“Reverendissimo Monsignore Assistente Spirituale dell’Associazione dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, reverendissimi monsignori e confratelli nel sacerdozio, carissimo presidente, soci dell’associazione, fratelli e sorelle.
Nella Parola di Dio che ci offre la celebrazione eucaristica odierna, con la presenza di Gesù sull’altare ed in mezzo a noi, e nel quadro della festa dell’Associazione Santi Pietro e Paolo, viene presentata la figura del profeta Geremia, di indole timida e mite, portato alla vita tranquilla, e che trema di paura di fronte alla missione di annunziare la parola di Dio a un popolo ostinato e ribelle. Il suo animo sensibilissimo era esacerbato per il continuo contrasto intimo e per le continue lotte e persecuzioni che doveva subire da parte del suo popolo, mentre lui cercava di salvarlo ad ogni costo. Tuttavia, la forza della divina chiamata ha prevalso e Geremia ha avuto il coraggio di affrontare una vita di rischio e di battaglie senza fine. La fede e la fiducia in Dio lo sostenevano: ‘Il Signore è al mio fianco è come un prode valoroso… O Signore, a te ho affidato la mia causa’.
La vicenda di questo profeta, così umano nell’esprimere la sua sofferenza intima, può essere di grande incoraggiamento a tanti apostoli e a tutti i soci dell’Associazione che anche oggi sono esposti a lotte e avversità. Ma più fortunati di Geremia, noi abbiamo a nostro conforto l’esempio e l’insegnamento di Gesù, di cui Geremia è figura.
In una prima frase del Vangelo di oggi, Gesù ci dice: ‘Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l’anima; ma temete piuttosto colui che ha il potere di far perire l’anima e il corpo nella Geenna’.
Oggi il fitness è diventato un business importante, vista la grande scelta di integratori alimentari, palestre, dietologi e consulenti alimentari che imperversano, oltre alle nuove professioni di personal trainers. Dobbiamo riflettere: ma tutta questa cura del corpo che imperversa, ha la stessa rispondenza nella cura dell’anima, portandola in palestra dove ci sono vari attrezzi, sottoponendoci a sacrifici stoici per raggiungere una buona forma corporea, muscolare e cardiologica? E gli attrezzi per l’anima: la preghiera, l’Eucaristia, il sacramento della riconciliazione, la lettura e la meditazione delle Sacre Scritture e degli scritti dei grandi Padri della Chiesa, del Papa, dei pastori Vescovi e sacerdoti? Certo, sono pratiche che anch’esse richiedono impegno, abnegazione e costanza; ma se troviamo spesso un’ora al giorno per la palestra o la ginnastica, perché facciamo così fatica a curare la nostra anima? Quel corpo a cui noi diamo questa importanza, tanto da farlo diventare un’ossessione, è forse più importante della nostra anima? Credo di no, poiché quel corpo, palestrato o flaccido, sempre diventerà un pugno di polvere, di cenere; e Dio non ci riserverà un posto in paradiso guardando i nostri parametri lipidici. L’anima invece, con un corpo trasfigurato, glorioso, quello dei risorti, è destinata all’eternità e per quello andrebbe curata come il corpo e più del corpo. Gesù ci mette in guardia da chi può fare perire l’anima, che è un modo di dire che la morte dell’anima è la privazione della visione di Dio e del dimorare del suo amore per l’eternità. E questo qualcuno, oltre che il maligno, è ognuno di noi quando scegliamo di non prenderci cura del nostro spirito, divenendo flaccidi e goffi, impedendo alla nostra anima di elevarsi nella conoscenza, nel rapporto relazionale con Dio. Capiamo benissimo che c’è una schizofrenia in noi che inaridisce il cuore: la sclerocardia. Riprendiamo in mano le redini della nostra anima e… la palestra del tabernacolo non chiude mai.
Un’altra parola che è nel Vangelo di oggi e che Gesù ci dice è di non avere paura. Per tre volte Gesù ripete questa parola nel Vangelo: ‘Non abbiate paura’. Non perché la paura sia un difetto da correggere, ma perché Gesù conosce il cuore dell’uomo. Abbiamo paura di non esistere per nessuno, di non essere riconosciuti, di essere dimenticati. Abbiamo paura della solitudine, dell’abbandono, di non avere un posto nel cuore di qualcuno. La paura non è mai superficiale. Se la guardiamo in profondità, ci rivela ciò che orienta la nostra vita, ciò che custodiamo come prezioso, ciò che non vorremmo mai perdere. Per questo Gesù non ci chiede di non avere paura, ci chiede di imparare lentamente a non lasciarci guidare dalla paura. Quanto più cerchiamo di allontanarla, tanto più essa governa i nostri pensieri e le nostre scelte; quanto più pretendiamo di nasconderla, tanto più rimane padrona della nostra vita. La fede nasce proprio qui. Nasce quando scopriamo che la nostra esistenza non è nelle mani del caso, del giudizio degli uomini o delle circostanze. È nelle mani di Dio. ‘Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati’. Non è un invito all’incoscienza. È l’annuncio che nessuno è dimenticato, che la nostra vita è custodita da uno sguardo che ci conosce e che ci ama. Allora la paura non scompare, ma perde il suo potere. E proprio là dove siamo più fragili, dove temiamo di essere feriti o smarriti, il Signore ci attende per condurci verso la verità più profonda di noi stessi: diventare pienamente le persone che siamo chiamati ad essere.
E voi, nuovi soci dell’Associazione Santi Pietro e Paolo, cattolici di Roma, che desiderate rendere una particolare testimonianza di vita cristiana, di apostolato e di fedeltà alla Sede Apostolica mediante varie attività caritative e di servizio nelle Basiliche papali di San Pietro in Vaticano e di San Giovanni in Laterano, dopo la vostra solenne promessa di fedeltà, dovete perseverare saldamente nella fede dei vostri padri, ricevuta dalla formazione nella vostra Associazione dei Santi Pietro e Paolo e largamente testimoniata e professata da chi vi ha preceduto nel glorioso e memorabile corpo della Guardia Palatina: corpo e associazione fondati e voluti dai Sommi Pontefici della Chiesa Cattolica.
Voi giovani soci, proprio perché giovani, forse non vi riconoscete, fortunatamente, in quella lista di paure che risultano dalla precedente descrizione che vi ho fatto, ma dovete far particolare attenzione a non aver paura di professare, nei dovuti modi, la vostra fede cristiana e cattolica negli ambienti della vostra vita familiare, sociale e di eventuale lavoro. Nessuna paura di professare la fede; altrimenti si vanificherebbe proprio l’essenza della vostra appartenenza all’Associazione Santi Pietro e Paolo. A fondamento però della fedeltà e del contenuto della solenne promessa che oggi avete espresso davanti alla Chiesa, non può mancare la vostra personale relazione di conoscenza, amicizia, amore alla divina persona di Gesù, Verbo incarnato, nostro Redentore e riconciliatore, trasferendo questo spirito nella vostra Associazione che diventerà sì una comunità autentica di fede, speranza e carità. L’amore che al Signore Gesù necessita della preghiera quotidiana, dell’Eucaristia ricevuta sempre in grazia di Dio e del Sacramento della Riconciliazione. In tal modo emergerà proprio il bene della formazione ricevuta e del servizio di carità, di cultura e di liturgia che presterete, e con tutto ciò la vostra personalità umana e cristiana si consoliderà ed emergerà. Sia lodato Gesù Cristo.”