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Sempre all'ascolto di Dio...

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Il Sacramento del Battesimo...

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Attività spirituali, culturali...

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O felix Roma - o Roma...

 

 

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in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono» (Mt 27,54). È interessante notare che sulla roccia del Calvario, visibile ancora oggi nella Basilica del Santo Sepolcro, vi è una fessura, provocata, secondo i geologi, da un terremoto avvenuto nella regione del Mar Morto attorno all’anno 30 d.C. I fenomeni menzionati dall’evangelista sono segni tipici del «giorno del Signore», a cui Gesù aveva fatto cenno nel discorso escatologico. Questo giorno è ormai arrivato, anche se dobbiamo ancora aspettare quello della venuta gloriosa del Figlio dell’uomo. È la fine del vecchio mondo, soggetto al potere del male e della morte, e l’inizio di una nuova era di grazia e di misericordia. Dio non è più nascosto dietro al velo del tempio, ma si manifesta nella nudità di suo Figlio crocifisso. La terra si scuote e si apre per restituire i morti che ha inghiottito. La morte di Gesù, inoltre, p0201conduce ad una nuova risposta alla domanda sulla sua identità: il centurione e quelli che con lui facevano la guardia, «alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”» (Mt 27,54).

Di nuovo, vi è stato un terremoto il giorno della risurrezione: «Dopo il sabato, all’alba del primo giorno dellasettimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un grande terremoto» (Mt 28,1-2). Il terremoto annuncia l’intervento decisivo di Dio. È il giorno del Signore tanto atteso dai profeti, che cambia radicalmente e definitivamente il corso della storia. Un angelo, descritto nei termini tipici della letteratura apocalittica giudaica

 

(aspetto come di fulgore, vestito bianco come neve), «si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa». La sua apparizione provoca timore. L’evangelista fa menzione di due gruppi di persone, che reagiscono in modi ben diversi agli eventi. Da una parte, le guardie, che «furono scosse (eseisthēsan) e rimasero come morte» per lo spavento che ebbero dell’angelo. Non colgono il segno e rimangono prigionieri della menzogna, del male e della morte; infatti, più tardi, dopo aver riferito l’accaduto ai capi dei sacerdoti, accettarono del denaro per diffondere la notizia che i discepoli di Gesù vennero la notte per rubarne il corpo. Dall’altra, le donne, che accolgono con gioia la notizia della risurrezione e la missione della testimonianza. L’angelo, invitandole a non avere paura, affida a loro una missione: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”» (Mt 28,7). Le donne non esitano: «Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli» (Mt 28,8). Sulla strada, incontrano Gesù, si avvicinano, gli abbracciano i piedi e lo adorano. Il Risorto ripete le parole dell’angelo: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno» (Mt 28,10).

Con i diversi riferimenti al terremoto, che è insieme un fenomeno naturale e un simbolo ereditato dalla tradizione ebraica, San Matteo desidera sottolineare la presenza di Dio, anche nelle situazioni apparentemente disperate, nonché il potente intervento del Signore del cosmo nella storia degli uomini, intervento che significa grazia, misericordia e salvezza per i giusti e giudizio per i cattivi. Gli eventi della morte e della risurrezione di Gesù non devono lasciarci indifferenti ma devono scuotere la nostra esistenza, come un terremoto scuote la terra. Come le donne, prime annunciatrici della risurrezione, anche noi siamo chiamati a riconoscere la vera identità del Risorto e la sua presenza nella nostra vita, ad accogliere nella fede il suo messaggio di salvezza e a diventare suoi testimoni coraggiosi e gioiosi nel mondo.

Buona Pasqua a tutti!

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lper completare l’arredamento della Cappella della Associazione, la nota ditta romana Savi ha realizzato, su disegno di S.E. Mons. Paolo De Nicolò, Reggente emerito della Casa Pontificia, un andeliere per il cero pasquale.

Il manufatto è stato realizzato in bronzo nello stile dell’ambone collocato nella Cappella nel dicembre 2015.

La base, che reca una semplice iscrizione in rilievo: IESUS CHRISTUS LUX MUNDI, è sormontata da una piccola piramide con quattro lati visibili, recanti diversi simboli della tradizione iconografica cristiana: (1) l’Agnello con la bandiera simbolo della vittoria della Risurrezione, che si regge sopra il libro dei sette sigilli dell’Apocalisse (questo libro simboleggia il piano divino della salvezza, progressivamente svelato nella storia); (2) Gesù il buon Pastore; (3) due cervi che si abbeverano ad una fonte,

immagine del Battesimo; (4) le lettere IHS circondate da fiamme di fuoco; le stesse lettere appaiono nello stemma di Papa Francesco e che ci ricordano che Gesù è il Salvatore degli uomini (“Iesus hominum salvator”), mentre le fiamme rappresentano la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste e il Sacramento della Confermazione.

Sopra la piramide vi è il sostegno per il cero, in forma di cilindro, con inciso lo stemma dell’Associazione e l’iscrizione indicante che il candeliere è stato benedetto nel quinto anno del pontificato di Papa Francesco. Sul cero pasquale, realizzato a mano dall’artista aquilana Giuditta Ludovici, è stato inciso lo stemma del Papa.

Il nuovo candeliere completa felicemente i lavori di restauro della Cappella iniziati, come è noto, nell’estate del 2014 sotto la direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Da allora, molti visitatori hanno avuto modo di apprezzare la bellezza della Cappella, il cui clima raccolto favorisce la preghiera personale. In pari tempo, l’efficace collocazione dell’altare e del presbiterio facilitano una celebrazione liturgica dignitosa ed orante per tutti i Soci e gli amici dell’Associazione dei Santi Pietro e Paolo.

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