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Periodico dell'Associazione

 

Attività della Liturgica...

Sezione Liturgica - Feste dell'Immacolata

Anno 2015

“In Maria, l’umanità è finalmente capace di accogliere Dio”

L’omelia dell’Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione (Basilica di San Pietro, 8 dicembre 2014)

L’8 dicembre 1854, 160 anni fa, in questa basilica, il beato Pio IX, con voce commossa e lacrime di gioia, proclamò solennemente una verità che ormai da secoli era nel cuore dei fedeli: “La Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale”. Le cronache raccontano che il giorno prima e durante la notte a Roma era piovuto a dirotto. Ma la mattina presto il cielo si rasserenò e spuntò un sole splendente, quasi che anche la natura volesse partecipare alla festa della proclamazione del dogma. Così i romani poterono accorrere in massa in questa Basilica, gremita fino all’inverosimile. Nella Bolla Ineffabilis Deus, Pio IX aveva scritto: “Il Dio ineffabile sin dal principio e innanzi ai secoli, elesse una Madre (…), La ricolmò dell’abbondanza di tutte le grazie celesti, tanto da renderla completamente “immune da ogni macchia di peccato, e tutta bella e perfetta”. Così la Vergine riportò un “amplissimo trionfo” sull’antico serpente, come aveva annunciato la Sacra Scrittura, nel passo che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Maria è piena di grazia. È quanto ha rivelato l’angelo con le sue prime parole: “Rallègrati, piena di grazia”. Assieme a Maria, potremmo chiederci: com’è possibile che una creatura sia piena di grazia? Ella rimase turbata, meravigliata, da questo annuncio. Com’è possibile che da questa nostra umanità così piena di violenza e di peccato sia nata una creatura così pura e così bella? Un albero cattivo non può produrre frutti buoni. Se dall’albero della nostra umanità è spuntato un frutto buono, se dal fango della nostra stirpe è sbocciato un fiore purissimo, ciò è dovuto al fatto che questo frutto, questo fiore, Maria, “ha trovato grazia presso Dio”. È lui che l’ha colmata di ogni dono, d’ogni bellezza, a tal punto che in Lei non trova dimora nessun peccato, nemmeno quello originale, che pure macchia ogni creatura.cu1 Maria è il frutto maturato sull’albero della croce, dal cuore squarciato di Cristo. Mistero e miracolo di un Dio che non conosce il limite del tempo: il Figlio genera la Madre, prima che essa possa generarlo. La genera immacolata perché a sua volta ella possa generarlo, lui che, fattosi peccato per noi, non ha conosciuto peccato. Maria è dunque figlia del suo Figlio, come canta Dante Alighieri. Eppure rimane anche figlia nostra. Non possiamo guardare a lei come altra da noi, detentrice d’un privilegio che la rende a noi estranea e lontana. Maria è generata dalla nostra carne, figlia della nostra terra, è nata dalla nostra umanità: è una di noi. Ne siamo orgogliosi, come quando dei genitori poveri e incolti vedono il figlio diventare famoso, importante; o come quando una minoranza etnica umiliata vede un suo membro assurgere alle massime cariche dello stato: si sentono rappresentati da lui: egli è tutti loro, con lui sono loro stessi ad aver raggiunto quella posizione, si sentono riscattati da bassezze e umiliazioni. Se Maria ha ricevuto il privilegio di essere Immacolata, lo è a nostro vantaggio, perché potesse darci colui che sarebbe stato il nostro Salvatore. Maria è creatura con noi, è tutti noi. Ha riscattato l’intera umanità e il creato tutto. Dio voleva venire tra noi, ma come avremmo potuto accoglierlo e fargli casa? Egli, infinitamente grande, può stare nel nostro infinitamente piccolo? “I cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere”, come avremmo potuto contenerlo noi? Egli il Santo, tra noi peccatori? Come Pietro potevamo dire soltanto: “Allontanati da me, Signore, perché sono un peccato re”; o come il centurione di Cafarnao: “Io non son degno che tu entri sotto il mio tetto”. Non potevamo accogliere Dio, non poteva entrare nella nostra casa. L’umanità e l’intero creato erano troppo angusti, inadeguati, indegni. cu2Ogni mamma, quando sta per nascere il suo bambino, prepara un luogo