Ricordo ancora il giorno dei primi colloqui per intraprendere questo percorso di formazione biennale. Ricordo la risposta che diedi davanti alla commissione alla domanda su quale fosse la motivazione che mi aveva mosso a presentarmi lì e a voler far parte dell’Associazione Ss. Pietro e Paolo: spendermi, servire. Dissi questo. Non usai molti giri di parole. E così è stato. E così rimarrà una volta pronunziata la promessa: il servizio come mezzo per amare.
Tornando alla mia esperienza in questi due anni, sono stati due anni di formazione intensi, pieni di incontri formativi, i quali hanno arricchito il mio percorso spirituale che già nutrivo nella mia parrocchia d’appartenenza, Santa Gemma Galgani, e seguendo il percorso dei “7 Segni” di don Fabio Rosini. Due anni veramente pieni di grazia, in cui ho avuto la fortuna e l’opportunità di sperimentare il servizio in Basilica, attraverso i cosiddetti servizi di affiancamento, e di vivere momenti bellissimi ed emozionanti servendo da ministrante Sua Santità Papa Leone XIV. Servizi che ho vissuto in maniera diversa ma che hanno lasciato dentro di me qualcosa di inaspettato.
Durante il servizio in Basilica ho sperimentato la gioia, principalmente nell’aiutare i pellegrini/visitatori che chiedevano informazioni; un gesto apparentemente semplice, direi anche dovuto, ma che, pur essendo io a farlo, pur essendo io a “dare” e non a ricevere, ogni volta mi ha lasciato questa gioia. E in questo ho toccato con mano la Parola “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35).
Nel servizio da ministrante, poi, ho vissuto qualcosa di diverso che mai mi sarei aspettato di vivere essendo io uno degli ultimi arrivati nel gruppo dei ministranti; molteplici emozioni in ogni incontro e servizio con il Santo Padre.
Impossibile per me, poi, non citare anche l’esperienza estiva in Francia fatta con il gruppo giovani dell’Associazione, accompagnati dall’Assistente Spirituale Mons. Joseph Murphy e dal Vice-Assistente Mons. Ivan Santus. Una bellissima esperienza formativa, spirituale e conviviale che mi ha fatto sentire sempre più inserito all’interno della famiglia della nostra Associazione. E, per queste esperienze, ho il cuore colmo di gratitudine nei confronti dell’Associazione Ss. Pietro e Paolo. Ho avuto, quindi, la fortuna di vivere l’Associazione in varie delle sue molteplici sfaccettature, molte delle quali ancora da scoprire e da toccare con mano con il desiderio di spendermi.
E concludo il racconto della mia esperienza da aspirante evidenziando un po’ il filo che ha legato questo mio percorso: come detto all’inizio, la mia motivazione è sempre stata quella di servire, ma, proprio nel servizio, ho sperimentato un qualche ritorno spesso inaspettato e non cercato. Per questo mi piace dire: sono entrato per servire e, senza volerlo, ho finito per ricevere.
Federico Ilari