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Periodico dell'Associazione

 

Attività della Liturgica...

Sezione Liturgica - Feste dell'Immacolata

Anno 2016

““Con fiducia e grande gioia, alziamo lo sguardo verso Maria Immacolata, e mettendo la mano nella Sua, … andiamo con Lei verso Gesù”

L’omelia del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato

Cari fratelli e sorelle, Cari appartenenti all’Associazione Santi Pietro e Paolo, Questa mattina, ci ritroviamo gioiosi e numerosi in questa Basilica di San Pietro per venerare la Madonna e, in particolare, per celebrare una verità di fede che la concerne, cioè la sua Immacolata Concezione. Solo lentamente questa verità è divenuta evidente per la Chiesa. Progressivamente, contemplando l’insieme della rivelazione divina, la Chiesa ha raggiunto la certezza che la Vergine Maria è stata concepita senza peccato: non è stata macchiata dalla colpa originale. Come sapete, la verità dell’Immacolata Concezione di Maria fu solennemente proclamata proprio qui, in questa Basilica, l’8 dicembre 1854, dal Beato Papa Pio IX. Dando lettura della bolla Ineffabilis Deus, dopo la presentazione degli argomenti fondati sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, il Papa, con queste parole, ha definito il dogma dell’Immacolata Concezione: “Noi dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina con cui si afferma che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in considerazione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è una dottrina rivelata da Dio e dev’essere, per questa ragione, fermamente e costantemente creduta da tutti i fedeli”. I testimoni di quell’evento raccontano che, mentre il Papa leggeva la bolla, una coltre di nuvole smorzava lo splendore del cielo romano, oscurando l’interno della Basilica che era gremita di fedeli fin dalle prime ore del mattino.cu1 Ma alle parole esatte della definizione del dogma, un raggio filtrò dall’alto e rischiarò il viso e gli abiti del Pontefice. Dopo la lettura del testo, per un’ora intera, le campane di Roma suonarono a distesa, esprimendo così la gioia per la proclamazione di una verità di fede da lungo creduta e così fortemente sentita dal popolo cristiano che sempre si rivolge fiduciosamente verso la Madonna, la Madre, colei che intercede e protegge i suoi figli. L’odierna festa ci invita a contemplare la storia drammatica degli uomini, nella quale si svolge una lotta continua tra il bene e il male, e a rincuorarci, perché il peccato, il male e la morte, malgrado le apparenze, non hanno e non avranno l’ultima parola. La prima lettura ci parla delle conseguenze del peccato dei nostri progenitori. Dio aveva collocato l’uomo e la donna nel giardino, dando loro tutto il necessario per vivere bene e ordinando loro di non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male. Purtroppo, essi si sono lasciati ingannare dal serpente. Seminando il dubbio nel loro cuore circa la bontà di Dio, li ha incoraggiati a disobbedire al suo ordine, facendo balenare ai loro occhi la possibilità di diventare come Dio, “conoscendo il bene e il male”. La donna e poi l’uomo cedono alla tentazione, mangiano dell’albero proibito, ma anziché diventare come Dio, scoprono solamente che sono nudi.cu1 Il rapporto intimo che avevano con Dio viene infranto. Di conseguenza, al rumore dei suoi passi nel giardino si nascondono dalla sua presenza. Quante volte l’uomo non si fida di Dio! Quante volte cede alla tentazione di credere che può accantonare Dio o sostituirsi a Lui! Quante volte cerca di realizzare la propria vita e costruire un mondo migliore secondo i propri progetti e con le proprie forze, senza guardare verso Dio, il quale solo può indicargli la strada giusta! Dio, però, è buono e misericordioso. Non abbandona l’uomo ma lo chiama, dicendo: “Dove sei?”