La Quaresima è il tempo della metanoia, cioè del cambiamento interiore. Metanoia è un costrutto sintattico di μετά (metá) e νοῦς (noûs): significa letteralmente andare oltre la propria mente, cambiare il modo di pensare. Nel Nuovo Testamento la parola è usata da Gesù Cristo e da Giovanni Battista quando predicano: “Convertitevi”. Il verbo usato è di origine greca, metanoeite (μετανοεῖτε), e la conversione di Francesco d’Assisi ne è un esempio lampante.
C’è una domanda che però prima o poi attraversa la vita di ogni essere umano, una domanda semplice ma capace di mettere in discussione ogni certezza: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. È la domanda che nasce quando ciò che sembrava sufficiente non basta più e quando i nostri progetti entrano in crisi. Anche crisi è una parola di origine greca e significa scegliere: quando ci troviamo davanti a una crisi siamo chiamati a decidere, a prendere una direzione.
La vita di San Francesco d’Assisi nasce proprio da questa inquietudine. Figlio di un ricco mercante e destinato a una vita agiata, Francesco sperimenta presto la fragilità della vita e apre un dialogo con se stesso. Da questa crisi prende forma in lui una trasformazione profonda. La svolta decisiva avviene nell’incontro con i lebbrosi, persone allora emarginate e temute. Egli, che un tempo era restio ad avvicinarsi loro, cambia radicalmente prospettiva e sceglie di incontrarli e di servirli.
Qual è allora il punto di congiunzione tra Francesco e la Quaresima? La conversione, intesa non come un atto momentaneo, ma come un cammino continuo di trasformazione del cuore e di sequela di Cristo. La Quaresima nasce infatti come tempo di cambiamento profondo della vita. Non è soltanto un periodo di penitenza o di rinunce esteriori, ma un invito a rivedere la propria direzione esistenziale.
La domanda che apre questo articolo — “Signore, cosa vuoi che io faccia?” — è proprio la domanda peculiare della Quaresima. Ma questo cambiamento come avviene? Attraverso il crollo delle nostre certezze. Francesco lo esprime in modo radicale nel gesto della spoliazione: rinuncia alle ricchezze, agli averi e alle sicurezze che fino a quel momento avevano definito la sua vita.
È anche per questo che abbiamo scelto di recarci in ritiro ad Assisi in occasione dell’Anno Giubilare Francescano per l’800° anniversario del Transito di San Francesco. In questi giorni abbiamo provato a fare proprio ciò che la Quaresima ci chiede: fermarci, ascoltare, interrogarci e lasciare spazio a un cambiamento reale. Non si è trattato soltanto di riflessioni, ma di un cammino vissuto anche attraverso segni concreti: il pellegrinaggio ai resti mortali di San Francesco, la Via Crucis presso al Santuario della Spogliazione, il tempo di preghiera davanti alla tomba di San Carlo Acutis e il servizio prestato per la Santa Messa domenicale nella Basilica di S. Francesco celebrata dal Card. Koovakad. In ciascuno di questi momenti abbiamo potuto toccare con mano come la conversione non sia un’idea astratta, ma un passaggio concreto che attraversa la vita.
Il cammino a piedi verso l’Eremo delle Carceri e la testimonianza del frate del Sacro Convento hanno poi dato un volto ancora più vivo a questa esperienza. Abbiamo compreso che la metanoia non è un gesto isolato o straordinario, ma un modo nuovo di stare nella realtà: riconoscere Cristo presente nella Chiesa, nei fratelli e nelle situazioni quotidiane. Così, ciò che abbiamo vissuto non resta confinato a questi giorni di ritiro, ma diventa una domanda aperta per ciascuno di noi sul senso stesso del nostro agire. Una domanda da portare dentro la vita di ogni giorno, lasciando che il cambiamento inizi davvero nel cuore e si traduca in scelte concrete.
Costantino Di Nicco