L’estate dei giovani dell’Associazione Santi Pietro e Paolo al fianco dei monaci benedettini olivetani (28 Luglio 2026)

In piena estate, indosseranno abiti da lavoro per porsi al fianco dei monaci benedettini olivetani. È quel che faranno i giovani dell’Associazione Santi Pietro e Paolo da venerdì prossimo, 31 luglio. L’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, in Toscana, è l’ambientazione di quest’esperienza, il cui cuore è la vita condivisa con una comunità monastica che i ragazzi frequentano già da diversi anni.

Non si tratterà di un semplice ritiro estivo, né di una vacanza da osservatori esterni. La parola chiave è “affiancamento”: i giovani vivranno, pregheranno e lavoreranno gomito a gomito con i monaci, immergendosi nei ritmi di una quotidianità ispirata alla Regola di san Benedetto e al carisma nato nel 1313 con l’arrivo del giovane Bernardo Tolomei e i suoi compagni nel “deserto” di Accona.

A guidare la partenza una intuizione: se la fede e la gioia del servizio vivono solo nel perimetro di una solenne celebrazione, ma non reggono alla prova del lavoro manuale, della fatica condivisa e della convivenza quotidiana con chi ha consacrato la vita a Dio, rischiano di rimanere un’emozione passeggera, e non una vera vocazione.

Per comprendere la portata di questo “cambio di scena” basta fare un passo indietro. Qualche settimana fa, il 29 giugno, questi stessi ragazzi hanno servito come ministranti all’altare della Confessione della basilica di San Pietro per la celebrazione eucaristica nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo presieduta da Leone XIV (nella foto in pagina, ndr).

Il gruppo ministranti dell’associazione è una realtà anagraficamente giovane, ma che ha sempre dimostrato una pronta disponibilità a mettersi in gioco. I ragazzi hanno già avuto l’occasione di incontrare il Pontefice in più circostanze: all’indomani della sua elezione hanno servito la Missa pro Ecclesia nella Cappella Sistina, proseguendo poi durante l’Anno Santo.

Proprio in quella prima occasione, l’omelia del Papa toccò profondamente i loro cuori quando disse: «Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cfr. Gv 3, 30), spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo». Proprio questo spirito anima il servizio all’altare e la medesima spinta dà valore all’esperienza con i monaci.

Questo «farsi piccoli» si estende all’umile lavoro della terra: una dimensione spesso distante dalla quotidianità, ma fondamentale per ricordare la cura e il tempo necessari a far maturare qualsiasi frutto. Lavorare nei campi permette di vivere in modo nuovo, cercando Cristo nella fatica quotidiana e mettendo al centro un servizio che allontana dalle distrazioni e aiuta a «sparire perché rimanga» Lui.

Durante il periodo estivo, in particolare, i ragazzi dell’Associazione vaticana lavoreranno nelle vigne e collaboreranno alla produzione del vino dell’abbazia. Si tratta di un’attività che avvicina in modo immediato al messaggio evangelico: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5). La cura che i monaci dedicano alle viti richiamano da vicino le parole di Cristo quando ricorda che il Padre «ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto» (Gv 15, 2): in questo gesto antico risiede un’autentica imitatio Christi.

Ad affiancare la parentesi toscana c’è anche un secondo e importante filo rosso che legherà presto i giovani ai monaci olivetani: la prossima Giornata mondiale della gioventù (Gmg), in programma a Seoul, in Corea, ad agosto 2027. La congregazione che accoglierà i ragazzi a Monte Oliveto è infatti una famiglia globale, con monasteri sparsi in nove Paesi del mondo. E proprio nella Repubblica asiatica sorgono diversi monasteri, tra cui quello femminile di Busan. Lavorare la terra e condividere le giornate con i monaci in Italia significa, di fatto, stringere la mano e comprendere lo stile di chi li accoglierà dall’altra parte del pianeta.

La capitale coreana rappresenta infatti la seconda grande tappa all’orizzonte di questa estate. L’associazione si sta già preparando per la Gmg 2027: alcuni ragazzi partiranno ad agosto per un primo viaggio-sopralluogo a Seoul, utile a organizzare al meglio la permanenza dei coetanei che arriveranno, incontrare la Chiesa locale e capire come la realtà romana possa integrarsi al meglio in un contesto culturale così differente.

Il denominatore comune che unisce servizio ecclesiale, il lavoro quotidiano con i monaci e il prossimo appuntamento di Seoul è, in fondo, l’incontro. Un concetto che il Papa ha indicato nell’enciclica Magnifica humanitas, riprendendo la figura biblica di Neemia, il ricostruttore di Gerusalemme che affidò a ogni famiglia un tratto di mura da rialzare: «È un’opera — scrive il Pontefice — che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre» (n. 8). È questa la missione che l’Associazione Santi Pietro e Paolo continua a portare avanti da oltre mezzo secolo sulle orme della Guardia palatina d’onore: un’attenzione costante verso i pellegrini e i fedeli accolti ogni giorno.

Gabriele Gusso

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