. È una domanda che risuona nel cuore di ogni uomo, di ogni peccatore, che si allontana da Dio. Il Padre ci ama e ci chiama a ritornare a lui. “Dove sei?” è un invito a guardarci con sincerità ed è allo stesso tempo un invito alla fiducia e alla speranza. La situazione negativa in cui uno si trova può essere trasformata, a condizione di accettare l’invito di Dio a rivolgersi nuovamente a lui. Dio vuole il bene per noi e ci coinvolge nel combattimento contro il male, una lotta il cui esito è sicuro. Questo è il significato delle parole che Dio rivolge al serpente: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,15). Ci sarà un combattimento ma viene anche preannunciato che la stirpe della donna un giorno vincerà e schiaccerà la testa del serpente. Chi è la donna e chi è la sua stirpe? Alla luce della rivelazione successiva, è chiaro che Maria è la donna e Gesù la sua stirpe. Gesù è vittorioso contro il serpente, che rappresenta Satana e le forze del male. Maria svolge un ruolo essenziale nel piano di Dio. Con il suo “sì” diventa la Madre del Redentore. Maria viene preparata in anticipo per la sua missione unica. Fin dal primo momento della sua esistenza, gode già i frutti della redenzione meritati dal suo Figlio e applicati a lei anticipatamente. Maria viene preservata dal peccato; è la “Tota pulchra”, perché è tutta santa. Maria non viene macchiata dal peccato e la sua santità supera la santità di qualsiasi altro santo, essendo al riparo da ogni peccato. Proprio per questo, vi è un’inimicizia assoluta tra lei e la serpente. Dio, infatti, ha un grande progetto per l’uomo e, quindi, per ciascuno di noi. San Paolo lo descrive nel testo della lettera agli Efesini che abbiamo appena ascoltato: “In lui [Gesù] ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà” (Ef 1,4-5).cu1 La nostra vita è immersa pienamente in questo disegno d’amore di Dio. Dio non si accontenta del minimo. Vuole da noi il massimo possibile; infatti vuole che noi diventiamo santi e senza macchia, figli amati. Questo disegno potrebbe sembrare irrealizzabile. Certo, se dovessimo realizzarlo con le sole nostre forze, sarebbe impossibile, soprattutto perché portiamo la macchia del peccato, che indebolisce la nostra capacità di fare il bene. Per questo, Dio porta il suo disegno a compimento attraverso il suo Figlio Gesù Cristo, il quale ci incontra continuamente, soprattutto nei sacramenti, per darci le grazie necessarie affinché possiamo seguirlo. Per attuare questo disegno divino, Maria, questa giovane donna umile e fiduciosa, svolge un ruolo unico ed essenziale. Laddove Eva aveva disobbedito, Maria obbedisce. Il “no” di Eva viene superato dal “sì” di Maria. Nel Vangelo, l’angelo Gabriele saluta Maria, con le parole: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” (Lc 1,28). Chiama Maria “piena di grazia” o, meglio, “colmata di grazia”, come se fosse il suo nome. Infatti, nel pensiero biblico, il nome della persona rivela la sua identità profonda e la sua missione. L’angelo descrive Maria come quella che possiede una bellezza spirituale unica agli occhi di Dio. Questa grazia è stata concessa a Maria anteriormente e in sovrabbondanza in vista della missione che Dio vuole affidarle, quella di diventare la Madre di Cristo. Fiduciosamente, senza capire tutto, Maria accetta questa missione e si mette pienamente a disposizione di Dio: “Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Così vengono spalancate le porte della misericordia divina che non saranno mai richiuse. L’odierna festa ci fa capire, inoltre, che la vera bellezza e la vera felicità non si trovano in una vita egoistica, incentrata su noi stessi, ma in una vita che è puro dono per gli altri. Il peccato ci rinchiude in noi stessi e danneggia la qualità dei nostri rapporti con gli altri, provocando incomprensioni, gelosie e odio. La grazia di Dio, invece, ci permette di dimenticare noi stessi e di aprire il nostro cuore verso gli altri. Maria, Madre del Redentore e Madre nostra, ci indica la strada. Non vive per se stessa; ha un cuore interamente rivolto a Dio e perciò interamente rivolto a noi, che siamo suoi figli. La sua vicinanza a Dio la rende vicina anche a noi. Per questo, è la Madre di ogni consolazione e di ogni aiuto, alla quale possiamo rivolgerci in qualsiasi situazione della vita, soprattutto quando sentiamo il peso della nostra debolezza e del nostro peccato. Lei ci fa conoscere un mondo senza peccato, un mondo ringiovanito e reso bello secondo il disegno originario di Dio. Lei ci consola, ci incoraggia, ci aiuta a credere, ci fa sperare. Con fiducia e grande gioia, allora, alziamo lo sguardo verso Maria Immacolata e, mettendo la mano nella sua, lasciamoci guidare da lei lungo i sentieri spesso accidentati della vita. Andiamo con lei verso Gesù e verso la dimora di eterna gioia che Egli sta preparando per ciascuno di noi. Così sia.

