Incontro 2/2026 MAGNIFICA HUMANITAS: La CUSTODIA DELLA PERSONA E LA DIGNITà DEL LAVORO NELLA TRANSIZIONE DIGITALE – I PARTE

Suscita speciale interesse la prima Lettera Enciclica che il Santo Padre Leone XIV ha promulgato il 15 maggio scorso, nel 135° anniversario dell’Enciclica Rerum novarum di Leone XIII, vero caposaldo della Dottrina Sociale della Chiesa.

Magnifica humanitas (MH): un titolo chiaro e specialmente evocativo, che ben esprime la centralità della persona di fronte alle grandi sfide epocali con le quali la contemporaneità è ineludibilmente chiamata a misurarsi, in un’era vorticosamente segnata da trasformazioni, anzitutto digitali. In questo senso, merita attenzione anche il sottotitolo dell’Enciclica, «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale», per mezzo del quale il Santo Padre pone chiaramente l’accento sulla centralità della persona.

Non v’è dubbio che si tratta di un contributo essenziale e prezioso che va ad inserirsi, con innovativa continuità, in quello straordinario «patrimonio di saggezza, ove troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti per agire», che è la Dottrina Sociale della Chiesa (MH, 3).

Così, riannodando sapientemente i fili della riflessione dottrinale sulla società, l’economia e la politica del Magistero della Chiesa, in Magnifica humanitas il Santo Padre Leone XIV traccia, con un linguaggio chiaro e al contempo alto, le coordinate di un cammino di riflessione densissimo di contenuti, che prende le mosse dall’urgenza di misurarsi con le res novae del nostro tempo, segnate dal protagonismo indiscusso delle tecnologie digitali, della robotizzazione e, quindi, dall’intelligenza artificiale (MH, 4).

E sono proprio le nuove frontiere della tecnica che rivestono un ruolo centrale nel ragionamento del Papa che, in piena continuità – sia metodologica che dottrinale – con il Magistero della Chiesa in generale e con la già menzionata Enciclica Rerum novarum di Leone XIII, evidenzia la necessità di «interpretare le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica», nella consapevolezza di ciò, che «negli ultimi anni è divenuto sempre più evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo» (MH, 4).

Come ha ricordato anche nel suo discorso al Congresso dei Deputati di Madrid, nell’ambito del recente viaggio apostolico in Spagna (6-12 giugno 2026), «il progresso offre possibilità meravigliose, e oggi lo vediamo in modo particolare nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Come ho ricordato nella mia recente Enciclica, la tecnologia in sé stessa non è neutra, perché assume il volto di chi la concepisce, la finanzia, la regola e la utilizza (cfr. MH, 9); per questo, di fronte alle trasformazioni del nostro tempo, il nostro discernimento deve concentrarsi sul posto che occupa la persona umana nelle nostre decisioni e su come si prospettano oggi, in modo nuovo, la dignità del lavoro, la solidarietà, la politica sociale e il bene comune».

Ebbene, di fronte a tale realtà oggettiva, di fronte a tale fenomeno evidente agli occhi di chiunque, sin dai primi passi dell’Enciclica, il Papa pone in luce un’opzione interpretativa di grande significato, chiarendo che «la tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto “fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo”» (MH, 4; il virgolettato nella citazione è di Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 69).

Certamente, dall’automatizzazione di un’intelligenza artificiale capace di prendere decisioni in totale autonomia, prescindendo dall’intervento umano, scaturiscono grandi domande di senso che impongono l’urgenza di «avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto», imponendosi «alla nostra coscienza domande decisive, che non possono più essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?» (MH, 6).

Domande profonde queste, che si avvertono come non più rinviabili e che evidenziano la necessità metodologica di sviluppare un’attitudine e una consapevolezza critiche, circa i profili sia di potenzialità che di criticità che presenta la trasformazione digitale in atto. È da questa, infatti, che emerge chiaramente quel «rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto» che Papa Leone XIV evidenzia sin dalle prime righe dell’Enciclica (MH, 1). Ebbene, di fronte a tale pericolo, occorre riaffermare la necessità di costruire sentieri, anche digitali, orientati a custodire la dignità di ogni persona, a promuovere la giustizia e a rendere possibile la fraternità (ancora MH, 1).

Straordinariamente centrali sono, dunque, i principi dello “sviluppo umano integrale” inteso come «processo in cui la crescita delle persone e dei popoli riguarda tutte le dimensioni dell’esistenza e apre il futuro anche alle generazioni che verranno» (MH, 82; v. Paolo VI, Populorum progressio, 14; Benedetto XIV, Caritas in Veritate, 21).

Com’è evidente, in questa sede, ragioni di sintesi non consentono di ragionare sull’intero testo dell’Enciclica, la cui struttura si articola in cinque capitoli, preceduti da un’introduzione e succeduti da una conclusione specialmente dense di contenuto: “Un pensiero dinamico fedele al Vangelo” (capitolo 1), “Fondamenti e principi della Dottrina Sociale della Chiesa” (capitolo 2), “Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA” (capitolo 3), “Custodire l’umano nella trasformazione. Verità, lavoro, libertà” (capitolo 4), “La cultura della potenza e la civiltà dell’amore” (capitolo 5).

Un aspetto di cruciale importanza sul quale si vuole qui soffermare l’attenzione e proporre un ragionamento è quello della dignità del lavoro, che il Santo Padre affronta con straordinaria profondità sistematica e, al contempo, con speciale concretezza, anche giuslavoristica, nel suo essere «chiave essenziale di tutta la questione sociale» (S. Giovanni Paolo II, Laborem exercens, 3) e «dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità» (MH, 154).

E invero, in piena continuità con le grandi Encicliche sociali e, in primis, con le citate Rerum novarum di Leone XIII e Laborem exercens di S. Giovanni Paolo II, Leone XIV torna a soffermarsi sulla natura non già meramente strumentale del lavoro, elemento espressivo della dignità della vita, considerando «l’attenzione sulla tutela dei lavoratori e sulla necessità di contrastare ogni forma di sfruttamento», alla luce delle specificità proprie delle res novae dei nostri tempi digitali (MH, 148-149).

Afferma il Santo Padre: «Oggi, l’intreccio tra automazione, robotica e IA sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoro. Questo porterà, si dice, grandi miglioramenti per tutti. In realtà, i “nuovi modi” di lavorare non sono necessariamente migliori, perché “mentre l’IA promette di dare impulso alla produttività facendosi carico delle mansioni ordinarie, i lavoratori sono spesso costretti ad adattarsi alla velocità e alle richieste delle macchine, piuttosto che siano queste  a essere progettate per aiutare chi lavora. Per questo, contrariamente ai benefici dell’IA pubblicizzati, gli attuali approcci alla tecnologia possono paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive. La necessità di stare al passo con il ritmo della tecnologia può erodere il senso della capacità di agire da parte dei lavoratori e soffocare le capacità innovative che questi sono chiamati a profondere nel loro lavoro”» (MH, 150; il virgolettato nella citazione è del Dicastero per la Dottrina della Fede – Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Nota Antiqua et nova, 14 gennaio 2025, 67).

 

Stefano Bini

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