Incontro 1/2026 Cristo Risorto: fonte della nostra speranza Messaggio dell’Assistente Spirituale Mons. Joseph Murphy

Quest’anno la celebrazione della Pasqua si svolge in un contesto caratterizzato da numerose minacce preoccupanti: guerre in molte parti del mondo, violenza, terrorismo, persecuzioni etniche e religiose, instabilità politica ed economica, e disastri naturali sempre più frequenti. Molte persone vivono in condizioni di precarietà, con accesso molto limitato ai beni di prima necessità, come cibo, acqua, alloggio, lavoro e istruzione. Anche nelle nostre società occidentali, ricche e consumistiche, dove i bisogni materiali sono generalmente soddisfatti, si percepisce spesso una certa insoddisfazione nei confronti della vita, una perdita del senso e dello scopo dell’esistenza, e persino una diffusa noia e sensazione di vuoto, pure tra coloro che, a prima vista, sembrano avere tutto ciò che potrebbero desiderare.

Questa situazione esistenziale, che tutti noi viviamo, è ben descritta da Papa Leone XIV: «La nostra vita è scandita da innumerevoli accadimenti, colmi di sfumature e di vissuti differenti. A volte ci sentiamo gioiosi, altre volte tristi, altre ancora appagati, oppure stressati, gratificati o demotivati. Viviamo indaffarati, ci concentriamo per raggiungere risultati, arriviamo a conseguire traguardi anche alti, prestigiosi. Viceversa, restiamo sospesi, precari, in attesa di successi e riconoscimenti che tardano ad arrivare o non arrivano affatto. Insomma, ci troviamo a sperimentare una situazione paradossale: vorremmo essere felici, eppure è molto difficile riuscire a esserlo in modo continuativo e senza ombre. Facciamo i conti con il nostro limite e, allo stesso tempo, con l’insopprimibile spinta a tentare di superarlo. Sentiamo nel profondo che ci manca sempre qualcosa» (Udienza generale, 15 ottobre 2025).

In una situazione del genere, cosa potrebbe mai dirci la risurrezione di Cristo? Tale evento ci indica dove trovare la pienezza della vita, per la quale siamo stati creati. Perciò, «alimenta la speranza di fronte alle sfide spaventose che la vita ci mette davanti ogni giorno a livello personale e planetario» (Leone XIV, Udienza generale, 5 novembre 2025). Come dice Gesù: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). La risurrezione di Cristo ci assicura che il nostro desiderio di pienezza di vita non è un grido vano nell’oscurità dell’assurdo, ma è espressione di una spinta esistenziale che troverà appagamento. La nostra fede ci insegna che, quando Cristo risuscitò dai morti, non tornò alla vita terrena che conduceva prima della sua morte sulla croce. In questo senso, la sua risurrezione non fu simile alla resurrezione dalla morte della figlia di Giairo, del figlio della vedova di Nain o di Lazzaro, fratello di Maria e Marta. Con la sua risurrezione dai morti, Gesù è entrato in una vita nuova e definitiva, una forma di vita qualitativamente superiore e perfetta, libera dalla minaccia della sofferenza, della morte e della dissoluzione.

Il fatto della risurrezione di Cristo è al centro della fede cristiana ed è fonte della nostra speranza. È vero che nessuno ha assistito al momento della resurrezione, un evento che, pur avvenendo nel corso della storia, la trascende. Tuttavia, la tomba vuota, le apparizioni del Risorto a testimoni scelti e la straordinaria trasformazione avvenuta in coloro che lo videro o che accolsero la testimonianza di quanti lo avevano visto costituiscono, nel loro insieme, prove plausibili e ragionevoli del fatto che la risurrezione di Cristo ebbe effettivamente luogo.

La risurrezione non è solo un fatto che riguarda Cristo stesso; ha anche delle conseguenze per noi. Il Risorto ci ha promesso che, dove è andato Lui, andremo anche noi. Anche a noi è stata promessa la pienezza della vita. Egli è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti (1 Cor 15,20). Gesù Cristo è il Signore della storia; ha vinto la morte, che ha perso il suo potere di ferire e distruggere: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» (Sal 89,49; 1 Cor 15,54-55). Egli ci ha aperto la porta della vita; ci precede, guidandoci verso la pienezza della vita. Sarà una nuova vita, di cui non abbiamo alcuna esperienza e che non riusciamo nemmeno a immaginare. San Paolo afferma che i nostri corpi corruttibili risorgeranno incorruttibili, che saremo trasformati e che ciò che era mortale diventerà immortale. La speranza che anche noi potremo partecipare alla risurrezione di Cristo dà senso a tutte le nostre imprese terrene, purché siano conformi alla volontà di Dio. Pertanto San Paolo ci esorta: «Fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore» (1 Cor 15,58).

Il Cristo risorto dà senso alla nostra esistenza e alle nostre attività quotidiane, placa la nostra sete di pienezza di vita, ci accompagna nel quotidiano cammino, spesso faticoso, doloroso, misterioso. Lui, il punto di arrivo del nostro pellegrinaggio terrestre, è anche colui che ci sostiene e ci incoraggia. «Senza il suo amore, il viaggio della vita diventerebbe un errare senza meta, un tragico errore con una destinazione mancata. Siamo creature fragili. L’errore fa parte della nostra umanità, è la ferita del peccato che ci fa cadere, rinunciare, disperare. Risorgere significa invece rialzarsi e mettersi in piedi. Il Risorto garantisce l’approdo, ci conduce a casa, dove siamo attesi, amati, salvati. Fare il viaggio con Lui accanto significa sperimentare di essere sorretti nonostante tutto, dissetati e rinfrancati nelle prove e nelle fatiche che, come pietre pesanti, minacciano di bloccare o deviare la nostra storia» (Leone XIV, Udienza generale, 15 ottobre 2025).

Cari Soci, cari lettori, possa la risurrezione di Cristo illuminare i vostri cuori con la speranza e la pace che solo Lui può donare. Buona Pasqua a tutti!

Immagine di Redazione

Redazione

Articoli Correlati

Torna in alto