Anno 2015

“In Maria, l’umanità è finalmente capace di accogliere Dio”

L’omelia dell’Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione (Basilica di San Pietro, 8 dicembre 2014)

L’8 dicembre 1854, 160 anni fa, in questa basilica, il beato Pio IX, con voce commossa e lacrime di gioia, proclamò solennemente una verità che ormai da secoli era nel cuore dei fedeli: “La Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale”. Le cronache raccontano che il giorno prima e durante la notte a Roma era piovuto a dirotto. Ma la mattina presto il cielo si rasserenò e spuntò un sole splendente, quasi che anche la natura volesse partecipare alla festa della proclamazione del dogma. Così i romani poterono accorrere in massa in questa Basilica, gremita fino all’inverosimile. Nella Bolla Ineffabilis Deus, Pio IX aveva scritto: “Il Dio ineffabile sin dal principio e innanzi ai secoli, elesse una Madre (…), La ricolmò dell’abbondanza di tutte le grazie celesti, tanto da renderla completamente “immune da ogni macchia di peccato, e tutta bella e perfetta”. Così la Vergine riportò un “amplissimo trionfo” sull’antico serpente, come aveva annunciato la Sacra Scrittura, nel passo che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Maria è piena di grazia. È quanto ha rivelato l’angelo con le sue prime parole: “Rallègrati, piena di grazia”. Assieme a Maria, potremmo chiederci: com’è possibile che una creatura sia piena di grazia? Ella rimase turbata, meravigliata, da questo annuncio. Com’è possibile che da questa nostra umanità così piena di violenza e di peccato sia nata una creatura così pura e così bella? Un albero cattivo non può produrre frutti buoni. Se dall’albero della nostra umanità è spuntato un frutto buono, se dal fango della nostra stirpe è sbocciato un fiore purissimo, ciò è dovuto al fatto che questo frutto, questo fiore, Maria, “ha trovato grazia presso Dio”. È lui che l’ha colmata di ogni dono, d’ogni bellezza, a tal punto che in Lei non trova dimora nessun peccato, nemmeno quello originale, che pure macchia ogni creatura.cu1 Maria è il frutto maturato sull’albero della croce, dal cuore squarciato di Cristo. Mistero e miracolo di un Dio che non conosce il limite del tempo: il Figlio genera la Madre, prima che essa possa generarlo. La genera immacolata perché a sua volta ella possa generarlo, lui che, fattosi peccato per noi, non ha conosciuto peccato. Maria è dunque figlia del suo Figlio, come canta Dante Alighieri. Eppure rimane anche figlia nostra. Non possiamo guardare a lei come altra da noi, detentrice d’un privilegio che la rende a noi estranea e lontana. Maria è generata dalla nostra carne, figlia della nostra terra, è nata dalla nostra umanità: è una di noi. Ne siamo orgogliosi, come quando dei genitori poveri e incolti vedono il figlio diventare famoso, importante; o come quando una minoranza etnica umiliata vede un suo membro assurgere alle massime cariche dello stato: si sentono rappresentati da lui: egli è tutti loro, con lui sono loro stessi ad aver raggiunto quella posizione, si sentono riscattati da bassezze e umiliazioni. Se Maria ha ricevuto il privilegio di essere Immacolata, lo è a nostro vantaggio, perché potesse darci colui che sarebbe stato il nostro Salvatore. Maria è creatura con noi, è tutti noi. Ha riscattato l’intera umanità e il creato tutto. Dio voleva venire tra noi, ma come avremmo potuto accoglierlo e fargli casa? Egli, infinitamente grande, può stare nel nostro infinitamente piccolo? “I cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere”, come avremmo potuto contenerlo noi? Egli il Santo, tra noi peccatori? Come Pietro potevamo dire soltanto: “Allontanati da me, Signore, perché sono un peccato re”; o come il centurione di Cafarnao: “Io non son degno che tu entri sotto il mio tetto”. Non potevamo accogliere Dio, non poteva entrare nella nostra casa. L’umanità e l’intero creato erano troppo angusti, inadeguati, indegni. cu2Ogni mamma, quando sta per nascere il suo bambino, prepara un luogo adatto ove adagiarlo. Anche se povera, anche se è profuga e vive sulla strada, sa