Nel numero precedente di Incontro abbiamo visto come Pietro abbia imparato gradualmente l’arte del discepolato da Gesù, il divin Maestro. Gesù infatti lo stava preparando a un compito unico, ovvero quello di guidare la comunità dei suoi discepoli. Il compito che gli affidò non si esaurì con la morte di Pietro, ma continua nel ministero dei suoi successori attraverso i secoli, in una successione ininterrotta che arriva fino all’attuale Papa, Leone XIV.
Gli scritti neotestamentari attestano che Pietro occupava una posizione unica di onore e di preeminenza tra gli apostoli. Nei racconti della chiamata dei Dodici, viene sempre elencato per primo (cfr. Mt 10,2; Mc 3,16; Lc 6,14). Quando gli evangelisti menzionano gli apostoli tutti insieme, Pietro viene spesso messo in risalto rispetto al resto del gruppo, cosa che non accade con nessun altro apostolo. Per esempio, il giorno dopo la guarigione della suocera di Pietro, Gesù si alzò presto e si ritirò in un luogo deserto per pregare. Ci viene poi detto: «Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce» (Mc 1,36). Allo stesso modo, alle donne che incontrano il giovane nel sepolcro vuoto di Gesù viene detto: «Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”» (Mc 16,6-7). Quando gli esattori della tassa del Tempio si presentarono agli apostoli per riscuotere il mezzo siclo annuale, rivolsero la loro richiesta a Pietro in quanto rappresentante più in vista del gruppo (cfr. Mt 17,24-27). Quando Pietro parlava con Gesù, lo faceva spesso a nome degli altri apostoli (cfr. Mc 8,29; Lc 12,41; Gv 6,66-69); chiese la spiegazione di una parabola difficile (cfr. Mt 15,15), o il senso esatto di un precetto (cfr. Mt 18,21) o la promessa formale di una ricompensa (cfr. Mt 19,27).
Pietro era uno dei tre apostoli a cui Gesù riservava un’attenzione particolare. Insieme a Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, fu scelto per assistere alla resurrezione della figlia di Giairo (cfr. Mc 5,37), alla Trasfigurazione (cfr. Mc 9,2) e all’agonia di Gesù nel giardino del Getsemani (cfr. Mc 14,33). È interessante notare che questi sono anche gli unici tre discepoli tra i Dodici a cui Gesù diede un nuovo nome: Simone fu chiamato «Pietro» (la roccia; cfr. Mc 3,16) o in aramaico «Cefa» (cfr. Gv 1,42), mentre Giacomo e Giovanni furono chiamati «Boanerghes» (i figli del tuono; cfr. Mc 3,17). Nel caso di Pietro, questo nuovo nome indicava una missione che Gesù voleva affidargli, ovvero, essere la roccia su cui avrebbe fondato la sua Chiesa (cfr. Mt 16,18).
La notte in cui fu tradito, quando Satana stava per mettere alla prova gli apostoli, Gesù disse a Pietro che aveva pregato proprio per lui: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32). La mattina di Pasqua, Pietro e Giovanni si precipitarono a vedere la tomba vuota. Sebbene Giovanni avesse superato Pietro nella corsa e fosse arrivato per primo, per rispetto non entrò nella tomba finché Pietro giunse e lo precedette nell’ingresso (cfr. Gv 20,3-8). Inoltre, ci viene riferito che, più tardi quel giorno, Gesù apparve in privato a Pietro, rendendolo il primo testimone della risurrezione tra gli apostoli (cfr. Lc 24,33-34; 1 Cor 15,5).
Ma soprattutto, i Vangeli attestano che Gesù fece a Pietro delle promesse mai rivolte a nessun altro apostolo, promesse che mettono in risalto il suo ruolo preminente tra gli apostoli e l’intero gruppo dei discepoli. Dopo la professione di fede di Pietro a Cesarea di Filippo («Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»), Gesù promette di fondare la sua Chiesa su di lui e di affidargli le chiavi del regno dei cieli, con il potere di legare e sciogliere (cfr. Mt 16,13-19). Allo stesso modo, dopo la triplice professione d’amore di Pietro, che compensa il suo triplice rinnegamento, Gesù gli affida la missione di pascere le sue pecore (cfr. Gv 21,15-17).
