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Una particolare testimonianza..

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L'Associazione in festa

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Iter Europaeum...

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In famiglia...

 

 

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il Signore aveva deciso. San Giuseppe, e Maria osservavano obbedienti e pazienti anche la Legge degli uomini (circoncisione di Gesù, censimento ed altro).
S. Giuseppe è stato accogliente con coraggio creativo. Egli non è stato passivo, ma nell’eseguire, rispettoso, la volontà del Signore, spesso non comprendendola appieno, ha accettato con devozione il peso che Quegli aveva per lui perché, come ha detto l’apostolo Paolo, “tutto concorre al bene per quelli che amano Dio” (Rm, 8, 28) “anche quello che viene chiamato male” (S. Agostino). Tutti noi, ci ha ricordato Monsignore, cresciamo (soprattutto) nelle difficoltà e nelle prove di ogni giorno; Gesù si rivela “attraverso eventi e persone” e ci invita a far fruttare i doni che ha dato a ciascuno di noi, nessuno escluso. Gesù ci lascia camminare da soli, anche se corriamo il rischio di cadere talvolta. È lo stesso atteggiamento del buon padre verso il figlio bambino quando sta imparando a fare i primi passi: all’inizio il bimbo verrà sorretto, ma poco dopo sarà lasciato a sé e sarà lui stesso a compiere i primi passettini e le prime piccole cadute, solo così crescerà e diventerà forte ed autonomo. S. Giuseppe, carpentiere/falegname, è anche padre lavoratore, come ricorda Leone XIII nella sua Enciclica sociale Rerum novarum. Il lavoro dà dignità all’esistenza di ciascuno (quante volte Papa Francesco lo ha ricordato!) ed è

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importante che Dio stesso, fatto uomo, si è impegnato nel lavoro.
Ancora, S. Giuseppe è padre nell’ombra. Nel nascondimento di S. Giuseppe troviamo davvero il nostro esempio. Il padre è sempre presente (“Giuseppe, nei confronti di Gesù è l’ombra sulla terra del Padre Celeste”, così si esprime lo scrittore polacco Dobraczynski nel libro “L’ombra del Padre”, 1977) ed è responsabile verso il figlio, ma lo fa senza clamore, senza apparire, con tenerezza. Padri si diventa, non si nasce. Talvolta i figli sono orfani di padri perché questi ultimi non si impegnano responsabilmente alla loro crescita . “Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze”… “Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il propriovuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione” … tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta” (cit. Patris corde, p. 26 e 27). Il Monsignore, infine, ricordando la giornata delle vocazioni, ci ha spiegato che anche essere padri è una vocazione perché è dono di se stessi agli altri.

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