trovare un angolino pulito per suo figlio. Così Dio, per far nascere suo Figlio sulla terra, ha cercato un luogo degno di lui, che non fosse insozzato dal peccato, dalla cattiveria umana. Non l’ha trovato perché il peccato regnava sulla terra. Allora si è creato uno spazio bello, buono, santo, puro, non contaminato dal male: ha creato Maria, l’ha resa immacolata. In Maria, l’umanità è finalmente capace di accogliere Dio, pienamente, to talmente. In lei, l’amore, unico contenitore capace di Dio, è rimasto intatto: “Le acque potenti non potettero spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo”. Non certo per merito suo, ma grazie a suo Figlio che l’ha preservata dal peccato, grazie all’amore di tutta intera la Trinità che l’ha creata in modo da poter abitare in lei. Finalmente il Verbo può farsi carne e venire ad abitare in mezzo a noi: ha trovato casa, c’è chi può accoglierlo adeguatamente. In Maria Immacolata noi, con tutta l’umanità e il creato, siamo stati capaci di Dio. In lei possiamo rispecchiarci, possiamo riconoscere l’umanità nuova in tutto il suo splendore, la Chiesa, “senza macchia né ruga, splendore di bellezza”, la Sposa che Cristo ha amato e per la quale ha dato se stesso, così da renderla santa e immacolata. Come Maria anche noi, ci ricorda san Paolo, siamo stati “scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità”. Maria non è rimasta tuttavia un contenitore inerte, ma con piena libertà e grande generosità, ha accolto il dono di Dio, si è resa disponibile alla grazia, aderendovi, con un “sì” convinto, attivo: “Avvenga di me secondo la tua parola”. L’umanità, a partire da Adamo ed Eva, è soltanto capace di rispondere di “no” ai ripetuti inviti dell’Amore.cu3 Maria invece pronuncia il suo “sì” ed anticipa l’Amen definitivo di Gesù. Da Maria possiamo imparare come rispondere a quanto Dio ci chiede, nelle grandi scelte della vita e nei piccoli eventi di ogni giorno. La festa dell’Immacolata, incastonata nel bel mezzo dell’Avvento, diventa l’icona della nostra attesa e della nostra speranza, della nostra apertura alla venuta del Signore. Come lei, anche noi possiamo accogliere il Signore che viene e aderire pienamente a lui, alla sua volontà, alla sua parola, con un “Sì” sincero e pieno. Per secoli i cristiani hanno cantato all’Immacolata l’antifona “Tota pulchra”: “Tutta bella sei, Maria e la macchia originale non è in te”. Oggi è raro sentir cantare questa lode a Maria, ma non dovremmo dimenticare la sua bellezza. Anche dopo che Dio ebbe creato il cielo e la terra e tutto ciò che vive in essa, rimase a contemplarlo: vide che tutto era bello, molto bello. Ma il suo capolavoro rimane Maria. Non ha creato soltanto un paradiso per noi; se n’è creato uno anche per sé: Maria, cielo che lo contiene, la tutta bella. Dio l’ha resa talmente bella da innamorarsene: è la sposa e la fa madre del Figlio suo. È così che essa ha attirato in terra Dio per noi: “al re piace la sua bellezza” (cf Sal 45, 12). Quello che Dio ha fatto in Maria può farlo anche in noi; l’ha fatto in lei per farlo in noi. Lei è stata preservata dal peccato, noi possiamo essere perdonati dal nostro peccato e resi immacolati dal suo amore misericordioso. Un innamorato dell’Immacolata, il Santo Giovanni Paolo II, ha commentato il testo della seconda lettura di oggi con le seguenti parole: “Esser immacolati! Ecco l’ideale cristiano. Maria ci parla di una vittoria totale sul male, per cui, anche noi possiamo sperare di esser purificati dal peccato e di diventare ‘santi’ e ‘immacolati’. O Maria (...) insegnaci a credere fermamente in questa possibilità e a perseguirla con coraggio per tutto il corso della nostra vita, fino al compimento celeste” (XII/2 (1989) 1474-1475). Maria è la Madre che il Signore ci ha donato dall’alto della Croce: accogliamoLa, come Giovanni, tra i beni più preziosi della nostra vita e avremo anche noi la forza di cantare con Lei il magnificat della gioia e di proclamare al mondo la bellezza della vita inondata dalla Grazia, dove il peccato non regna più e l’amore rende nuove tutte le cose. Amen.

