Nella mattinata del 15 marzo u.s., l’Associazione SS. Pietro e Paolo ha vissuto il ritiro di Quaresima nella ormai collaudata e familiare cornice del Celio, presso la Curia Generalizia dei Padri Passionisti. È stata una giornata intensa e feconda, scandita dalla preghiera, dall’ascolto della Parola, dalla riflessione personale e comunitaria e dalla condivisione fraterna.
Il ritiro è iniziato con la preghiera delle Lodi, che ha introdotto i partecipanti in un clima di raccoglimento e disponibilità interiore, per accogliere il dono della presenza del Signore. A seguire, il nostro assistente spirituale, Mons. Joseph Murphy, ha tenuto una meditazione profonda e ricca di spunti sul Vangelo della guarigione del cieco nato (Gv 9,1-41), proclamato nella IV domenica di Quaresima, la domenica Laetare, che già nel suo nome richiama la gioia cristiana in mezzo al cammino penitenziale.
Mons. Murphy ha guidato i presenti a entrare nel cuore del brano evangelico, mettendo in luce come san Giovanni non si soffermi soltanto sul miracolo in sé, ma soprattutto sul suo significato spirituale. Il segno compiuto da Gesù, infatti, non conduce automaticamente alla fede: davanti allo stesso evento, alcuni si aprono alla luce, altri si irrigidiscono nel rifiuto. Il cieco guarito intraprende invece un vero e proprio cammino di fede: dapprima riconosce in Gesù “un uomo”, poi “un profeta”, fino ad accoglierlo come Signore e adorarlo. È il percorso di ogni cristiano, chiamato a lasciarsi illuminare da Cristo per passare dalle tenebre alla luce.
La meditazione ha anche evidenziato un aspetto centrale del testo: mentre i discepoli guardano al passato, chiedendosi di chi sia la colpa della cecità di quell’uomo, Gesù guarda in avanti e apre un orizzonte di speranza. Non cerca cause da imputare, ma coglie un’occasione perché si manifestino le opere di Dio. Da qui l’invito, rivolto a tutti, a lasciarci educare dallo sguardo di Cristo, uno sguardo capace di vedere non solo la ferita, ma anche la possibilità di salvezza e di rinascita che il Signore vi inscrive.
Terminata la meditazione, è seguito un tempo di riflessione personale. Successivamente i partecipanti si sono divisi in cinque gruppi, ciascuno chiamato ad approfondire una delle cinque domande proposte, tutte nate dal Vangelo appena ascoltato.

Il primo gruppo ha riflettuto sul tema: “Impariamo a vedere con lo sguardo di Gesù”. Dalla condivisione è emerso come la vita ponga spesso davanti a situazioni dolorose, incomprensibili o segnate dalla prova. Eppure, se ci si lascia guidare dallo sguardo del Signore, la sofferenza non diventa motivo di paralisi o disperazione, ma può trasformarsi in occasione di cammino e di affidamento. È stato sottolineato come guardare in avanti, invece che restare bloccati nel passato, significhi assumere una postura attiva e fiduciosa, aprendosi al progetto di Dio. Interessanti anche i riferimenti biblici emersi nella riflessione, come il parallelismo con Sansone e con Abramo: figure che mostrano come il riscatto e la pienezza si trovino solo nell’abbandono fiducioso alla volontà del Signore.
Il secondo gruppo ha approfondito la domanda: “Impariamo a partecipare all’opera salvifica di Gesù, insieme”. La riflessione si è sviluppata su due livelli: personale e comunitario. Da un lato, ciascun cristiano è chiamato, dopo essere stato illuminato dalla fede, a vivere una missione concreta di testimonianza, apertura e servizio. Dall’altro, la parola “insieme” richiama l’appartenenza a una comunità più grande, nella quale ogni membro è chiamato a farsi presenza, collaborazione, sostegno e aiuto reciproco. È emerso con chiarezza che nessuna situazione di dolore è esclusa dall’amore di Cristo e che, se vissuta nella fede, ogni prova può diventare un passaggio dalle tenebre alla luce.
Il terzo gruppo si è confrontato con la terza domanda: “Il prezzo della verità”. La testimonianza del cieco guarito, che dà fastidio fino a suscitare ostilità e rifiuto, è stata letta come immagine della condizione del credente nel mondo di oggi. Professare la fede, infatti, può ancora comportare incomprensioni, emarginazione, ironia o opposizione. È stato messo in evidenza come la verità del Vangelo interroghi sempre le coscienze e costringa ciascuno a prendere posizione. Da qui la provocazione personale: siamo davvero disposti a pagare il prezzo di una testimonianza coerente? La risposta del gruppo è stata chiara: la fedeltà a Cristo passa anche attraverso il coraggio quotidiano di vivere il Vangelo negli ambienti di lavoro, nelle relazioni sociali e in ogni circostanza della vita, affidandosi a Dio nella ricerca sincera della verità.

