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Il Dio vicino che si fa...

 

 

 

 

 

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llel corso degli ultimi quattro anni, Papa Francesco ha pronunciato cinque discorsi importanti sul progetto europeo e sul suo futuro. In ordine cronologico, essi sono: (1) il Discorso al Parlamento Europeo a Strasburgo (25 novembre 2014); (2) il Discorso al Consiglio d’Europa a Strasburgo (25 novembre 2014); (3) il Discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno (6 maggio 2016); (4) il Discorso ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma (24 marzo 2017); (5) il Discorso ai partecipanti alla Conferenza “(Re)thinking Europe”, organizzata dalla Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) in collaborazione con la Segreteria di Stato (28 ottobre 2017).

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Una lettura attenta di questi cinque discorsi rivela l’amore del Santo Padre per il vecchio Continente, nonché la sua preoccupazione per la crisi attuale che l’Europa sta affrontando, non senza fatica, come pure la sua proposta per il futuro dell’intero spazio europeo. Il Pontefice esprime grande apprezzamento per il coraggio e la visione dei Padri fondatori dell’Unione Europea, invitandoci a lasciarci provocare “dalle loro parole, dall’attualità del loro pensiero, dall’appassionato impegno per il bene comune che li ha caratterizzati, dalla certezza di essere parte di un’opera più grande delle loro persone e dall’ampiezza dell’ideale che li animava” (Discorso ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma [24 marzo 2017]).

Dopo gli anni bui e cruenti della Seconda Guerra Mondiale, che ha devastato gran parte dell’Europa, esponenti politici europei come Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Jean Monnet e Konrad Adenauer, superando le divisioni e le contese del passato, hanno voluto collaborare e agire in modo nuovo per trasformare l’Europa. Animati da un profondo spirito cristiano, erano consapevoli che la costruzione del progetto europeo non poteva limitarsi alle dimensioni economiche, sociali e commerciali, ma doveva poggiarsi su “una particolare concezione della vita a misura d’uomo, fraterna e giusta”, come ha affermato nel 1957 il Ministro degli Affari Esteri belga Paul-Henri Spaak in occasione della firma dei Trattati di Roma. Come ha detto il Papa nel 60° anniversario di questo evento, “i Padri fondatori ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non è un prontuario di protocolli da seguire.

Essa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire della sua dignità trascendente e inalienabile e non solo come un insieme di diritti da difendere, o di pretese da rivendicare” (24 marzo 2017). Citando Alcide De Gasperi, il Papa prosegue: “All’origine dell’idea dell’Europa vi è «la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, […] con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria»”.

Come vedremo, la centralità dell’uomo, inteso come persona e dotato di una dignità trascendente e inalienabile, sarà un tema ricorrente del pensiero di Papa Francesco sull’Europa.

Oggi, l’Europa sta affrontando una serie di gravi crisi: la crisi economica, la crisi demografica, la crisi della famiglia e dei modelli sociali consolidati, la crisi delle istituzioni, la crisi dei migranti. Alle volte, come il Papa ha detto nel suo discorso al Parlamento Europeo, l’Europa dà l’impressione di essere “un po’ invecchiata e compressa” e “tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e talvolta con sospetto” (25 novembre 2014). Mettendo il dito nella piaga, il Santo Padre non esita ad indicare alcuni aspetti problematici della situazione contemporanea. Al riguardo, esorta l’Europa ad avere più fiducia in se stessa e a superare la paura e le tentazioni della chiusura e dell’egoismo. Anziché alzare nuovi muri, bisogna costruire ponti. Il Papa non si limita ad una diagnosi dei problemi che affliggono il vecchio Continente, ma desidera offrire a tutti gli europei un messaggio di speranza e di incoraggiamento. Fiducioso che l’Europa non abbia perso le risorse per affrontare e superare le sfide del presente e costruire un futuro solido per tutti i suoi cittadini, il Papa vuole contribuire ad uno slancio nuovo e coraggioso “per questo amato Continente”. A tale proposito, in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, ha ricordato:

La creatività, l’ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all’anima dell’Europa. Nel secolo scorso, essa ha testimoniato all’umanità che un nuovo inizio era possibile: dopo anni di tragici scontri, culminati nella guerra più terribile che si ricordi, è sorta, con la grazia di Dio, una novità senza precedenti nella storia. Le ceneri delle macerie non poterono estinguere la speranza e la ricerca dell’altro, che arsero nel cuore dei Padri fondatori del progetto europeo. Essi gettarono le fondamenta di un baluardo di pace, di un edificio costruito da Stati che non si sono uniti per imposizione, ma per la libera scelta del bene comune, rinunciando per sempre a fronteggiarsi. L’Europa, dopo tante divisioni, ritrovò finalmente sé stessa e iniziò a edificare la sua casa (6 maggio 2016).

Il patrimonio cristiano dell’Europa contiene risorse incomparabili e irrinunciabili per il rilancio del progetto europeo. Pertanto, i cristiani del Continente non devono nascondersi in sagrestia o vivere la loro fede come se fosse una mera convinzione privata e intimistica, senza conseguenze sociali. Hanno un compito imprescindibile: sono chiamati ad offrire il loro specifico contributo nella consapevolezza che la fede cristiana ha svolto un ruolo determinante nel forgiare l’identità europea e nell’ispirare la visione dei Padri fondatori dell’Unione Europea. La proposta del Papa è quindi radicale, nel senso etimologico della parola: cioè, ci invita a tornare alle radici dell’Europa, in particolare a quelle cristiane, per ritrovare l’ispirazione e le risorse per rilanciare la costruzione dell’edificio europeo.

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