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“MA DIO MI AMA E TANTO BASTA!”

L’omelia pronunciata da S.E. Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, nel corso della Santa Messa della festa dell’Associazione

Cari sacerdoti, cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di celebrare questa Eucaristia in occasione dell’annuale festa dell’Associazione Santi Pietro e Paolo. Saluto i Soci, gli Aspiranti, gli Allievi e i rispettivi familiari e amici. Vorrei cogliere dalla Parola di Dio, che è stata proclamata, alcuni spunti per la comune riflessione.

Nel Vangelo, Gesù incoraggia i suoi discepoli con queste parole: «Non abbiate paura degli uomini. […] Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima» (Mt 10,26). Gesù sa che i suoi apostoli incontreranno opposizioni, e che a volte sarà loro chiesto il sacrificio della vita. Perciò li prepara a non legare il cuore e la sicurezza alle cose che passano, così da non avere paura di chi ce ne vuole privare.b1 Queste parole, che potrebbero sembrarci un po’ poco realistiche, invece sono comprovate dalla testimonianza di tanti cristiani di ogni epoca, anche ai nostri giorni. Penso ad esempio a quei fratelli e sorelle che recentemente in Egitto sono stati uccisi per non aver voluto rinnegare la loro fede. C’è qualcosa di noi che niente e nessuno al mondo può veramente toglierci o danneggiare: l’anima immortale e la testimonianza della nostra coscienza.

San Paolo ci insegna un metodo pratico per vincere le paure. Nella lettera ai Romani, a un certo punto, egli passa in rassegna tutte le situazioni di pericolo e le cose che hanno minacciato di abbatterlo nella vita: «la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada» (Rom 8, 35 ss). Non si tratta di un elenco convenzionale. Con ognuna di queste parole egli allude a un fatto realmente accadutogli. Guarda quindi tutte queste cose alla luce della grande certezza che Dio lo ama e conclude trionfalmente: «In tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati». Siamo invitati a fare lo stesso. A guardare la nostra vita, presente e passata; a portare a galla le paure che vi si annidano: le tristezze, le minacce, i complessi; quindi a esporre tutto ciò alla luce del pensiero che Dio ci ama, così come siamo. Le paure, sono come i fantasmi: hanno bisogno del buio per agire. Ci sopraffanno se le manteniamo a livello inconscio. Spesso basta portarle alla luce, dar loro un nome, parlarne, perché si dissolvano o si ridimensionino. Impariamo a ripetere con l’Apostolo: “Ma Dio mi ama e tanto basta!”.

Nel suo discorso agli apostoli, Gesù aggiunge: «Abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo» (Mt 10, 28). Questa paura nei confronti di Dio è una componente della fede: nasce dal sapere chi è Dio. È lo stesso sentimento che ci coglie davanti a uno spettacolo grandioso e solenne della natura; è il sentirsi piccoli di fronte a qualcosa o qualcuno di immensamente più grande di noi. È stupore, meraviglia, misti ad ammirazione. Di fronte al miracolo del paralitico che, alla parola di Gesù, si alza in piedi e cammina, si legge nel Vangelo che «tutti rimasero stupiti e davano lode a Dio; pieni di timore dicevano: oggi abbiamo visto cose prodigiose» (Lc 5, 26). Il timore e la paura di fronte a Dio e ai suoi prodigi, equivalgono allo stupore e alla lode. Questo genere di paura è compagno inseparabile dell’amore: è la paura di dispiacere all’amato che si nota in ogni vero innamorato anche nell’esperienza umana. La Bibbia lo definisce «il principio della sapienza» perché porta a fare le scelte giuste nella vita. È addirittura uno dei sette doni dello Spirito Santo, il santo timore di Dio (cfr Is 11, 2).

Come sempre, il Vangelo ci aiuta anche a capire la nostra realtà quotidiana. Nella nostra società è diminuito il santo timore di Dio. Più diminuisce il timore di Dio, più cresce la paura degli uomini! Ed è facile da capire il perché. Dimenticando Dio, noi riponiamo ogni fiducia nelle cose di quaggiù, cioè in quelle cose che, a dire di Cristo, «il ladro può portare via e la tignola consumare». Cose aleatorie che possono venir meno da un momento all’altro, che il tempo (la tignola!) inesorabilmente consuma. Sono cose che tutti ambiscono e che scatenano perciò rivalità e violenza.

Si è perso il timore di Dio, ma anziché più liberi dalle paure, ne siamo impastati. Guardiamo cosa succede nel rapporto tra genitori e figli nella nostra società. I padri hanno abbandonato il timore di Dio e i figli hanno abbandonato il timore dei padri! Il timore di Dio ha il suo riflesso e il suo equivalente in terra nel timore riverenziale dei figli verso i genitori. La Bibbia associa continuamente le due cose. Ma il fatto di non avere più nessun timore o rispetto dei genitori, rende forse i ragazzi e gli adolescenti di oggi più liberi e sicuri di sé? Sappiamo bene che è vero esattamente il contrario.

La via per uscire dalla crisi è riscoprire la necessità e la bellezza del santo timore di Dio. Gesù ci spiega proprio nell’odierna pagina evangelica che compagna inseparabile del timore è la fiducia in Dio. «Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza che il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!» (vv. 29-31). Dio non vuole incuterci paura, ma fiducia. Così dovrebbero fare anche i padri e le madri non incutere timore, ma fiducia. È proprio così che si alimenta il rispetto, l’ammirazione, la confidenza, tutto ciò che va sotto il nome di “sano timore”.

Cari Soci dell’Associazione Santi Pietro e Paolo, approfitto di questa circostanza per dirvi il mio apprezzamento per la vostra b2opera in favore della Santa Sede, specialmente con il valido servizio quotidiano nella Basilica Vaticana e durante le celebrazioni pontificie. Penso anche alla vostra testimonianza al Vangelo della carità mediante le diverse attività di solidarietà per i poveri e gli ammalati. La fedeltà e la disponibilità al Successore di Pietro e la limpida testimonianza cristiana sono aspetti centrali e costitutivi dell’Associazione: vi incoraggio perciò a garantirne la continuità.

All’inizio di questa celebrazione, i nuovi Soci hanno fatto la loro promessa ufficiale di servizio e testimonianza alla Sede Apostolica e in particolare alla persona del Sommo Pontefice. La formula utilizzata, nel richiamare i Patroni Pietro e Paolo e l’intercessione della Virgo fidelis, diventa un monito per i nuovi ingressi e per tutti i Soci. Insieme a voi, invoco, dunque, la Virgo fidelis, affinché sempre vi accompagni e vi assista. La Madonna sia modello anche d’amore e di preghiera. Alla sua intercessione e alla celeste protezione dei Santi Patroni Pietro e Paolo affido l’Associazione tutta, con il Presidente, gli Assistenti, il Consiglio, i Soci, gli Aspiranti, gli Allievi e i familiari. Con gli auguri migliori per il vostro importante servizio e il vostro apostolato.

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Dicembre 2017

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07l giovedì
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9,00 Santa Messanella Basilica di S.Pietro presieduta da Sua Eminenza il Sig. Card. Gianfranco Ravasi Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.
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10l Domenica II di Avvento
9,00 S.Messa
10,15 Incontro Formaz R/C I
11,15 Incontro Formaz R/C II
14l giovedì
17,00 Consiglio di Presidenza
18,30 Incontro Sez. Caritativa
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10,30 Incontro con il Card. Simoni sul martirio della Chiesa in Albania e scambio degli auguri natalizi.
21| giovedì
18,30 Incontro Sez. Caritativa