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In cammino con,...

 

 

 

 

 

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lio scorso 9 maggio, aprendo a Milano un convegno su “Paolo VI e il Vangelo nel mondo contemporaneo”, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha sottolineato come l’impegno di Papa Montini per la pace e per una diversa azione diplomatica della Santa Sede si inserì in un più ampio sforzo perché, sulla spinta del Concilio Vaticano II, la Chiesa assumesse una chiara prospettiva umanistica: «una simpatia immensa [per l’uomo] ha […] pervaso tutto il Concilio e la scoperta dei bisogni umani […] ne ha assorbito l’attenzione», disse Paolo VI nell’allocuzione conclusiva dei lavori conciliari, in cui rivendicò il merito di essere «anche noi, noi più di tutti […] i cultori dell’uomo».

Al riguardo, non è secondario rilevare che l’approccio adottato da Paolo VI verso le grandi questioni contemporanee, non risultò mai accessorio rispetto ai compiti propri della Chiesa. Fu, invece, un ritorno alle sorgenti bibliche delle fede ed un approccio rinnovato per accostare spiritualmente e pastoralmente i problemi dell’umanità. In tal modo, il Pontefice seppe inaugurare una stagione feconda di dialogo con il mondo, nel segno della speranza cristiana.

In tale contesto, Paolo VI volle impegnare tutta la Chiesa nel promuovere una speciale sollecitudine a servizio della pace, come dono di Dio e aspirazione profondissima dell’uomo, un cammino percorso secondo le coordinate di un inedito umanesimo cristiano. Perciò, Papa Paolo vide «con piacere e con speranza progredire l’idea della pace», sia nella dimensione politica internazionale, sia nel campo culturale e artistico, sia nell’opera di rinnovamento pastorale della Chiesa.

D’altronde, il Papa era persuaso che i più alti responsabili della vita delle nazioni non avessero ancora ben compreso una verità fondamentale, e cioè che il processo di globalizzazione avviato in quegli anni stava rendendo sempre più interdipendenti i destini delle diverse aree del mondo: «Oggi, lo sviluppo dei rapporti di forze e di interessi ha l’effetto che il bene o il male di questa parte della comunità internazionale non può essere considerato come il danno o il bene di quest’altra parte; e il mondo è fortunatamente quasi obbligato a cercare insieme il vantaggio comune, se vuole evitare il danno comune o persino la catastrofe comune». Ed un mondo che

 

stava diventando sempre più connesso rendeva cruciale l’autentica missione della diplomazia: servire la pace.

Celebrando lo scorso 17 ottobre nella Basilica Vaticana una Messa per la pace e la riconciliazione nella Penisola coreana, il Cardinale Segretario di Stato ha ricordato ancora il servizio reso da Papa Montini alla causa della pace: «Papa Paolo VI, che abbiamo avuto la gioia di vedere canonizzato domenica scorsain una radiosa giornata di festa, indicendo per la prima volta la “Giornata Mondiale della Pace”, il 1° gennaio 1968, e riprendendo alcune espressioni già care a San Giovanni XXIII, così si rivolgeva ai fedeli cattolici e a tutti gli uomini di buona volontà: “Occorre sempre parlare di pace! Occorre educare il mondo ad amare la pace, a costruirla, a difenderla; e contro le rinascenti premesse della guerra […] occorre suscitare negli uomini del nostro tempo e delle generazioni venture il senso e l'amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull'amore”».

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In linea con i suoi immediati predecessori, anche Papa Francesco più volte ci ha ricordato che la pace che Dio ci offre va oltre le attese meramente terrene, non è il frutto di un semplice compromesso, ma una realtà nuova, che coinvolge tutte le dimensioni della vita, anche quelle misteriose della croce e delle inevitabili sofferenze del nostro pellegrinaggio terreno. Per questo, la fede cristiana ci insegna che «una pace senza la croce non è la pace di Gesù».

Contemplando il mistero del Natale, chiediamo al Signore, il principe della pace, di accompagnare il cammino dell’umanità che anela a questo grande dono e di benedire quanti nelle piccole o grandi scelte della vita si fanno artigiani di pace e di fraternità.

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