Anno 2013

Il tradizionale omaggio floreale al simulacro dell’Immacolata Concezione ai Giardini Vaticani, quest’anno, ha segnato una novità. Per la prima volta, infatti, la Santa Messa che precede la processione è stata celebrata all’altare della Cattedra della Basilica Vaticana.
Notevole la partecipazione di Soci e familiari. L’area dell’abside era completamente gremita e la loro devota adesione è risultata molto più raccolta e ordinata, rispetto agli anni precedenti, grazie anche all’introduzione di un nuovo sistema di prenotazione e di assegnazione dei posti. L’Eucaristia, presieduta da S.E. Mons. Vittorio Lanzani, Delegato della Fabbrica di San Pietro, è stata concelebrata, oltre che dall’Assistente Spirituale Mons. Joseph Murphy, anche da Mons. Paolo Gualtieri (Segreteria di Stato), Mons. Jean-Pierre Brard (Diocesi di Sées – Francia), Mons. Michael Crotty (Segreteria di Stato), Mons. Roberto Lucchini (Segreteria di Stato), Don Jordi Bertomeu (Congregazione
per la Dottrina della Fede) e da Don Frédéric Fagot (Diocesi di Vannes – Francia).

Nell’omelia, il celebrante ha evidenziato come l’Avvento, similmente a tutti gli altri tempi di preparazione, è un periodo da vivere con una sintonia spirituale più intensa dell’evento stesso. fi3La nostra preparazione deve avvenire ravvivando la speranza che ci è stata trasmessa attraverso l’annuncio a Maria.
E, come noi ci prepariamo, anche Dio si prepara intensamente alla Natività, portando a compimento, tra l’altro, la “santa inimicizia” tra la donna ed il maligno. Il Celebrante ha ancora aggiunto come il Natale, per Dio, sia stata una “caduta”: un precipizio in cui annientò se stesso, a motivo del suo amore verso di noi.