Il quarto gruppo ha lavorato sul tema della testimonianza. La condivisione si è fatta particolarmente intensa e toccante, anche grazie alla testimonianza personale di un partecipante che ha raccontato l’esperienza della propria sorella, cieca fin dalla nascita. Questo racconto ha reso ancora più concreto e vivo il Vangelo del giorno, mostrando come la prova possa diventare luogo di crescita nella fede e occasione di bene per altri. Dal dialogo è emerso che la testimonianza richiede uno sguardo puro, un cuore capace di lasciarsi guidare da Dio e di leggere la vita alla sua luce. La prova non è fine a sé stessa, ma può diventare occasione di maturazione e apertura agli altri. Testimoniare, inoltre, non significa solo parlare di Gesù, ma renderlo visibile nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle relazioni, nel modo di affrontare la sofferenza e nelle scelte concrete.
Il quinto gruppo, infine, ha approfondito il tema: “Scoprire la gioia della fede”. È emerso come la fede, se autenticamente vissuta come affidamento, non possa essere percepita come un peso, ma come sorgente di gioia. In un contesto storico e culturale nel quale la fede si confronta con molte altre visioni del mondo, essa viene spesso vissuta oggi con una consapevolezza forse più personale e più matura. Alcuni partecipanti hanno raccontato esperienze concrete che hanno permesso loro di conoscere più profondamente Gesù: la vita associativa, lo scoutismo, la sofferenza, le prove familiari. Anche in questo caso è tornato con forza il messaggio centrale del Vangelo: la sofferenza non va letta con uno sguardo rivolto al passato, in cerca di colpe, ma con uno sguardo aperto al futuro, per scorgervi l’azione salvifica di Dio.
Al termine dei lavori, Mons. Murphy ha raccolto con sapienza i molti spunti emersi, restituendo a tutti una sintesi spirituale di grande profondità. Ci ha ricordato che tutto inizia dallo sguardo di Gesù: uno sguardo che non giudica per condannare, ma si posa su ciascuno come chiamata, possibilità, salvezza. Il cieco nato si lascia toccare da questo sguardo, obbedisce, si mette in cammino, racconta ciò che gli è accaduto, affronta l’ostilità, e proprio così giunge a conoscere più intimamente il Signore. La sua testimonianza non è accessoria, ma parte stessa del cammino di fede: raccontando ciò che Cristo ha fatto per lui, egli arriva a vedere più chiaramente chi è Cristo.
In questo senso, il ritiro ci ha fatto comprendere che anche la nostra vita cristiana segue lo stesso dinamismo. Siamo chiamati ad ascoltare, obbedire, narrare, testimoniare, perseverare. La fede cresce nella misura in cui viene vissuta, donata, confessata. E cresce anche nella prova, perché spesso è proprio lì che il Signore purifica il nostro sguardo e ci conduce a riconoscerlo non soltanto come aiuto nei bisogni, ma come Signore della vita e della storia.
Dopo questo ricco momento di ascolto e confronto, la giornata è proseguita con un tempo di condivisione e di agape fraterna, vissuto in un clima semplice e gioioso. Nel pomeriggio i partecipanti hanno potuto sostare ancora davanti al Signore nell’adorazione eucaristica, con la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione. Il ritiro si è infine concluso con la celebrazione eucaristica, culmine e fonte dell’intera giornata.
Al termine, dopo il saluto finale, ciascuno ha fatto ritorno alla propria casa portando con sé non solo il ricordo di un incontro ben riuscito, ma soprattutto la luce di una Parola che continua a risuonare nel cuore. Siamo ripartiti con maggiore consapevolezza del cammino da compiere, con il desiderio di lasciarci guardare da Cristo e di imparare sempre più a guardare il mondo con i suoi occhi. In questo tempo di Quaresima, il ritiro ci ha donato una sosta preziosa, capace di rinnovare la fede, rafforzare la comunione fraterna e riaccendere la speranza. E così, col cuore colmo di gioia e gratitudine, ci siamo rimessi in cammino verso la Pasqua, certi che la luce del Signore continua a illuminare i passi di chi si affida a Lui.
Marcello Sullo