestato da alcuni discepoli, dall’altra troviamo la fede dei dodici che si realizza nella sincera dichiarazione di Pietro: “Tu solo, Signore, hai parole di vita eterna”.

Una profonda riflessione per tutti e per noi che, alla chiusura del primo anno di formazione, vogliamo seguire l’esempio di Pietro.

Al termine dell’Eucaristia, abbiamo visitato il Museo del Tesoro di San Gennaro dove sono custoditi capolavori di inestimabile valore, reliquie, oggetti preziosi, statue e candelabri che il popolo ha protetto nel corso del tempo.

Questa nostra intensa giornata è proseguita poi con una passeggiata per le vie dell’antico centro di Napoli e con la degustazione di un’ottima pizza e di altri prodotti tipici. Un pellegrinaggio che ci ha consentito di visitare una città piena di storia e di arte, di aver trascorso una giornata di festa, ma soprattutto di aver riportato a casa l’esperienza di un’autentica gioia vissuta in piena unità di intenti e fratellanza.

Ernesto Narciso

 

Foto Maurizio Truncale

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