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Descrizione del restauro e brevi cenni storico-artistici

La "Cappella San Pietro"

NELLA SEDE DELL’ASSOCIAZIONE SS. PIETRO E PAOLO

lil recente importante lavoro di restauro, operato nella Cappella associativa, che, tra l’altro, ha ampiamente interessato la risistemazione dell’altare, offre la circostanza per una breve descrizione storico-artistica di questo luogo che San Giovanni Paolo II, in occasione di una delle sue tante visite al Sodalizio, ebbe a definire “il cuore dell’Associazione”.
A seguito dei radicali mutamenti seguiti al 20 settembre del 1870, la Guardia Palatina d’Onore si trasferì, dalla sua vecchia sede romana di Via del Sudario, nel Palazzo Apostolico Vaticano; più precisamente, venne sistematcspa negli stanzoni attigui al Cortile San Damaso e al Cortile di Sisto V.
Nel pontificato di Pio XII, durante e subito dopo la guerra, e per interessamento dell’allora Sostituto della Segreteria di Stato, S.E. Mons. Giovanni Battista Montini, gli angusti e precari locali occupati dalla Guardia furono ampliati e risistemati su tre piani, nell’ala del Palazzo sita tra il Cortile del Triangolo e il Cortile San Damaso, superando le notevoli difficoltà statiche, topografiche ed architettoniche del luogo. Il nuovo quartiere fu inaugurato il 29 giugno 1947 dal Cardinale Nicola Canali, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.
Nei nuovi locali non poteva e ne doveva mancare anche una Cappella «che fosse il centro vivo e propulsore di tutta l’attività del Corpo», come scrisse all’epoca Rinaldo Orecchia su Vita Palatina, il periodico della Guardia.
I lavori per la Cappella, ricavata in una grande aula del Palazzo Apostolico, erano praticamente iniziati nel 1944, in concomitanza con quelli del resto del Quartiere. Due settimane prima dell’inaugurazione di tutti i locali della nuova sede, il 15 giugno 1947, S.E. Mons. Alfonso Camillo De Romanis, O.S.A., Vescovo titolare di Porfireone, Sacrista di Sua Santità e Vicario Generale per lo Stato della Città del Vaticano, consacrò l’altare della Cappella, dedicata a San Pietro, Patrono della Guardia Palatina d’Onore. Dentro l’altare, vennero collocate le reliquie della Beata Vergine Maria, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, dei Santi martiri Sebastiano ed Eugenio, di San Francesco d’Assisi e di Santa Rita da Cascia; queste reliquie sono state ricuperate durante i recenti lavori di restauro e ricollocate, unitamente a quelle di San Giovanni I, Papa e martire, di San Giovanni Paolo II, Papa, del Beato Pio IX, Papa, e della Beata Madre Teresa di Calcutta, nel nuovo altare.
I marmi dell’altare e della balaustra furono recuperati dall’antica chiesetta di Santa Marta, ubicata nei pressi della chiesa di Santo Stefano degli Abissini e demolita negli anni 30 dello scorso secolo, durante i lavori realizzati nell’omonima piazza a seguito della costituzione dello Stato della Città del Vaticano.
Una lapide, murata nella parete di fondo, tra le due porte di accesso alla Cappella, ricorda lo scopo di essa. L’epigrafe, dettata dall’allora Cappellano della Guardia, l’insigne latinista Mons. Amleto Tondini, si esprime così:

PIUS XII PONT. MAX.
UT
PALATINAE COHORTIS HONORARIAE
SATIUS RELIGIOSAE PIETATI CONSULTUM FORET
SACELLUM EIDEM PROPRIUM
AD HONOREM PETRI APOSTOLORUM PRINCIPIS
PATRONI CAELESTIS SALUTARIS
CONSTITUI ET ORNARI
CURAVIT
ANNO D. MDCCCCXLVII PONT. VIIII.

In alto, in una fascia che abbraccia tutta la Cappella, a grossi caratteri dorati, sono incise tre strofe dell’inno “Si vis Patronum”, un responsorio in onore del Principe degli Apostoli, per la cui recita, in occasione della festa della Cattedra di San Pietro a Roma (allora il 18 gennaio) e di quella di San Pietro in Vincoli (1° agosto), Papa Pio VI, con un Rescritto del 19 gennaio 1782, concesse un’indulgenza plenaria. L’iscrizione dice così:

O FIRMA PETRA ECCLESIAE
COLUMNA FLECTI NESCIA
DA ROBUR ET CONSTANTIAM
ERROR FIDEM NE SUBRUAT.
SICUT FUISTI AB ANGELO
TUIS SOLUTUS VINCULIS
TU NOS INIQUIS EXUE
TOT IMPLICATOS NEXIBUS.
O SANCTE COELI CLAVIGER
TU NOS PRECANDO SUBLEVA
TU REDDE NOBIS PERVIA
AULAE SUPERNAE LIMINA.

 

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