Mons. Vittorio Lanzani ha concluso il suo intervento ricordando come proprio nella Basilica Vaticana, l’8 Dicembre 1854, il Beato Pio IX proclamò, dopo una consultazione epistolare con tutti i Vescovi del mondo, il dogma dell’Immacolata Concezione. Una decisione che molti studiosi hanno definito un “concilio per lettera”. Nelle parole del Delegato della Fabbrica di San Pietro, i presenti hanno potuto rivivere l’emozione, sfociata poi in pianto, che il Pontefice provò nel momento esatto della proclamazione, quando la sua voce, contrariamente a quanto era avvenuto negli istanti precedenti, risuonò fortissima in tutta la Basilica e di come la sua figura, nonostante la giornata di pioggia, quindi scura e nuvolosa, risultò in quel momento rivestita da una fortissima luce.

Al termine della Santa Messa, è iniziata la processione verso la riproduzione della grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, per il tradizionale omaggio floreale al simulacro dell’Immacolata Concezione. fi2Durante il tragitto, guidato dall’Assistente Spirituale, i partecipanti alla processione, aperta dagli Allievi ministranti, dal cesto floreale portato dagli Aspiranti, dagli altri Allievi e dal Gruppo musicale, hanno recitato, in un clima di sentita devozione, il Santo Rosario. Nei Giardini Vaticani, ad attendere il corteo, era presente il Cardinale Giovanni Coppa. Nel suo indirizzo di saluto, il porporato ha ricordato come Maria debba essere per tutti un esempio e uno stimolo per accrescere la Fede.
A conclusione della giornata, mentre il Gruppo musicale eseguiva festose melodie, i bambini, come è
ormai tradizione, hanno ricevuto dalle mani del Cardinale l’omaggio di un piccolo presepio.

Anno 2012

Lo scorso 8 dicembre, rinnovando una tradizione già viva nella Guardia Palatina d’Onore, l’Associazione ha festeggiato la solennità dell’Immacolata Concezione. Quest’anno, la S. Messa, celebrata come è consuetudine nella Cappella del Palazzo del Governatorato dedicata a “Maria Madre della Famiglia”, è stata presieduta S.E. Mons. Paolo De Nicolò, Reggente Emerito della Casa Pontificia e Socio d’Onore del Sodalizio. Nell’omelia, il prelato, commentando le letture proprie della giornata e soffermandosi a lungo su questa solennità mariana, ha offerto ai presenti numerosi spunti di riflessione. Al termine dell’Eucaristia, i Soci presenti, che per l’occasione erano accompagnati da numerosi familiari ed amici, si sono recati processionalmente, con il tradizionale omaggio floreale, all’effige mariana nei Giardini Vaticani, dove è fedelmente riprodotta la Grotta di Lourdes. Durante il percorso, guidato dal Reggente Emerito della Casa Pontificia e dall’Assistente Spirituale, Mons. Joseph Murphy, i partecipanti hanno recitato il Rosario, intervallandolo con inni mariani. Anche quest’anno, alla Grotta di Lourdes, ad attendere il corteo, era presente il Cardinale Giovanni Coppa, che, salutando i presenti e prima di consegnare le fi01statuine del bambino Gesù ai bambini presenti, ha voluto ricordare che la devozione all’Immacolata Concezione risale, senza soluzione di continuità, ai tempi della Guardia Palatina d’Onore, allorquando i “Ragazzi” si recavano in divisa in Piazza di Spagna per pregare davanti alla statua della Vergine e deporvi un omaggio floreale. A ricordo di quegli anni passati, che i Soci più anziani ben ricordano, si pubblica in calce alla pagina una foto dove è possibile riconoscere (a sinistra) Mons. Carlo Zoli, all’epoca Vice-Cappellano della Guardia, e (a destra) il figlio del compianto Presidente Gianluigi Marrone, all’età in cui frequentava il Gruppo Ragazzi.

Anno 2010

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Anno 2009

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Anno 2008

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