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lsl tema della protezione dei minori viene oggi molto spesso ristretto al solo fenomeno della pedofilia, che a sua volta trova una ulteriore limitazione nei casi avvenuti, purtroppo, anche in ambito ecclesiastico. Non è questo il contesto giusto per analizzare la tempesta mediatica che ruota attorno a questo argomento, ma di sicuro resta irrisolto il quesito sul perché l’opinione pubblica si concentri così tanto su una porzione del fenomeno relativamente bassa in termini percentuali, lasciando completamente nell’indifferenza la quota maggiore di esso (circa il 70%, secondo il report di Telefono Azzurro del 2016) che, purtroppo, si svolge quotidianamente negli ambienti domestici.

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Lo stesso Papa Francesco, nel discorso di chiusura del recente incontro da Lui voluto sul tema della “protezione dei minori nella Chiesa” (incontro al quale si riferiscono le foto che illustrano queste due pagine), ha fornito su quest’ultimo aspetto dei dati ufficiali che lasciano poco spazio alle interpretazioni su tale sbilanciamento, anche se non per questo debba risultare una giustificazione o una attenuante. A tal uopo riportiamo testualmente le Sue parole: “se nella Chiesa si rilevasse anche un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – tale caso sarà affrontato con la massima serietà”.

Pertanto, questo processo molto selettivo di focalizzazione mediatica rischia di circoscrivere il problema a un numero limitato di casi, tralasciando la restante moltitudine, ma, soprattutto, lo affronta solo nella sua fase finale, in cui un abuso o un danno è già avvenuto, lasciando totalmente scoperta la ben più importante fase della prevenzione su cui oggi si fa davvero poco, sia in ambito informativo che educativo. In realtà, la prevenzione dovrebbe essere sempre il punto d’inizio nel processo di correzione di qualsiasi fenomeno sociale deviante, perché solo informando ed educando le persone è possibile aspettarsi poi comportamenti consapevoli e rispettosi della dignità umana.

Quando si parla di prevenzione, è opportuno prendere come riferimento il modello utilizzato in ambito sanitario, dove si parla di tre livelli di intervento mirati ad affrontare progressivamente qualsiasi forma di patologia o disturbo:

1) prevenzione primaria, ossia tutti quegli interventi mirati ad impedire che il problema possa generarsi, cercando di eliminare o ridurre al minimo qualsiasi rischio di insorgenza (pensiamo al tema dei vaccini, oggi nell’occhio del ciclone);

2) prevenzione secondaria, che include ogni intervento mirato ad intercettare il problema al suo stadio iniziale, stroncandone lo sviluppo e quindi il relativo peggioramento (pensiamo alla diagnosi preventiva di una qualsiasi patologia);

3) prevenzione terziaria, che ha come obiettivo la riduzione della potenziale recidiva di un problema che è stato precedentemente diagnosticato e successivamente curato.

Se applichiamo questo modello al tema in oggetto ci rendiamo subito conto che oggi, forse, si spendono risorse e attenzioni principalmente sul punto 3), che in realtà rappresenta solo la punta dell’iceberg.

Prima di scendere nel dettaglio, dobbiamo fermarci ad approfondire il significato delle parole che vogliamo trattare in questo momento di riflessione.

Quando parliamo di “protezione” dobbiamo necessariamente domandarci non solo “chi o cosa” si vuole proteggere, ma anche “da chi o da cosa”. Se la risposta alla prima domanda è “il minore”, alla seconda domanda si può facilmente rispondere con parole tipo violenza, abusi, traumi, maltrattamenti o altri comportamenti di prevaricazione da parte di un soggetto definito “forte” verso un altro definito “debole”. Ma perché oggi il fenomeno ci scandalizza solo quando si parla di violenza sessuale, tralasciando completamente, ad esempio, le violenze assistite in famiglia, a scuola, in televisione, in rete, ecc.?

È come se la “fisicità” fosse sovraordinata rispetto ad altri aspetti della natura umana, come la psiche, la socialità o la spiritualità. Citando di nuovo le parole del Santo Padre: “Davanti a tanta crudeltà, a tanto sacrificio idolatrico dei bambini al dio potere, denaro, orgoglio, superbia non sono sufficienti le sole spiegazioni empiriche; queste non sono capaci di far capire l’ampiezza e la profondità di tale dramma”. Ricordiamo, per puro rigore scientifico, che mentre ad ogni violenza fisica si associa inevitabilmente anche una violenza psicologica, non è vero il viceversa; ci sono decine di violenze psicologiche generate da parole, silenzi, azioni, omissioni, visioni di scene “forti” o altro che non torcono minimamente un capello ad un bambino, ma che rischiano di segnarlo a vita.

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Quante violenze verbali, comportamentali o emotive di fatto non lasciano cicatrici sulla pelle, ma segnano in modo indelebile la nostra sfera psicologica, con frequenti recidive nel corso dell’intero arco della vita. Quindi proteggere i minori oggi significa rispettarne i bisogni e le dinamiche evolutive nei vari stadi della crescita, garantendo loro un ambiente libero da condizionamenti e messaggi inadeguati al loro livello di maturazione.

E non finisce qui…

Oggi dobbiamo pensare anche a proteggere i minori da loro stessi (ossia da altri compagni, “meno minori” di altri…) perché spesso i predatori possono trovarsi proprio nello stesso ecosistema di loro appartenenza.

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