Dopo la Pentecoste Pietro divenne il primo pastore, guida e maestro della Chiesa nascente. Negli Atti degli Apostoli lo vediamo esercitare un livello di autorità e di guida che non aveva eguali nel ministero di nessun altro discepolo. Per esempio, dopo che Gesù era asceso al cielo, fu Pietro a promuovere e a presiedere alla sostituzione di Giuda Iscariota con un altro discepolo di lunga data, Mattia, per completare il numero dei Dodici (cfr. At 1,15-26). Quando lo Spirito scese sugli apostoli nel giorno di Pentecoste, fu Pietro a tenere il primo sermone della storia della Chiesa davanti alla folla riunita a Gerusalemme (cfr. At 2,14-36). Dopo che la folla ebbe ascoltato la sua testimonianza e si domandava come reagire, fu Pietro a esortarli a pentirsi e a ricevere il battesimo (cfr. At 2,37-41). Fu Pietro a compiere la prima guarigione documentata nella storia della Chiesa: quella dello storpio «presso la porta del tempio detta Bella» (cfr. At 3,1-10). Quando Pietro e Giovanni furono arrestati e chiamati a rendere conto delle loro azioni, fu Pietro a rivolgersi al Sinedrio e a rendere una potente testimonianza del Vangelo (cfr. At 4,5-12). Fu Pietro a occuparsi del primo caso documentato di disciplina ecclesiastica esercitata nella storia della Chiesa, ovvero quello di Anania e Saffira (cfr. At 5,1-11).
In seguito, quando il Vangelo cominciò a diffondersi oltre i confini della Giudea nella vicina regione della Samaria, fu Pietro a invocare lo Spirito Santo affinché avallasse questo nuovo sviluppo missionario (cfr. At 8,14-17). Quando Dio dispose le prime conversioni dei gentili nella storia della Chiesa, mandò Pietro a predicare e a amministrare il battesimo a Cornelio e alla sua famiglia (cfr. At 10,1-48). Quando a Gerusalemme si riunì il primo concilio della storia della Chiesa di cui si abbia notizia, fu Pietro ad alzarsi per porre fine al dibattito con una solenne proclamazione della dottrina cristiana, riguardo alla possibilità di ammettere i gentili nella comunità dei discepoli di Cristo (cfr. At 15,7-11).
Anche le lettere di San Paolo indicano il ruolo significativo che Pietro svolgeva nella prima comunità cristiana. «Paolo è l’unico testimone che parla in modo diretto della sua relazione e della sua esperienza personale con Pietro nelle sue lettere» (Michele Mazzeo, Pietro. Roccia della Chiesa, Milano: Edizioni Paoline, 2004, p. 285). Parlando di Pietro, Paolo lo presenta con l’aramaico «Cefa» ben otto volte (in Gal 1,18; 2,9.11.14; 1 Cor 1,12; 3,22; 9,5; 15,5) e usa il nome «Pietro» solo due volte (in Gal 2,7-8). Paolo riconosce il posto speciale di Pietro nelle prime comunità cristiane. Infatti, Pietro è il testimone nominato per primo della lista delle persone che hanno visto Gesù dopo la sua risurrezione (cfr. 1 Cor 15,5). La lettera ai Galati attesta che Pietro «ha una posizione di tale prestigio e di tale rilevanza che molti cristiani si sentono influenzati dal suo esempio» (Mazzeo, Pietro, p. 305). Proprio a causa del suo influsso, Paolo non esita a riprenderlo pubblicamente, quando a suo giudizio la condotta non appariva chiara (cfr. Gal 2,11-14). Paolo non si considera inferiore a Pietro e ritiene di aver ricevuto la propria missione di predicare il Vangelo tra le genti direttamente dal Signore risorto, per cui non aveva bisogno dell’approvazione altrui. Tuttavia, Paolo prende Pietro sempre come punto di riferimento. Qualche anno dopo le sue prime iniziative di evangelizzazione, Paolo si reca a Gerusalemme «per andare a conoscere Cefa» (Gal 1,18) e sottolinea come «Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne» riconobbero la grazia data a lui e «diedero a me e a Barnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare» (Gal 2,9-10). Qualche anno dopo, sia Pietro che Paolo giunsero a Roma, dove entrambi subirono il martirio. «I due apostoli saranno […] uniti in modo definitivo dalla testimonianza resa a Cristo e dal martirio nella città che diventerà il centro e il simbolo della cristianità» (Mazzeo, Pietro, p. 306).
