Incontro 2/2026 LE PAROLE DI DON GIOVANNI NUNZIANTE SALAZAR

Sono stato ordinato sacerdote da Papa Leone XIV nella IV Domenica di Pasqua, Domenica del Buon Pastore, in una ricorrenza liturgica che ha un forte significato per la mia storia. Anzitutto, per la figura stessa del “Bel” Pastore che, con la sua mitezza accogliente e confortante, mi accompagna sin da quando ero bambino. Nell’adolescenza, poi, se non fosse stato per il Buon Pastore che va alla ricerca delle Sue pecorelle più indisciplinate, sarei caduto in chissà quale crepaccio. Le mie inquietudini adolescenziali hanno trovato invece risposta nel Pastore che conduce a lieti pascoli, alla vita piena con Lui, dove è la gioia e con il quale non si avverte alcuna mancanza (cfr. Sal 23).

Ma il significato che attribuisco all’aver ricevuto l’ordinazione nella IV di Pasqua è ancora maggiore… e riguarda un evento accaduto nella Cappella del nostro Sodalizio. Era la Domenica 17 aprile 2016 e, come ogni Domenica di quegli anni, mi apprestavo ad andare alla Messa delle 9:00 in Associazione, a cui seguiva poi l’incontro di formazione per noi Aspiranti. Compivo 23 anni, quel giorno, e mi ero svegliato col desiderio di conoscere quale progetto il Signore avesse in mente per me… Sì, perché fino a quel giorno avevo provato da solo a cercare il mio posto nel mondo, senza mai trovare qualcosa che davvero facesse al caso mio. Era sorta in me la domanda se il Signore non avesse da propormi qualcosa.

Giunto quindi in Associazione, andai subito in Cappella al confessionale, dove trovai un giovane sacerdote francese. Gli confidai la mia inquietudine, e lui mi consigliò di offrire questa intenzione nella Messa. Lo ringraziai e andai a mettermi fra i banchi. Tuttavia, non sapevo cosa volesse dire “offrire l’intenzione”… e pensai: «occasione persa». Ma la Messa iniziò e il Vangelo del Buon Pastore ridestò la mia attenzione. Ascoltando l’omelia, avvertii intimamente che questo “dare la vita” del Pastore per il suo gregge parlava al mio cuore, mi accendeva un ardore dentro, come se in questo “spendersi” per gli altri fosse scritto il segreto per la mia felicità.

Poi arrivò la Preghiera dei fedeli, di cui conservo ancora il foglietto: “Per i giovani, perché sappiano riconoscere il progetto di vita che Dio riserva per ciascuno… Perché numerosi giovani rispondano con gioia alla chiamata di seguire il Signore e mettersi al servizio della Chiesa nel sacerdozio e nella vita consacrata…”. Non nascondo che in quel momento mi scesero abbondanti lacrime di commozione: il Signore non aveva tardato a rispondermi e un’intera assemblea – pur senza saperlo – pregava per me! Il sacerdozio non lo stavo affatto considerando in quel periodo, perché pensavo di sposarmi e di avere una famiglia numerosa di figli, ma in realtà la vita consacrata mi attraeva sin da quando ero bambino… e in quel momento ricordai tutto. Compresi che il mio desiderio di essere padre e sposo, non sarebbe rimasto frustrato, ma al contrario sarebbe accresciuto e avrebbe trovato pieno compimento sposando la Chiesa e divenendo padre nel generare figli alla vita della fede.

Da quel giorno è iniziato il mio percorso di discernimento vocazionale che mi ha condotto in Seminario. Era la IV Domenica di Pasqua. E il fatto che esattamente dieci anni dopo, nella IV Domenica di Pasqua del 2026, io abbia ricevuto l’Ordinazione sacerdotale, attesta per me che il regista di questo lungo progetto non sia mai stato io, ma solo il Signore, che lo ha realizzato ad arte, con colpi di scena e, al tempo stesso, con grande linearità. Lo ringrazio per aver parlato al mio cuore in un posto così caro alla mia famiglia, quale è la Cappella dell’Associazione. Nessuno mi leva dalla testa che dal Cielo, il mio bis-nonno Francesco Cantuti e la mia nonna Emanuela, sua figlia, che tanto mi ha testimoniato con la sua fede, abbiano interceduto presso il Padre perché io, in quel luogo, accogliessi con gioia la chiamata. Fide constamus avita. Grazie, Signore!

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