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La visita di Mons. ...

 

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temporise seguire abbastanza da vicino l’opera di scrittori e pittori che riceve ogni anno in udienza. E verso i quali, in più di un’occasione, ostenta simpatia, apprezzandone le novità, spronati “a che le opere concepite e stese secondo i più raffinati criteri estetici, si propongano sempre un’elevata finalità educativa”. Dicendo amabili parole, chiedendo notizie e formulando discreti suggerimenti e lodi sul lavoro di ciascuno, che abbia il fine di “creare capolavori di bellezza, che sollevino gli spiriti verso Colui che di ogni bellezza è la sorgente prima, anzi unica”.

Di alcuni di essi che tornavano, specialmente se giovani, ricordava di un anno all’altro il nome e la professione artistica alla quale erano avviati. Nella sua tollerante disponibilità non solo accolse, dando voce, ma fece proprie le istanze degli artisti radunati eccezionalmente nella Cappella Sistina, in Vaticano, dietro invito del Papa, il 7 maggio 1964, ai quali rivolse un importante discorso della più ampia apertura, nel quale auspicava, con tanto fervore, “il patto di riconciliazione e di rinascita dell’arte religiosa, in seno alla Chiesa cattolica”. Anche in quella occasione non mancò di sottolineare la peculiarità della presenza degli artisti nel corpo ecclesiale, confermando la sua stima, precisando il suo pensiero sull’arte moderna, in modo che nuovi soggetti, criticamente selezionati, possano figurare degnamente accanto ai capolavori dell’antichità.

E, quando in Italia esplode il terrorismo e il suo amico Aldo Moro viene prima sequestrato e poi ucciso dalle brigate rosse nel marzo 1978, non manca di pregare e di impetrare la salvezza dello statista democristiano. Era stata toccata profondamente la sua vita, prova dispiacere, è visibilmente angosciato, tanto da dare l’impressione di sapere che la sua ora è vicina.

Paolo VI, figura di grande rilievo culturale e profetico, capace di interpretare le nuove sfide che attendono la Chiesa, muore nella semplicità campestre di Castel Gandolfo, la residenza estiva dei Pontefici, il 6 agosto del 1978. Il ponentino di quel malinconico pomeriggio muove e sfoglia continuamente le pagine del Vangelo sopra la bara d’acero, mentre una folla silenziosa partecipa alla Messa di requiem sulla piazza. Quella stessa piazza che ospitò i riti del Papa nuovo a Concilio ripreso, fino al grande rito di chiusura, l’8 dicembre 1965, quando furono annunciati alla folla, sempre sulla piazza, non solo i documenti conciliari, ma anche alcuni messaggi: agli artisti, agli intellettuali, ai responsabili delle nazioni e ai credenti di altre

religioni.

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Eppure, nonostante gli ostacoli, i pregiudizi, al di là della cortina di silenzio addensatasi intorno alla sua persona, Paolo VI oggi appare sulla scena mondiale come uno dei Pontefici più grandi e profetici della storia recente. Il consenso rimane alto anche tra quanti, dentro e fuori la Chiesa, avevano espresso giudizi spesso sommari e superficiali sul suo pontificato.

La decisione di Papa Francesco di elevarlo alla gloria degli altari, annunziandolo al mondo intero, può costituire l’occasione di una nuova valutazione della sua opera e del suo pensiero.

Sicuramente, lui più di tutti, riuscì, tra consensi e dissensi, a sostenere il peso del Concilio che papa Giovanni XXIII aprì l’11 ottobre del 1962, nel segno di un dialogo da ravvivare con tutti i cristiani e con ogni realtà del mondo contemporaneo. Indubbiamente il più storico avvenimento del secolo, ma soprattutto una luminosa “primavera” per la Chiesa, anzi per tutta la società.

Giacomo Cesario

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p1303llo scorso 30 maggio, prima dell’Udienza Generale del mercoledì, il Santo Padre Francesco ha benedetto un ritratto del Beato Piergiorgio Frassati realizzato dall’artista Simone Berti per il Gruppo Allievi dell’Associazione, di cui il Beato è Patrono.

Nella visione dell’artista, Piergiorgio è rappresentato come un ragazzo generoso e forte, che attraverso la fatica dell’amicizia e della montagna, si è messo alla ricerca di ideali alti (per aspera ad astra), e lo ha fatto aggrappandosi alla Roccia che è Cristo. In tal modo, egli stesso è divenuto “roccia” salda nella fede e modello di vita spirituale per i giovani di oggi, che appaiono spesso disorientati e bisognosi di un sostegno autentico nella scalata della vita. Ne è risultato un ritratto fresco, capace di esprimere lo slancio della giovinezza, insieme alla serietà degli ideali e delle scelte che hanno orientato il cammino di fede del Beato.

Alla benedizione erano presenti, insieme ai rappresentanti del Sodalizio (il Presidente Calvino Gasparini, l’Assistente Spirituale Mons. Joseph Murphy, il Vice-Assistente Spirituale Mons. Roberto Lucchini e il Dirigente della Sezione Liturgica e Supervisore del Gruppo Allievi Stefano Milli), l’artista con la moglie e i Signori Gilberto e Rosa Sandretto, che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

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