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lsella seconda metà del prossimo mese di agosto, un gruppo di giovani Soci ed Allievi, accompagnati dall’Assistente Spirituale Mons. Joseph Murphy, si recheranno in Spagna per un viaggio a piedi lungo gli ultimi 170 km del Cammino Francese che porta alla città di Santiago de Compostela.

Come è noto, la cattedrale di Santiago ospita la tomba dell’Apostolo San Giacomo che fu chiamato, insieme a suo fratello Giovanni e ai compagni di lavoro Pietro e Andrea, ad abbandonare tutto per seguire Gesù. Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, provenivano da Betsaida e, come loro padre, erano pescatori sul lago di Tiberiade. Sopranominati «Boanerghes» («figli del tuono») a motivo del loro temperamento focoso, Giacomo e Giovanni, insieme a Pietro, furono gli unici ad assistere ad alcuni momenti più significativi della vita terrena di Gesù, come la trasfigurazione, la risurrezione della figlia di Giairo e la preghiera di Gesù nel giardino di Getsemani prima della sua passione. Secondo un’antica tradizione, dopo la Pentecoste, Giacomo andò in Spagna per diffondere il Vangelo, raggiungendo la remota regione celtica della Galizia, prima di ritornare in Palestina. Gli Atti degli Apostoli raccontano che fu decapitato da Erode Agrippa I verso l’anno 44 (cf, At 12,2).

Mentre il Nuovo Testamento tace sul destino finale delle spoglie mortali dell’Apostolo, la Legenda aurea, raccolta medievale di biografie agiografiche compilata nella seconda metà del secolo XIII da Jacopo da Varagine, racconta che dopo l’uccisione di Giacomo i suoi discepoli Teodoro e Atanasio ne trafugarono il corpo e riuscirono a portarlo in Galizia, fino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona, per poi seppellirlo in un vicino bosco.

Per diversi secoli si perse ogni traccia dei resti dell’Apostolo. Intorno all’anno 814, sul monte Libradón, il pastore ed eremita Pelayo cominciò a vedere ogni notte delle misteriose luci sul tumulo di un campo. San Giacomo gli apparse in sogno e lo invitò a scavare in quel luogo per riportare alla luce il sepolcro. Il Vescovo di Iria Flavia, Teodomiro, avvisato di tale prodigio, giunse sul posto e scoprì il sepolcro contenente i resti dell’Apostolo. Dopo questo evento miracoloso, il luogo venne denominato campus stellae («campo della stella») dal quale deriva l’attuale nome di Santiago de

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Compostela. Alfonso II il Casto, re delle Asturie e della Galizia, venne da Oviedo a venerare il sepolcro, dando così inizio alla tradizione dei pellegrinaggi alla tomba. In seguito, il re fece costruire una prima chiesa e, gradualmente, l’attuale città di Santiago de Compostela si sviluppò attorno alla tomba.

Eventi miracolosi avrebbero segnato la scoperta del sepolcro dell’Apostolo, come la sua apparizione alla guida delle truppe cristiane della reconquista durante la battaglia di Clavijo e in altre imprese belliche successive, le cui vittorie sui musulmani gli meritarono, nell’immaginario popolare, il soprannome di Matamoros («Ammazza-mori»), che dall’Alto Medioevo perdurò nei secoli seguenti. La tomba divenne meta di grandi pellegrinaggi nel Medioevo, tanto che il luogo prese il nome di Santiago (da Sancti Jacobi, in spagnolo Sant-Yago), e nel 1075 iniziò la costruzione della grandiosa basilica a lui dedicata. Il pellegrinaggio a Santiago divenne uno dei tre principali pellegrinaggi della cristianità medievale; gli altri due erano quelli alla tomba di Gesù a Gerusalemme e alla tomba di San Pietro a Roma.

Dopo alcuni secoli di declino, il pellegrinaggio conobbe una forte rifioritura a partire degli anni Ottanta del secolo scorso. Le due visite compiute da Papa Giovanni Paolo II nel 1982 e nel 1989 hanno contribuito non poco a questo risveglio. Nel messaggio che inviò ai giovani per la Quarta Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata proprio a Santiago de Compostela nell’agosto 1989, il Papa scrisse queste parole, che non hanno perso nulla della loro attualità:

p0604Santiago di Compostela è un luogo che ha svolto un ruolo di grande importanza nella storia del cristianesimo e, perciò, già di per sé trasmette a tutti un messaggio spirituale molto eloquente. […] Presso la tomba di san Giacomo vogliamo imparare che la nostra fede è storicamente fondata, e quindi non è qualcosa di vago e di passeggero: nel mondo di oggi, contrassegnato da un grave relativismo e da una forte confusione di valori, dobbiamo sempre ricordare che, come cristiani, siamo realmente edificati sulle stabili fondamenta degli apostoli, avendo Cristo stesso come pietra angolare (cfr. Ef 2,20).

Presso la tomba dell’Apostolo, vogliamo anche accogliere di nuovo il mandato di Cristo: «Mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra» (At1,8). San Giacomo, che fu il primo a sigillare la sua testimonianza di fede col proprio sangue, è per tutti noi un esempio ed un maestro eccellente.

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