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lsell’area meridionale della Riserva Naturale Monte Catillo, a pochi passi da Tivoli, un sognatore, un innamorato dei giovani, creò nel 1950 “La Casa del Fanciullo”, ora denominata Fondazione Villaggio Don Bosco. Quell’uomo era don Nello del Raso (1909-1980), un sacerdote salesiano nato nel tiburtino all’inizio del secolo scorso. Seguendo l’orma di San Giovanni Bosco, egli dedicò tutta la sua vita alla gioventù bisognosa del secondo dopoguerra, composta da orfani, ragazzi abbandonati o costretti ad agire in bande di strada per sopravvivere. Nella Tivoli del 1945, in quello che don Nello definì un inferno di fuoco e di rovine, decise di creare un oratorio, dando una nuova prospettiva di vita alle giovani vittime del conflitto mondiale. Nel corso dei decenni successivi, questa realtà si è estesa fino all’attuale Villaggio, oggi diretto da don Benedetto Serafini, che sostituì don Nello dopo il suo ingresso nella casa del Padre.

Domenica 18 febbraio, anche il Gruppo Allievi ha potuto conoscere il Villaggio Don Bosco, grazie alla cordiale accoglienza di don Benedetto e dei suoi ragazzi. La mattinata è iniziata con la celebrazione della Santa Messa, in una piccola cappella immersa nel verde. In questa prima Domenica di Quaresima, l’Assistente Spirituale Mons. Joseph Murphy ci ha spronato ad accogliere nel nostro cuore il monito di Gesù: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,12-15). Credere nel Vangelo, significa vivere la Buona Novella, accogliere con fede l’Amore di Dio per restituirlo con le opere ai fratelli. Questa conversione del cuore ci permette di superare le barriere tra noi e il prossimo, cominciando dalla nostra famiglia, per poi abbracciare l’umanità sofferente: il malato, il povero, l’immigrato.

Il Villaggio Don Bosco, in questo senso, rappresenta un mirabile modello; nella comunità di don Benedetto sono presenti circa cinquanta giovani, di tutte le età ed etnie. A ciascuno viene offerto vitto e alloggio, un percorso d’istruzione per essere avviati al mondo del lavoro e soprattutto il calore di una nuova famiglia, dove crescere insieme. Tutto questo viene realizzato, nonostante le difficoltà economiche, grazie alle generose donazioni di coloro che rimangono colpiti da questa testimonianza di carità. I ragazzi, una volta autonomi, abbandonano il Villaggio, ma non mancano di ritornare spesso a visitare la loro vecchia casa, contribuendo alle esigenze della comunità. La fondazione è diventata negli anni un punto di riferimento, vero motivo d’orgoglio per la città di Tivoli.

A metà mattinata, il Gruppo Allievi si è radunato con i formatori nella Sala Studio del complesso, per un momento di condivisione. Gli Allievi sono stati stimolati ad individuare le differenze tra il loro vissuto e quello dei giovani del Villaggio Don Bosco: da una parte la mancanza di una famiglia,
le ristrettezze economiche, un avvenire più incerto, ma oltre questo, stessi desideri, stesse emozioni, la medesima esigenza di essere amati. Ancora una volta ci riscopriamo fratelli! L’uomo si abitua troppo facilmente agli agi, cadendo nella trappola di un egoismo inconsapevole, per cui non si riesce più a dare valore ai doni che il Signore ci ha fatto, ci si dimentica di quel fratello bisognoso che, pur sembrando distante, è in realtà molto vicino.

Durante il pranzo, generosamente offertoci da don Benedetto, i nostri ragazzi hanno avuto la possibilità di conoscere meglio gli abitanti del Villaggio, in un clima familiare e spontaneo.

Tornando a Roma, portiamo nel cuore l’amore di don Nello che settant’anni fa si donò senza riserve ai giovani. Lo vogliamo ricordare, insieme a don Benedetto, con una sua poesia, in attesa di un prossimo incontro.

Non t’ho donato / la mia carne e il sangue, / ma t’ho dato di più. / Son miei quei tuoi pensieri, quei sogni, quei dolori / che ti fecero uomo. / È mia quell’ansia di / liberi orizzonti / che ti attanaglia; / è mio quel cuore / ribelle all’ingiustizia / e non domo al male. / Con te - me morto - / andrò nel mondo ancora, / non lo scordare, / a regalare il sole. (Il Dono, don Nello del Raso, 1983).

Andrea Taloni

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