Malgrado le loro differenze, che non vengono soppresse, Paolo riconosce la necessità di comunione con Pietro e gli altri apostoli. Come afferma Papa Leone XIV: «[…] la storia di Pietro e Paolo ci insegna che la comunione a cui il Signore ci chiama è un’armonia di voci e di volti e non cancella la libertà di ognuno. I nostri Patroni hanno percorso sentieri diversi, hanno avuto idee differenti, a volte si sono confrontati e scontrati con franchezza evangelica. Eppure ciò non ha impedito loro di vivere la concordia apostolorum, cioè una viva comunione nello Spirito, una feconda sintonia nella diversità» (Omelia nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno 2025).
Il ruolo preminente di Pietro tra i discepoli risulta quindi evidente nei Vangeli, negli Atti degli Apostoli e nell’epistolario paolino: «L’ampiezza e la profondità di queste testimonianze sono davvero sbalorditive. In un passo dopo l’altro dei Vangeli vediamo Gesù che prepara Pietro a una missione unica di guida e di servizio. In un passo dopo l’altro degli Atti vediamo Pietro esercitare il suo ruolo di guida come padre spirituale che si prende cura della famiglia della fede. La testimonianza della tradizione cattolica non è quindi che un’eco della tradizione biblica. Nessun altro apostolo occupa un posto così di rilievo nella storia del Nuovo Testamento. A nessun altro apostolo vengono riservati tali onori o viene chiesto di assumersi tali responsabilità. Tra gli apostoli, solo Simone Pietro detiene una posizione di primato» (Ignatius Catholic Study Bible, San Francisco: Ignatius Press, 2024, p. 1939).
Riguardo al ministero che Pietro continua a esercitare oggi nella Chiesa, attraverso i suoi successori, Papa Benedetto XVI affermò: «Pietro, per tutti i tempi, dev’essere il custode della comunione con Cristo; deve guidare alla comunione con Cristo; deve preoccuparsi che la rete non si rompa e possa così perdurare la comunione universale. Solo insieme possiamo essere con Cristo, che è il Signore di tutti. Responsabilità di Pietro è di garantire così la comunione con Cristo con la carità di Cristo, guidando alla realizzazione di questa carità nella vita di ogni giorno» (Udienza generale, 7 giugno 2006).
Ancora oggi, Pietro continua a guidarci nella gioiosa professione di fede in Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente, Colui che è venuto a dimorare in mezzo a noi per salvarci e condurci alla pienezza della vita. Avendo sperimentato l’amore infinito e incondizionato di Dio, nonostante i propri difetti, Pietro ci guida anche sulle vie dell’amore. Papa Leone XIV ne trae le conseguenze per il ministero petrino del Vescovo di Roma: «Quando Gesù chiede a Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?” (Gv 21,16), si riferisce […] all’amore del Padre. È come se Gesù gli dicesse: solo se hai conosciuto e sperimentato questo amore di Dio, che non viene mai meno, potrai pascere i miei agnelli; solo nell’amore di Dio Padre potrai amare i tuoi fratelli con un “di più”, cioè offrendo la vita per i tuoi fratelli. A Pietro, dunque, è affidato il compito di “amare di più” e di donare la sua vita per il gregge. Il ministero di Pietro è contrassegnato proprio da questo amore oblativo, perché la Chiesa di Roma presiede nella carità e la sua vera autorità è la carità di Cristo. Non si tratta mai di catturare gli altri con la sopraffazione, con la propaganda religiosa o con i mezzi del potere, ma si tratta sempre e solo di amare come ha fatto Gesù» (Omelia per l’inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma, 18 maggio 2025). Per svolgere questo arduo compito, che va oltre le forze umane, Pietro e i suoi successori hanno sempre fatto affidamento sulla preghiera di Cristo e della Chiesa: «Simone … ho pregato per te» (Lc 22,31-32); «Mentre Pietro … era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui» (At 12,5). Consapevoli dell’importanza di mantenere i legami di comunione affettiva ed effettiva con il Romano Pontefice, successore di Pietro, sosteniamo costantemente il Santo Padre con frequenti preghiere per la sua persona e la missione che svolge al servizio della Chiesa e di tutta l’umanità: «O Dio, che nel disegno della tua sapienza hai edificato la tua Chiesa sulla roccia di Pietro, capo del collegio apostolico, guarda con benevolenza il nostro papa Leone; tu, che lo hai scelto come successore di Pietro, fa’ che sia per il tuo popolo principio e fondamento visibile dell’unità nella fede e della comunione nella carità» (Messale Romano, Colletta della Messa per il Papa).
Mons. Joseph Murphy