adatto ove adagiarlo. Anche se povera, anche se è profuga e vive sulla strada, sa trovare un angolino pulito per suo figlio. Così Dio, per far nascere suo Figlio sulla terra, ha cercato un luogo degno di lui, che non fosse insozzato dal peccato, dalla cattiveria umana. Non l’ha trovato perché il peccato regnava sulla terra. Allora si è creato uno spazio bello, buono, santo, puro, non contaminato dal male: ha creato Maria, l’ha resa immacolata. In Maria, l’umanità è finalmente capace di accogliere Dio, pienamente, to talmente. In lei, l’amore, unico contenitore capace di Dio, è rimasto intatto: “Le acque potenti non potettero spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo”. Non certo per merito suo, ma grazie a suo Figlio che l’ha preservata dal peccato, grazie all’amore di tutta intera la Trinità che l’ha creata in modo da poter abitare in lei. Finalmente il Verbo può farsi carne e venire ad abitare in mezzo a noi: ha trovato casa, c’è chi può accoglierlo adeguatamente. In Maria Immacolata noi, con tutta l’umanità e il creato, siamo stati capaci di Dio. In lei possiamo rispecchiarci, possiamo riconoscere l’umanità nuova in tutto il suo splendore, la Chiesa, “senza macchia né ruga, splendore di bellezza”, la Sposa che Cristo ha amato e per la quale ha dato se stesso, così da renderla santa e immacolata. Come Maria anche noi, ci ricorda san Paolo, siamo stati “scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità”. Maria non è rimasta tuttavia un contenitore inerte, ma con piena libertà e grande generosità, ha accolto il dono di Dio, si è resa disponibile alla grazia, aderendovi, con un “sì” convinto, attivo: “Avvenga di me secondo la tua parola”. L’umanità, a partire da Adamo ed Eva, è soltanto capace di rispondere di “no” ai ripetuti inviti dell’Amore.cu3 Maria invece pronuncia il suo “sì” ed anticipa l’Amen definitivo di Gesù. Da Maria possiamo imparare come rispondere a quanto Dio ci chiede, nelle grandi scelte della vita e nei piccoli eventi di ogni giorno. La festa dell’Immacolata, incastonata nel bel mezzo dell’Avvento, diventa l’icona della nostra attesa e della nostra speranza, della nostra apertura alla venuta del Signore. Come lei, anche noi possiamo accogliere il Signore che viene e aderire pienamente a lui, alla sua volontà, alla sua parola, con un “Sì” sincero e pieno. Per secoli i cristiani hanno cantato all’Immacolata l’antifona “Tota pulchra”: “Tutta bella sei, Maria e la macchia originale non è in te”. Oggi è raro sentir cantare questa lode a Maria, ma non dovremmo dimenticare la sua bellezza. Anche dopo che Dio ebbe creato il cielo e la terra e tutto ciò che vive in essa, rimase a contemplarlo: vide che tutto era bello, molto bello. Ma il suo capolavoro rimane Maria. Non ha creato soltanto un paradiso per noi; se n’è creato uno anche per sé: Maria, cielo che lo contiene, la tutta bella. Dio l’ha resa talmente bella da innamorarsene: è la sposa e la fa madre del Figlio suo. È così che essa ha attirato in terra Dio per noi: “al re piace la sua bellezza” (cf Sal 45, 12). Quello che Dio ha fatto in Maria può farlo anche in noi; l’ha fatto in lei per farlo in noi. Lei è stata preservata dal peccato, noi possiamo essere perdonati dal nostro peccato e resi immacolati dal suo amore misericordioso. Un innamorato dell’Immacolata, il Santo Giovanni Paolo II, ha commentato il testo della seconda lettura di oggi con le seguenti parole: “Esser immacolati! Ecco l’ideale cristiano. Maria ci parla di una vittoria totale sul male, per cui, anche noi possiamo sperare di esser purificati dal peccato e di diventare ‘santi’ e ‘immacolati’. O Maria (...) insegnaci a credere fermamente in questa possibilità e a perseguirla con coraggio per tutto il corso della nostra vita, fino al compimento celeste” (XII/2 (1989) 1474-1475). Maria è la Madre che il Signore ci ha donato dall’alto della Croce: accogliamoLa, come Giovanni, tra i beni più preziosi della nostra vita e avremo anche noi la forza di cantare con Lei il magnificat della gioia e di proclamare al mondo la bellezza della vita inondata dalla Grazia, dove il peccato non regna più e l’amore rende nuove tutte le cose. Amen.

