Incontro 2/2026 LA BENEDIZIONE E LA CONSEGNA DEI PALLI

Come da tradizione, il 29 giugno, durante la S. Messa presieduta nella Basilica Vaticana nella solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Patroni di Roma, Papa Leone XIV ha benedetto e consegnato i palli agli Arcivescovi Metropoliti nominati nel corso dell’anno.

Il pallio (dal latino pallium, che significa “mantello di lana”, in origine portato dai saggi e dai filosofi) è un paramento liturgico, da indossarsi sopra la casula o la pianeta. Nel corso dei secoli ha conosciuto diverse forme. Attualmente è costituito da una striscia di lana bianca avvolta sulle spalle e con due lembi neri pendenti davanti e dietro ed è decorato con sei croci nere di seta, a ricordo delle ferite di Cristo, una su ogni coda e quattro sull’incurvatura, e tre spille d’oro gemmate a forma di spillone o chiodo, a ricordo, invece, dei tre chiodi della croce.

Questo indumento liturgico, originariamente usato solo dal Papa, da diversi secoli è utilizzato anche dagli Arcivescovi Metropoliti, i Vescovi, cioè, che presiedono una provincia ecclesiastica, esclusivamente nel territorio della propria provincia. Ovviamente il Papa, Pastore universale della Chiesa, indossa il pallio in qualsiasi luogo. È tradizione, inoltre, che il Papa lo conceda anche al Cardinale Decano.

Di origine incerta, nel tempo l’uso del pallio ha assunto vari significati. Secondo alcune interpretazioni tale paramento rappresenterebbe sia l’agnello portato sulle spalle dal Buon Pastore (le due strisce terminali di seta nera simboleggiano gli zoccoli della pecora, così come l’uso della lana), sia l’Agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità perduta (da qui la presenza delle sei croci trapassate da tre spille). Ora, esprimendo la potestà che il Metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione, il pallio, come ha ricordato nel 2005 Papa Benedetto XVI, è il «segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo».

La benedizione e la consegna dei palli ai nuovi Arcivescovi da parte del Papa del 29 giugno è, in verità, la parte finale di un percorso che inizia molti mesi prima e segue una rigida tradizione formatasi nei secoli.

Infatti, per la fattura dei palli, ogni anno, dal 1909 i monaci trappisti dell’Abbazia delle Tre Fontane allevano due agnelli, che poi donano al Capitolo di San Giovanni in Laterano. Gli agnelli sono consegnati, dal 1884, alle suore della Sacra Famiglia di Nazareth, le quali, il 21 gennaio, nella festività di Sant’Agnese, tradizionalmente rappresentata nell’iconografia cristiana accanto a questi animali, li adornano con due mantelli, uno di colore rosso, in ricordo del martirio della santa, l’altro bianco, in ricordo della sua verginità, e con due corone di fiori (sempre una rossa e una bianca) sul capo e li posano in una cesta. Una volta pronti, gli agnelli vengono benedetti dall’Abate Generale dei Canonici Regolari Lateranensi durante una S. Messa nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura sulla via Nomentana, ove ci sono le reliquie della Santa, e quindi presentati al Papa nel Palazzo Apostolico. I due agnelli vengono infine affidati alle suore benedettine del monastero di Santa Cecilia in Trastevere, che procedono a confezionare i palli con la lana da essi prodotta. Una volta pronti, i palli vengono portati nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Durante i primi vespri della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, la sera del 28 giugno, vengono collocati vicino alla tomba dell’Apostolo Pietro, nella Nicchia dei Pallo, sotto l’altare della Confessione. Il 29 giugno, infine, i palli vengono prelevati e, durante la celebrazione eucaristica, benedetti dal Papa e consegnati agli Arcivescovi. La formula utilizzata dal Papa per la benedizione durante la cerimonia fa memoria del significato di cui il pallio è segno. Essa ricorda, infatti, che le anime sono le «pecore del gregge», il cui governo Dio ha voluto affidare, «sotto l’immagine del buon Pastore» a Pietro ed ai suoi successori. I palli simboleggiano «la realtà della cura pastorale» e i Vescovi che li indosseranno i «pastori del … gregge», che prendono «su di sé il giogo evangelico imposto sulle loro spalle … così lieve e soave da poter precedere gli altri nella via dei tuoi comandamenti con l’esempio di una perseverante fedeltà».

Nel 1983 Papa Giovanni Paolo II ha introdotto la prassi di imporre personalmente il pallio agli Arcivescovi Metropoliti. Tra il 2015 e il 2024 le modalità di conferimento di questa sacra insegna furono modificate: Papa Francesco, infatti, aveva stabilito di non imporla più direttamente, ma solo di benedirla durante la S. Messa e poi consegnarla in forma privata al termine della concelebrazione. Successivamente il Nunzio Apostolico, imponeva il pallio “nomine Summi Pontificis” ai singoli Metropoliti nelle loro rispettive arcidiocesi, ciò al fine di favorire la partecipazione, nella cerimonia liturgica, dei Vescovi suffraganei e del popolo di Dio e così aiutare alla valorizzazione e comprensione del suo significato. Nel 2025, Papa Leone XIV ha ripristinato la prassi introdotta da San Giovanni Paolo II. Le norme canoniche e liturgiche prevedono che i palli non possano essere usati dai Metropoliti quando cambiano giurisdizione o lasciano l’incarico, né posso essere trasferiti ad altri (per esempio, i successori, che devono richiederlo nuovamente al Papa) e, quando muoiono, devono essere sepolti con loro.

Claudio Gentile

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