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La protezione dei minori..

 

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Io sono di Cristo...

 

Voi costituite...

 

 

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Al riguardo, basti pensare al fenomeno del bullismo e del cyber-bullismo.

La domanda a questo punto è: cosa possiamo fare noi adulti in termini davvero efficaci sul fronte della prevenzione a tutela del minore?

La nostra Associazione, com’è noto, svolge da circa 50 anni servizi di accoglienza e vigilanza durante le celebrazioni pontificie e all’interno della Basilica Vaticana, con frequenza ormai quotidiana. Di conseguenza, può capitare di imbattersi, durante il servizio, in ragazzi e minorenni che magari si sono isolati accidentalmente dal gruppo o dalla famiglia e che chiedono aiuto per potersi ricongiungere ad essi.

In quell’esatto istante, noi diventiamo responsabili di quel minore in tutto e per tutto, finché non lo abbiamo riportato ai propri tutori o alle forze dell’ordine delegate alla pubblica sicurezza. Per questo motivo, da tempo, il Consiglio di Presidenza del nostro Sodalizio ha promosso un progetto di formazione continua dei Soci che si occupa, tra le tante cose, di spiegare le dinamiche del minore e le metodologie comunicative e comportamentali da adottare nelle situazioni sopra descritte.

In realtà, questo progetto è scaturito da una precedente iniziativa, che, nel 2010, riprendendo un’antica tradizione in essere nella Guardia Palatina d’Onore (il “Gruppo Ragazzi”), ha visto la nascita del Gruppo Allievi “Pier Giorgio Frassati”, con il quale si mira a formare i futuri Soci già dal periodo adolescenziale (15-18 anni). Quindi, da quasi 10 anni, ci troviamo a dover affrontare il tema dei minori direttamente in casa nostra, prestando la massima attenzione a garantirne uno sviluppo spirituale, umano e sociale in piena aderenza ai principi cristiani, che sono alla base della nostra vocazione di volontari al servizio del Papa.

Il primo passo che abbiamo compiuto è stato quello di “formare i formatori” sul tema dei minori affinché, nel pieno rispetto dei piani didattici delle singole discipline, ci fosse una piena presa in carico del senso di responsabilità richiesto dalla formazione e dalla gestione di minori in un contesto associativo così ampio

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e complesso. Oggi non possiamo prendere in carico un minore sia in Basilica che in Associazione senza conoscerne e rispettarne tutte le sue caratteristiche peculiari e le eventuali fragilità, con un approccio molto caro alla psicologia che è quello cosiddetto bio-psico-sociale, ossia un contesto tridimensionale che considera l’essere umano nella sua unicità a livello fisico (bio), cognitivo/emotivo (psico) e relazionale (sociale).

Inoltre, non possiamo dimenticare anche gli aspetti normativi dal momento che ci troviamo in uno Stato estero, con un contesto giuridico molto diverso da quello italiano, e che, come annunciato recentemente,

 

verrà presto aggiornato attraverso un “motu proprio” del Sommo Pontefice.

Per usare un termine moderno, utilizzato proprio da Papa Francesco nel suo recente discorso sopra citato, potremmo dire che abbiamo creatouna sorta di “best practice” interna, partendo dagli Allievi per poi esportarla con successo agli Aspiranti e a tutti i Soci. In realtà, non nascondendo una sana punta di orgoglio, tale modello è stato anche esportato presso altri enti a noi vicini che lo hanno preso come modello formativo per i propri fini istituzionali.

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Ritorna, quindi, il tema generale del cosa fare per affrontare il tema in modo tanto radicale quanto più risolutivo possibile.

Sempre il Santo Padre si è posto in prima linea nel proporre soluzioni ad ampio respiro, sostenendo che “È giunta l’ora, pertanto, di collaborare insieme per sradicare tale brutalità dal corpo della nostra umanità, adottando tutte le misure necessarie già in vigore a livello internazionale e a livello ecclesiale. È giunta l’ora di trovare il giusto equilibrio di tutti i valori in gioco e dare direttive uniformi per la Chiesa, evitando i due estremi di un giustizialismo, provocato dal senso di colpa per gli errori passati e dalla pressione del mondo mediatico, e di una autodifesa che non affronta le cause e le conseguenze di questi gravi delitti”.

Questo significa che il metodo migliore per risolvere i problemi non è quello di evitarli o nasconderli, ma di affrontarli in spirito costruttivo, evitando una inutile caccia alle streghe (giustizialismo) e adottando tutte le strategie preventive e curative per ridurre i loro effetti negativi sulla collettività. Per chiudere, vorremmo citare un famoso brano tratto dall’omelia che Papa Francesco ha pronunciato il 25 maggio 2014, durante la Santa

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Messa celebrata nella Piazza della Mangiatoia a Betlemme: “Anche oggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno diagnostico per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero”.

Guido Orsi

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