Home | News | Chi siamo | Dicono di noi | Sezioni |Gruppi |Contatti

 

p1002

La basilica romana di,...

 

 

 

 

 

BI_lunga

p41

letl25 marzo scorso, solennità dell’Annunciazione del Signore, nel corso della sua visita pastorale al Santuario della Santa Casa di Loreto, il Santo Padre Francesco ha firmato l’Esortazione apostolica postsinodale Christus vivit. Questo documento rappresenta il culmine di un triennio di lavori iniziati il 6 ottobre 2016 con la pubblicazione del tema della XV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Durante la fase preparatoria, oltre ai contributi dei Vescovi e all’apporto di pastori e educatori, i giovani stessi sono stati incoraggiati a partecipare al processo sinodale, per mezzo di un questionario on line, altri contributi personali e la riunione presinodale dei giovani, tenutasi a Roma nei giorni 19-24 marzo 2018. Tutti i contributi sono stati sintetizzati nell’Instrumentum laboris, che ha costituito la base delle discussioni durante l’Assemblea stessa, celebrata dal 3 al 28 ottobre dello scorso anno. Oltre ai Vescovi rappresentanti di tutti gli episcopati del mondo e agli esperti, la presenza di una trentina di giovani ha segnato una novità: “attraverso di loro è risuonata nel Sinodo la voce di tutta una generazione” (Documento finale, n. 1). Alla conclusione dell’Assemblea, i Padri sinodali hanno consegnato al Santo Padre il Documento finale, inteso come “una mappa per orientare i prossimi passi che la Chiesa è chiamata a muovere” (ibid., n. 2).
Con l’Esortazione apostolica Christus vivit, Papa Francesco desidera rivolgere una parola personale anzitutto ai giovani per richiamare “alcune convinzioni della nostra fede” e, nello stesso tempo, incoraggiare “a crescere nella santità e nell’impegno per la propria vocazione” (Christus vivit [CV] n. 3). Il Papa si rivolge in pari tempo a tutti i membri della Chiesa, perché la riflessione sui giovani e per i giovani interessa tutti. Il duplice destinatario del documento spiega perché a volte il Papa parla direttamente ai giovani, usando un linguaggio semplice e diretto, mentre a volte propone approcci più generali per il discernimento ecclesiale.
La struttura del documento è semplice. Il contenuto è diviso in nove capitoli. I primi due, intitolati «Che cosa dice la Parola di Dio sui giovani?» e «Gesù Cristo sempre giovane», si ispirano alla Sacra Scrittura per proporre alcune linee orientative. Il terzo, «Voi siete l’adesso di Dio», descrive le diverse situazioni dei giovani nel mondo di oggi, soffermandosi, nello specifico, su tre temi di particolare rilevanza: l’ambiente digitale, il fenomeno delle migrazioni e il dramma delle diverse forme di abusi di cui sono vittime numerosi giovani. Arriviamo al cuore dell’Esortazione nei capitoli quarto e quinto, intitolati rispettivamente «Il grande annuncio per tutti i giovani» e «Percorsi di gioventù» e rivolti direttamente ai giovani. Nel sesto capitolo, «Giovani con radici», il Papa affronta un argomento a lui particolarmente caro: la necessità di essere ben radicati nella saggezza ereditata da chi ci ha preceduti per poter costruire un futuro su basi solide. Il settimo capitolo, che

p0402

interessa soprattutto gli operatori pastorali, invita ad un rinnovamento della pastorale giovanile, mentre gli

ultimi due capitoli affrontano i temi della vocazione e del discernimento vocazionale.

La lettura dell’Esortazione apostolica permette di individuare alcune convinzioni fondamentali da tener presente per una pastorale giovanile più incisiva, che tenga maggiormente in considerazione le circostanze attuali che sono in continua evoluzione.

Fin dall’inizio, Papa Francesco insiste che Gesù Cristo è il punto di riferimento per capire cosa significa essere giovane e come vivere pienamente la propria gioventù. Gesù è Colui che ringiovanisce tutto (CV 1), è presente nella vita di ciascuno, chiama e aspetta per ricominciare, ridà forza e speranza (CV 2). Citando Sant’Ireneo di Lione, il Papa segnala che Gesù è “giovane tra i giovani per essere l’esempio dei giovani e consacrarli al Signore” (CV 22; cfr. Sant’Ireneo, Contro le eresie, II, 22, 4). Infatti, Gesù è stato crocifisso quando aveva poco più di trenta anni; è importante prendere coscienza che Gesù è stato un giovane.

Già l’Antico Testamento fa capire che, in un’epoca i cui i giovani contavano poco, Dio guarda con altri occhi. Al riguardo, vengono citati diversi esempi di giovani chiamati da Dio per una missione particolare: Giuseppe, Gedeone, Samuele, Davide, Salomone, il profeta Geremia, la giovane Rut (CV 6-11). Nelle parabole e negli incontri con i giovani, Gesù ci avverte del pericolo delle ricchezze e ci fa capire che la vera giovinezza non è un fatto anagrafico, ma “consiste nell’avere un cuore capace di amare” (CV 13); “essere giovani, più che un’età, è uno stato del cuore” (CV 34). Il giovane ricco che si avvicina a Gesù per chiedere di più (cfr. Mt 19,20), pur avendo uno spirito aperto alla ricerca di nuovi orizzonti, è già invecchiato: non accoglie l’invito a distribuire i suoi beni perché non è capace di staccarsi da ciò che possiede e alla fine se ne va, triste. Come commenta Papa Francesco, “aveva rinunciato alla sua giovinezza” (CV 18).

Nella parabola delle dieci vergini (Mt 25,1-13), Gesù presenta diversi modi di vivere la propria giovinezza: prontamente ed attentamente o, al contrario, in modo distratto e addormentato. La scelta è drammatica e decisiva:
… si può trascorrere la propria giovinezza distratti, volando sulla superficie della vita, addormentati, incapaci di coltivare relazioni profonde e di entrare nel cuore della vita. In questo modo si prepara un futuro povero, senza sostanza. Oppure si può spendere la propria giovinezza coltivando cose belle e grandi, e in questo modo preparare un futuro pieno di vita e di ricchezza interiore. (CV 19).
Gesù stesso ha vissuto la propria giovinezza in modo pieno all’interno della sua famiglia, condividendo la vita della comunità locale nella quale era ben integrato. L’ha sempre vissuta in modo consapevole e responsabile, come preparazione preziosa per la missione che il Padre ha voluto affidargli, maturando nel rapporto con il Padre, “nella consapevolezza di essere uno dei membri della famiglia e della comunità, e nell’apertura ad essere colmato dallo Spirito e condotto a compiere la missione che Dio affida, la propria vocazione” (CV 30; cfr. CV 23). Tutto ciò offre orientamenti importanti per la pastorale giovanile. Evitando di creare “progetti che isolino i giovani dalla famiglia e dal mondo, o che li trasformino in una minoranza selezionata e preservata da ogni contagio”, occorrono “progetti che li rafforzino, li accompagnino e li proiettino verso l’incontro con gli altri, il servizio generoso, la missione” (CV 30).
Gesù è stato un giovane e rimane un giovane. In Lui, dice il Papa, “si possono riconoscere molti aspetti tipici dei cuori giovani”: l’incondizionata fiducia nel Padre, l’amicizia con i discepoli, la fedeltà anche nei momenti

Inizio pagina