Anno 2013

Il tradizionale omaggio floreale al simulacro dell’Immacolata Concezione ai Giardini Vaticani, quest’anno, ha segnato una novità. Per la prima volta, infatti, la Santa Messa che precede la processione è stata celebrata all’altare della Cattedra della Basilica Vaticana.
Notevole la partecipazione di Soci e familiari. L’area dell’abside era completamente gremita e la loro devota adesione è risultata molto più raccolta e ordinata, rispetto agli anni precedenti, grazie anche all’introduzione di un nuovo sistema di prenotazione e di assegnazione dei posti. L’Eucaristia, presieduta da S.E. Mons. Vittorio Lanzani, Delegato della Fabbrica di San Pietro, è stata concelebrata, oltre che dall’Assistente Spirituale Mons. Joseph Murphy, anche da Mons. Paolo Gualtieri (Segreteria di Stato), Mons. Jean-Pierre Brard (Diocesi di Sées – Francia), Mons. Michael Crotty (Segreteria di Stato), Mons. Roberto Lucchini (Segreteria di Stato), Don Jordi Bertomeu (Congregazione
per la Dottrina della Fede) e da Don Frédéric Fagot (Diocesi di Vannes – Francia).

Nell’omelia, il celebrante ha evidenziato come l’Avvento, similmente a tutti gli altri tempi di preparazione, è un periodo da vivere con una sintonia spirituale più intensa dell’evento stesso. fi3La nostra preparazione deve avvenire ravvivando la speranza che ci è stata trasmessa attraverso l’annuncio a Maria.
E, come noi ci prepariamo, anche Dio si prepara intensamente alla Natività, portando a compimento, tra l’altro, la “santa inimicizia” tra la donna ed il maligno. Il Celebrante ha ancora aggiunto come il Natale, per Dio, sia stata una “caduta”: un precipizio in cui annientò se stesso, a motivo del suo amore verso di noi.

Mons. Vittorio Lanzani ha concluso il suo intervento ricordando come proprio nella Basilica Vaticana, l’8 Dicembre 1854, il Beato Pio IX proclamò, dopo una consultazione epistolare con tutti i Vescovi del mondo, il dogma dell’Immacolata Concezione. Una decisione che molti studiosi hanno definito un “concilio per lettera”. Nelle parole del Delegato della Fabbrica di San Pietro, i presenti hanno potuto rivivere l’emozione, sfociata poi in pianto, che il Pontefice provò nel momento esatto della proclamazione, quando la sua voce, contrariamente a quanto era avvenuto negli istanti precedenti, risuonò fortissima in tutta la Basilica e di come la sua figura, nonostante la giornata di pioggia, quindi scura e nuvolosa, risultò in quel momento rivestita da una fortissima luce.

Al termine della Santa Messa, è iniziata la processione verso la riproduzione della grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, per il tradizionale omaggio floreale al simulacro dell’Immacolata Concezione. fi2Durante il tragitto, guidato dall’Assistente Spirituale, i partecipanti alla processione, aperta dagli Allievi ministranti, dal cesto floreale portato dagli Aspiranti, dagli altri Allievi e dal Gruppo musicale, hanno recitato, in un clima di sentita devozione, il Santo Rosario. Nei Giardini Vaticani, ad attendere il corteo, era presente il Cardinale Giovanni Coppa. Nel suo indirizzo di saluto, il porporato ha ricordato come Maria debba essere per tutti un esempio e uno stimolo per accrescere la Fede.
A conclusione della giornata, mentre il Gruppo musicale eseguiva festose melodie, i bambini, come è
ormai tradizione, hanno ricevuto dalle mani del Cardinale l’omaggio di un piccolo presepio.

Anno 2012

Lo scorso 8 dicembre, rinnovando una tradizione già viva nella Guardia Palatina d’Onore, l’Associazione ha festeggiato la solennità dell’Immacolata Concezione. Quest’anno, la S. Messa, celebrata come è consuetudine nella Cappella del Palazzo del Governatorato dedicata a “Maria Madre della Famiglia”, è stata presieduta S.E. Mons. Paolo De Nicolò, Reggente Emerito della Casa Pontificia e Socio d’Onore del Sodalizio. Nell’omelia, il prelato, commentando le letture proprie della giornata e soffermandosi a lungo su questa solennità mariana, ha offerto ai presenti numerosi spunti di riflessione. Al termine dell’Eucaristia, i Soci presenti, che per l’occasione erano accompagnati da numerosi familiari ed amici, si sono recati processionalmente, con il tradizionale omaggio floreale, all’effige mariana nei Giardini Vaticani, dove è fedelmente riprodotta la Grotta di Lourdes. Durante il percorso, guidato dal Reggente Emerito della Casa Pontificia e dall’Assistente Spirituale, Mons. Joseph Murphy, i partecipanti hanno recitato il Rosario, intervallandolo con inni mariani. Anche quest’anno, alla Grotta di Lourdes, ad attendere il corteo, era presente il Cardinale Giovanni Coppa, che, salutando i presenti e prima di consegnare le fi01statuine del bambino Gesù ai bambini presenti, ha voluto ricordare che la devozione all’Immacolata Concezione risale, senza soluzione di continuità, ai tempi della Guardia Palatina d’Onore, allorquando i “Ragazzi” si recavano in divisa in Piazza di Spagna per pregare davanti alla statua della Vergine e deporvi un omaggio floreale. A ricordo di quegli anni passati, che i Soci più anziani ben ricordano, si pubblica in calce alla pagina una foto dove è possibile riconoscere (a sinistra) Mons. Carlo Zoli, all’epoca Vice-Cappellano della Guardia, e (a destra) il figlio del compianto Presidente Gianluigi Marrone, all’età in cui frequentava il Gruppo Ragazzi.

Anno 2010

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Anno 2009

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